Il Pontefice ha inviato per posta la propria scheda elettorale a Chicago, segnando un precedente storico. Il 3 novembre gli americani saranno chiamati a rinnovare il Congresso, mentre Trump contesta i sondaggi e Obama torna in campo per i democratici.
Anche Papa Leone XIV ha votato alle elezioni americane di metà mandato, in programma martedì 3 novembre 2026. Una notizia destinata a entrare nella storia del Vaticano: il Pontefice, nato negli Stati Uniti, è il primo Papa di cui si abbia notizia ad aver partecipato a un’elezione statunitense durante il pontificato.
La conferma ufficiale è arrivata venerdì 30 ottobre dalla Sala Stampa della Santa Sede, che ha precisato come Leone XIV abbia esercitato il proprio diritto di voto attraverso una scheda inviata per corrispondenza a Chicago, nell’Illinois.
«Il Santo Padre esprime la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici», si legge nella comunicazione vaticana.
Un gesto dal forte significato civico, che arriva in una delle campagne elettorali americane più combattute degli ultimi anni, segnata dalle polemiche sul presidente Donald Trump, dalle difficoltà economiche delle famiglie e dalle battaglie per il controllo del Congresso.
Il Papa americano vota dall’altra parte dell’Atlantico
Robert Francis Prevost, questo il nome di nascita di Leone XIV, conserva la cittadinanza statunitense e risulta ancora iscritto nelle liste elettorali dell’Illinois.
Secondo quanto ricostruito dal Chicago Sun-Times, il Pontefice aveva richiesto la scheda per corrispondenza il 3 ottobre attraverso l’ufficio elettorale della contea di Will, dove risulta registrato a un indirizzo di New Lenox, nell’area metropolitana di Chicago.
La Santa Sede ha confermato che il Papa ha sempre esercitato il proprio diritto di voto quando ne aveva la possibilità, anche durante gli anni trascorsi in Perù.
Non è stato reso noto quali candidati abbia scelto.
La scheda dell’Illinois comprende, tra le altre consultazioni, l’elezione del successore del senatore democratico Dick Durbin e quella per il governatore dello Stato, con JB Pritzker candidato a un nuovo mandato.
Il Vaticano non ha espresso alcuna indicazione politica o preferenza partitica. Il messaggio ufficiale riguarda esclusivamente il valore della partecipazione democratica.
Il 3 novembre si decide il futuro del Congresso
Gli Stati Uniti si preparano a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 seggi del Senato, comprese le elezioni suppletive, e a eleggere i governatori di 36 Stati.
Le elezioni di metà mandato rappresentano un momento decisivo per la politica americana perché stabiliscono gli equilibri tra la Casa Bianca e il Congresso nella seconda parte del mandato presidenziale.
Il Partito Repubblicano di Donald Trump cerca di mantenere il controllo delle due Camere, mentre i democratici puntano a conquistare nuovi seggi per esercitare una maggiore influenza sull’attività legislativa e sul controllo dell’esecutivo.
Il voto arriva in un momento di forte polarizzazione politica e di crescente attenzione verso il costo della vita, l’immigrazione, la politica estera e il ruolo degli Stati Uniti nei conflitti internazionali.
Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos concluso il 26 ottobre, il gradimento del presidente Trump si attestava al 32%, mentre tra gli elettori registrati il 47% indicava una preferenza per i candidati democratici e il 36% per quelli repubblicani in una domanda nazionale sul voto al Congresso.
Si tratta di una rilevazione delle intenzioni di voto, non di una previsione definitiva dei risultati.
Trump ha respinto le rilevazioni sfavorevoli, contestandone pubblicamente l’attendibilità durante un comizio in South Carolina.
Obama torna in campo, Trump mobilita i repubblicani
La battaglia elettorale vede impegnati anche alcuni dei principali protagonisti della politica americana.
L’ex presidente Barack Obama ha partecipato a una manifestazione in Georgia per sostenere il senatore democratico Jon Ossoff e la candidata alla carica di governatore Keisha Lance Bottoms.
Durante il comizio, Obama ha criticato la gestione economica dell’amministrazione Trump, richiamando le preoccupazioni degli americani per la sanità, l’aumento dei prezzi e la politica estera.
Trump, dal canto suo, continua a partecipare a incontri elettorali in diversi Stati, sostenendo i candidati repubblicani e rivendicando i risultati economici della propria amministrazione.
Particolare attenzione è rivolta alle competizioni per il Senato in Texas, Georgia, Michigan, Alaska e altri Stati nei quali il confronto politico è particolarmente serrato.
Alaska, la controversia dei due Dan Sullivan
Una vicenda singolare sta alimentando le polemiche elettorali in Alaska.
Sulla scheda compaiono infatti due candidati con nomi quasi identici: il senatore repubblicano uscente Dan S. Sullivan e Daniel J. Sullivan Jr., candidato senza affiliazione partitica.
Secondo un’inchiesta del New York Times, alcuni collaboratori legati alla campagna della democratica Mary Peltola avrebbero favorito la candidatura dell’omonimo per creare confusione tra gli elettori.
Peltola ha negato di essere stata a conoscenza dell’operazione, mentre i repubblicani hanno chiesto accertamenti sulle circostanze della candidatura.
Le accuse sono oggetto di iniziative investigative e controversie giudiziarie. La presenza di due candidati con nomi simili, tuttavia, non costituisce di per sé una violazione della legge elettorale.
Intelligenza artificiale e sondaggi sotto osservazione
La campagna del 2026 è caratterizzata anche da un impiego crescente dell’intelligenza artificiale nella propaganda politica.
Secondo il Wesleyan Media Project, fino all’11 ottobre erano stati individuati almeno 220 annunci elettorali realizzati, almeno in parte, con strumenti di intelligenza artificiale, per una spesa pubblicitaria superiore a 137 milioni di dollari.
L’utilizzo di immagini e video generati artificialmente ha sollevato interrogativi sulla trasparenza delle campagne e sulla capacità degli elettori di distinguere contenuti autentici da rappresentazioni manipolate.
A questo si aggiungono le preoccupazioni per l’affidabilità di alcuni sondaggi, dopo la scoperta di rilevazioni elettorali fabbricate e successivamente ritirate dalle piattaforme di analisi.
Oltre 43 milioni di americani hanno già votato
Un dato significativo riguarda la partecipazione anticipata.
Secondo un’analisi dell’Associated Press, basata sui dati disponibili a cinque giorni dalle elezioni, oltre 43 milioni di cittadini avevano già votato di persona oppure restituito la propria scheda per corrispondenza.
Una partecipazione superiore rispetto allo stesso periodo delle elezioni di metà mandato del 2022.
L’aumento è particolarmente evidente in alcuni Stati interessati da competizioni importanti, tra cui Texas, Michigan, Maine e South Carolina.
Il dato non permette tuttavia di stabilire quale partito abbia ricevuto più voti, poiché la registrazione degli elettori non rivela necessariamente le scelte espresse sulla scheda.
Il significato del voto di Leone XIV
In un contesto caratterizzato da scontri politici, polemiche sui sondaggi e interrogativi sulla regolarità delle procedure elettorali, il voto per corrispondenza di Papa Leone XIV assume un significato particolare.
Il Pontefice non ha indicato un candidato né ha espresso un sostegno politico, ma ha ribadito pubblicamente un principio che considera parte della responsabilità civica di ogni cittadino: partecipare alla vita democratica.
È un messaggio che arriva da un’autorità religiosa mondiale, ma anche da un cittadino americano che ha scelto di non rinunciare all’esercizio del proprio diritto elettorale.
Il 3 novembre gli americani decideranno chi controllerà il Congresso. Papa Leone XIV ha già compiuto la propria scelta, che resta segreta. Ciò che ha voluto rendere pubblico è invece il valore della partecipazione al voto.
