Svolta clamorosa nel caso dell’omicidio di Brian Thompson. Luigi Mangione dovrebbe dichiararsi colpevole già venerdì nel procedimento federale che lo accusa di aver perseguitato il CEO di UnitedHealthcare prima della sua uccisione a Manhattan. La scelta potrebbe avere conseguenze decisive anche sul processo statale per omicidio, previsto dall’8 settembre.
Una possibile svolta giudiziaria potrebbe cambiare radicalmente uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni negli Stati Uniti.
Luigi Mangione, 28 anni, dovrebbe dichiararsi colpevole nel procedimento federale collegato all’uccisione di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, assassinato a New York il 4 dicembre 2024.
La notizia è stata riferita all’Associated Press da una persona a conoscenza della vicenda, che ha però precisato che Mangione potrebbe ancora cambiare idea prima dell’udienza.
L’appuntamento decisivo è previsto venerdì davanti al tribunale federale di Manhattan.
Non è ancora chiaro per quale capo o per quali capi d’imputazione Mangione sarebbe pronto a dichiararsi colpevole.
L’udienza convocata rapidamente
L’attenzione è aumentata dopo la convocazione di un’udienza federale non prevista nel normale calendario del procedimento.
Da tempo gli avvocati di Mangione e i procuratori federali stavano discutendo la possibilità di trovare una soluzione al caso attraverso un accordo.
Un precedente tentativo di raggiungere un’intesa, avviato a giugno, non aveva prodotto risultati.
Ora, però, la situazione potrebbe essere cambiata.
Se Mangione formalizzasse una dichiarazione di colpevolezza, non sarebbe più necessario celebrare un processo federale sulle accuse comprese nell’accordo.
Ma soprattutto potrebbe aprirsi immediatamente un nuovo scontro legale sul procedimento statale.
Due processi per la stessa vicenda
Mangione è infatti coinvolto in due distinti procedimenti giudiziari a New York.
Quello federale riguarda essenzialmente l’accusa di aver perseguitato Thompson attraverso un’attività che avrebbe coinvolto spostamenti e strumenti di natura interstatale.
Il procedimento dello Stato di New York riguarda invece direttamente l’uccisione del dirigente e i reati connessi alle armi.
Il processo statale per omicidio è programmato per iniziare l’8 settembre.
Mangione aveva già criticato pubblicamente la possibilità di essere processato due volte per fatti derivanti dallo stesso episodio.
La questione del “double jeopardy”
La possibile dichiarazione di colpevolezza federale potrebbe quindi aprire una battaglia sul principio del double jeopardy, cioè il divieto di processare due volte una persona per lo stesso reato o, in determinate circostanze, per condotte sostanzialmente sovrapponibili.
La questione è particolarmente complessa perché Stati Uniti e Stato di New York possono perseguire reati differenti derivanti dallo stesso comportamento.
Ma la legislazione di New York contiene protezioni contro il doppio procedimento che potrebbero diventare centrali se il caso federale venisse concluso prima di quello statale.
Una volta formalizzata un’eventuale dichiarazione di colpevolezza, gli avvocati di Mangione potrebbero quindi chiedere al giudice statale di archiviare alcune o tutte le accuse ancora pendenti.
I procuratori di Manhattan hanno già fatto sapere di ritenere i due procedimenti distinti e sono pronti a contestare una richiesta di questo tipo.
L’omicidio di Brian Thompson
Brian Thompson, 50 anni, venne ucciso la mattina del 4 dicembre 2024 all’esterno di un hotel di Manhattan.
Il CEO di UnitedHealthcare stava raggiungendo l’albergo dove si sarebbe tenuta la conferenza annuale degli investitori della società.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrarono un uomo mascherato avvicinarsi e sparare al dirigente.
L’omicidio provocò immediatamente una gigantesca caccia all’uomo.
Mangione venne arrestato cinque giorni più tardi in un McDonald’s di Altoona, in Pennsylvania, circa 370 chilometri a ovest di Manhattan.
La pistola stampata in 3D
Durante l’arresto, secondo gli investigatori, vennero recuperati diversi elementi successivamente diventati centrali nell’inchiesta.
Tra questi figurava una pistola realizzata attraverso stampa 3D che, secondo le autorità, sarebbe compatibile con l’arma utilizzata nell’uccisione.
Gli investigatori affermano inoltre di aver trovato un taccuino contenente scritti che descrivevano l’intenzione di colpire un dirigente del settore assicurativo.
Un giudice federale ha stabilito che parte del materiale recuperato nello zaino di Mangione potrà essere utilizzato dall’accusa.
Le parole sui bossoli
Uno degli aspetti più simbolici del caso fu la scoperta di parole incise sulle munizioni recuperate sulla scena.
Secondo la polizia, comparivano termini come “delay”, “deny” e “depose”, espressioni che richiamavano le critiche rivolte alle pratiche utilizzate dalle compagnie assicurative nella gestione e nel rifiuto delle richieste di rimborso.
Il dettaglio contribuì immediatamente a trasformare il caso da semplice fatto di cronaca a fenomeno politico e sociale.
Un imputato diventato simbolo
Dopo l’arresto, Mangione è diventato una figura estremamente controversa negli Stati Uniti.
Per molti rappresenta semplicemente l’uomo accusato dell’uccisione premeditata di un dirigente d’azienda.
Per una parte dell’opinione pubblica, invece, il suo caso è diventato un simbolo della rabbia nei confronti del sistema sanitario e assicurativo americano.
Questa trasformazione ha prodotto un fenomeno insolito.
Alle udienze sono comparsi sostenitori con magliette “FREE LUIGI”, mentre un fondo online creato per sostenere le spese della sua difesa ha raccolto oltre 1,5 milioni di dollari.
La popolarità acquisita da Mangione sui social ha generato anche forti critiche, soprattutto da parte di chi denuncia il rischio di trasformare l’accusato di un omicidio in una sorta di icona.
Niente pena di morte nel procedimento federale
Un altro importante sviluppo è arrivato nei mesi scorsi, quando il giudice federale Margaret Garnett ha escluso la possibilità della pena capitale.
La decisione ha eliminato uno degli scenari più pesanti inizialmente prospettati nel procedimento federale.
Mangione può comunque rischiare una condanna estremamente severa, potenzialmente fino all’ergastolo, a seconda dei capi d’accusa che resteranno in piedi e dell’eventuale accordo raggiunto con i procuratori.
La strategia della difesa
Negli ultimi mesi la difesa aveva valutato diverse strategie.
A giugno gli avvocati avevano inizialmente annunciato l’intenzione di utilizzare nel processo statale una difesa basata sul cosiddetto “extreme emotional disturbance”, sostenendo che Mangione si trovasse in uno stato di grave alterazione emotiva al momento dell’omicidio.
La strategia era stata però ritirata praticamente subito.
Nel procedimento federale, inoltre, quella particolare difesa non sarebbe comunque disponibile.
Ora tutto dipende da venerdì
Fino a quando Mangione non comparirà davanti al giudice e non formalizzerà la propria posizione, la dichiarazione di colpevolezza resta quindi una possibilità e non un fatto compiuto.
Ma se avverrà, il caso entrerà immediatamente in una nuova fase.
Non si tratterà soltanto di stabilire quale pena Mangione dovrà affrontare nel procedimento federale.
La vera battaglia potrebbe spostarsi davanti al tribunale dello Stato di New York.
I suoi avvocati potrebbero sostenere che, dopo una condanna federale derivante dagli stessi fatti, procedere anche con il processo per omicidio violerebbe le protezioni contro il doppio giudizio.
La procura di Manhattan è pronta a sostenere l’esatto contrario.
A quasi due anni dall’uccisione di Brian Thompson, il caso Mangione potrebbe dunque arrivare a una svolta decisiva non attraverso il verdetto di una giuria, ma attraverso una dichiarazione di colpevolezza e la battaglia legale che ne seguirebbe.
