Salviamo la rappresentanza degli italiani all’estero: parte la raccolta firme

Appello al Senato per correggere la riforma della Circoscrizione Estero e impedire che intere comunità restino senza voce

di Emanuele Esposito

È partita una raccolta firme per chiedere al Senato della Repubblica di intervenire sulla riforma della legge elettorale e correggere le modifiche riguardanti la Circoscrizione Estero.

L’obiettivo della petizione è difendere il principio della rappresentanza territoriale degli italiani nel mondo e impedire che comunità storiche come quelle dell’America settentrionale e centrale, dell’Africa, dell’Asia, dell’Australia e dell’Oceania vengano sostanzialmente escluse dal Parlamento italiano.

Le modifiche approvate alla Camera prevedono una riduzione delle ripartizioni della Circoscrizione Estero. Una scelta che, secondo i promotori dell’iniziativa, rischia di cambiare radicalmente la natura della legge voluta da Mirko Tremaglia.

Le attuali ripartizioni non rappresentano infatti una semplice suddivisione tecnica. Furono pensate per tenere conto della storia dell’emigrazione italiana, della distribuzione delle comunità, delle distanze geografiche e delle profonde differenze esistenti tra i diversi continenti.

Anche durante i lavori della Commissione Affari costituzionali della Camera è stata richiamata la particolare giustificazione storica delle ripartizioni della Circoscrizione Estero e la necessità di valutare con attenzione gli effetti della loro riduzione.

Il rischio di una rappresentanza affidata soltanto ai numeri

Il problema non è soltanto il numero delle ripartizioni, ma il concreto funzionamento della competizione elettorale.

In circoscrizioni enormi, che comprendono Paesi e continenti lontanissimi tra loro, i candidati provenienti dalle comunità con il maggior numero di iscritti all’AIRE partirebbero inevitabilmente avvantaggiati.

Al contrario, un candidato residente in Australia, in Asia, in Africa, in Canada, negli Stati Uniti, in Messico o in uno dei Paesi dell’America centrale potrebbe trovarsi in una condizione di svantaggio strutturale.

Non perché meno preparato o meno rappresentativo, ma perché proveniente da una comunità numericamente più piccola.

Il risultato potrebbe essere paradossale: milioni di cittadini italiani continuerebbero formalmente a votare, ma alcune aree del mondo non avrebbero più una possibilità concreta di eleggere un parlamentare realmente legato al proprio territorio.

Il voto resterebbe sulla carta, mentre la rappresentanza rischierebbe di scomparire nella realtà.

Cosa chiede la petizione

La richiesta principale rivolta al Senato è il mantenimento, ove possibile, delle attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero:

  • Europa;
  • America meridionale;
  • America settentrionale e centrale;
  • Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Qualora gli accordi politici raggiunti non consentissero il ripristino delle attuali ripartizioni, la petizione chiede almeno l’introduzione di correttivi capaci di garantire una reale rappresentanza territoriale.

Una delle possibili soluzioni è la previsione di liste ordinate secondo criteri geografici, nelle quali siano presenti candidati residenti nelle diverse aree del mondo e collocati in posizioni concretamente eleggibili.

Non sarebbe sufficiente inserire nelle liste un candidato australiano, africano, asiatico o nordamericano soltanto per garantire una presenza simbolica.

La tutela dovrebbe riguardare la reale possibilità di elezione, evitando che tutte le posizioni utili vengano occupate da candidati provenienti dai Paesi con il maggior peso demografico.

Si potrebbe quindi prevedere:

  • l’alternanza territoriale nella composizione delle liste;
  • la presenza obbligatoria di candidati residenti nelle diverse macroaree;
  • il divieto di concentrare tutte le posizioni eleggibili nella stessa area geografica;
  • una forma di garanzia per le comunità numericamente meno forti.

Non si tratterebbe di assegnare automaticamente un seggio a un determinato territorio, ma di impedire che la forza dei numeri cancelli ogni possibilità di rappresentanza per interi continenti.

Non chiediamo privilegi

La raccolta firme non nasce per favorire una persona, un candidato o un partito.

Non vengono richiesti seggi garantiti né trattamenti di favore.

Si chiede semplicemente che ogni comunità italiana nel mondo conservi una possibilità concreta di far eleggere persone che conoscano direttamente i suoi problemi, il funzionamento dei consolati, le difficoltà delle famiglie, le esigenze delle imprese e la realtà sociale del territorio.

Un parlamentare chiamato a rappresentare un’area comprendente Paesi separati da migliaia di chilometri avrebbe enormi difficoltà a mantenere un rapporto diretto e continuativo con gli elettori.

La territorialità non è quindi un privilegio. È lo strumento attraverso il quale la rappresentanza può essere autentica ed effettiva.

Il valore delle comunità italiane nel mondo

L’America settentrionale e centrale, l’Africa, l’Asia, l’Australia e l’Oceania non sono territori marginali.

In queste aree vivono comunità italiane storiche, nuove generazioni di cittadini, imprenditori, professionisti, ricercatori, lavoratori e famiglie che contribuiscono quotidianamente alla diffusione della lingua, della cultura e del Made in Italy.

Queste comunità rappresentano un patrimonio umano, economico e diplomatico per l’Italia.

Indebolire la loro presenza politica significherebbe indebolire anche il legame tra la Repubblica e una parte importante dei suoi cittadini.

La riforma elettorale può certamente essere modificata e adeguata alla riduzione del numero dei parlamentari. Ma la semplificazione non può trasformarsi nella cancellazione della rappresentanza.

L’ultima possibilità è al Senato

Il passaggio parlamentare al Senato rappresenta la possibilità concreta di correggere il testo.

I senatori dispongono degli strumenti legislativi per presentare e approvare una modifica che salvaguardi la territorialità della Circoscrizione Estero.

La richiesta è chiara: mantenere le ripartizioni esistenti oppure introdurre una garanzia alternativa, trasparente e verificabile.

Gli accordi politici sono legittimi e fanno parte della vita democratica. Ma nessun accordo dovrebbe determinare il sacrificio della voce di intere comunità.

La democrazia non consiste soltanto nel diritto di ricevere una scheda elettorale. Consiste nella possibilità concreta che quel voto contribuisca a eleggere un rappresentante capace di conoscere e difendere il territorio dal quale proviene.

Firma e condividi

La petizione è rivolta a tutti gli italiani residenti all’estero e a quanti credono nel valore della rappresentanza democratica.

Ogni firma rappresenta un messaggio diretto ai senatori della Repubblica:

non cancellate la territorialità della legge Tremaglia; non lasciate senza voce intere comunità italiane nel mondo.

Firmare significa chiedere una soluzione equilibrata.

Significa difendere la possibilità per un cittadino italiano residente a Sydney, Toronto, New York, Città del Messico, Singapore, Tokyo, Johannesburg o in qualsiasi altra parte del mondo di sentirsi ancora parte delle istituzioni della Repubblica.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo rappresentanza.

La nostra voce conta. Difendiamola insieme.

https://www.change.org/p/salviamo-la-rappresentanza-degli-italiani-all-estero