di Emanuele Esposito
A venticinque anni dall’approvazione della legge Tremaglia, il Parlamento torna a mettere mano al sistema che consente agli italiani residenti all’estero di eleggere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato. Tra i 731 emendamenti depositati in Commissione Affari Costituzionali nell’ambito della riforma elettorale, che poi sono stati resi molti inammissibili,un gruppo di proposte punta infatti a modificare in maniera significativa il funzionamento della Circoscrizione Estero.
Le iniziative arrivano da schieramenti politici diversi ma convergono su un punto: il sistema attuale necessita di correttivi. Sicurezza del voto, aggiornamento delle liste elettorali, controllo dei plichi, partecipazione degli elettori, digitalizzazione delle procedure e nuove regole per le candidature sono i temi al centro del confronto parlamentare.
Tra i firmatari compaiono i nomi di Toni Ricciardi, Christian Di Sanzo, Nicola Carè, Fabio Porta, Roberto Giachetti, Luigi Marattin, Franco Tirelli e Riccardo Magi.

Il pacchetto Ricciardi-Di Sanzo-Carè-Porta: la riforma più ampia
L’intervento più consistente è rappresentato dagli emendamenti 4.1 e soprattutto 4.01, presentati dai deputati Toni Ricciardi, Christian Di Sanzo, Nicola Carè e Fabio Porta.
Si tratta di una vera revisione della legge 459 del 2001 che introduce modifiche strutturali all’intero sistema elettorale degli italiani all’estero.
La prima novità riguarda la gestione degli elenchi elettorali. I consolati dovrebbero inviare periodicamente agli elettori moduli per l’aggiornamento dei dati anagrafici e della residenza estera, con l’obiettivo di ridurre errori, duplicazioni e posizioni non aggiornate.
Verrebbero inoltre istituiti uffici elettorali permanenti presso ciascun consolato, incaricati di aggiornare gli elenchi degli elettori e trasmetterli al Ministero degli Affari Esteri e successivamente al Ministero dell’Interno per l’integrazione con l’AIRE.
Tre anni all’estero per candidarsi
Una delle disposizioni più innovative prevede che chi si candida nella Circoscrizione Estero debba aver risieduto continuativamente per almeno tre anni nella ripartizione nella quale intende presentarsi.
Non solo. Il candidato dovrebbe essere anche elettore della medesima ripartizione.
La misura mira a rafforzare il legame tra rappresentante e territorio, limitando le candidature considerate “paracadutate” dall’Italia.
Se approvata, la norma potrebbe modificare profondamente la composizione futura della rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo.
Stop ai politici di altri Paesi
L’emendamento introduce anche un principio destinato a far discutere.
Non potrebbero infatti candidarsi nella Circoscrizione Estero coloro che nei dieci anni precedenti abbiano ricoperto incarichi di governo, cariche politiche elettive, funzioni nella magistratura o nelle forze armate di uno Stato estero.
Una norma che punta a prevenire conflitti di interesse e possibili sovrapposizioni di fedeltà istituzionale.
Nello stesso spirito, deputati e senatori eletti all’estero decadrebbero automaticamente dal mandato nel momento in cui accettassero una candidatura politica in un altro Stato.
QR Code, tracciabilità e blockchain
Sul fronte della sicurezza, il pacchetto Ricciardi-Di Sanzo-Carè-Porta introduce strumenti tecnologici mai utilizzati finora nel voto estero.
Ogni plico elettorale verrebbe dotato di un codice QR identificativo che consentirebbe di seguirne il percorso dalla spedizione alla ricezione.
Anche le buste restituite dagli elettori sarebbero associate a codici identificativi verificabili durante lo scrutinio.
L’emendamento prevede inoltre l’applicazione della tecnologia blockchain per aumentare sicurezza, trasparenza e tracciabilità dell’intero processo elettorale.
Nascono i comitati elettorali consolari
Un’altra novità è l’istituzione dei comitati elettorali presso le sedi consolari.
Questi organismi sarebbero composti da soggetti designati dai presentatori delle liste e dalle associazioni degli emigrati.
Avrebbero il compito di vigilare sulla ricezione dei plichi, sulla spedizione delle schede, sulla custodia del materiale elettorale e sulla trasmissione delle buste agli uffici incaricati dello scrutinio.
Giachetti punta sulla trasparenza
Tra le proposte più interessanti figura l’emendamento 4.02 presentato da Roberto Giachetti.
L’obiettivo è aumentare la trasparenza del voto all’estero.
L’emendamento prevede che ambasciate e consolati comunichino almeno due volte durante le operazioni elettorali i dati provvisori sull’affluenza e successivamente i dati definitivi.
Si tratta di una modifica apparentemente tecnica ma che consentirebbe per la prima volta un monitoraggio quasi in tempo reale della partecipazione elettorale nelle diverse comunità italiane del mondo.
Tirelli e la sicurezza del voto
Molto articolato è anche il pacchetto presentato da Franco Tirelli.
L’emendamento 4.3 interviene direttamente sulle procedure di voto e sui controlli.
Tra le misure previste figurano sistemi di identificazione dei plichi tramite codici univoci, l’inserimento di copia del documento d’identità nella documentazione elettorale, maggiori verifiche sulle operazioni di stampa e imbustamento e un rafforzamento delle misure di controllo sulla ricezione e custodia delle schede.
L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il rischio di frodi e aumentare la fiducia nel voto per corrispondenza.
L’emendamento 4.03
Sempre Tirelli firma l’emendamento 4.03, che introduce l’obbligo di comunicazione dei dati sull’affluenza nelle rappresentanze diplomatiche e consolari.
Una proposta molto vicina, nelle finalità, a quella presentata da Giachetti.
L’emendamento 4.04
Con il successivo emendamento 4.04, Tirelli propone l’esenzione dalla raccolta delle firme per i partiti e i gruppi politici già rappresentati in Parlamento oppure che abbiano ottenuto almeno un seggio nelle precedenti elezioni politiche.
Una misura che punta a semplificare l’accesso alla competizione elettorale.
Marattin propone il voto in consolato
Particolarmente significativa è la proposta avanzata da Luigi Marattin.
Gli emendamenti 1.6 e 4.05 introducono infatti una modalità aggiuntiva di voto in presenza presso le sedi consolari.
Il voto per corrispondenza resterebbe la modalità ordinaria, ma il cittadino iscritto all’AIRE potrebbe scegliere di votare direttamente presso il consolato competente.
Si tratta probabilmente della proposta più innovativa dal punto di vista operativo e potrebbe rappresentare una soluzione intermedia tra il sistema attuale e forme più controllate di espressione del voto.
Magi e le firme digitali
Il deputato Riccardo Magi interviene invece sul tema della partecipazione politica.
Gli emendamenti 1.111, 1.112, 1.115 e 1.116 introducono la possibilità di raccogliere digitalmente le firme necessarie per la presentazione delle liste.
La misura riguarda anche gli italiani iscritti all’AIRE e punta a superare molte delle difficoltà burocratiche che oggi incontrano partiti e movimenti nell’organizzazione delle candidature all’estero.
Una riforma che potrebbe cambiare gli equilibri
Nel loro insieme questi emendamenti rappresentano il più ampio tentativo di revisione della legge Tremaglia degli ultimi anni.
Da una parte vi è chi punta a rafforzare la sicurezza e la trasparenza del voto, dall’altra chi vuole favorire la partecipazione e modernizzare le procedure.
Le proposte affrontano questioni che da tempo animano il dibattito tra gli italiani nel mondo: l’affidabilità del voto per corrispondenza, l’aggiornamento delle liste AIRE, il rapporto tra eletti e territorio di riferimento, il ruolo dei consolati e l’utilizzo delle nuove tecnologie.
Resta ora da capire quali di questi emendamenti riusciranno a superare il vaglio della Commissione Affari Costituzionali e ad arrivare in Aula.
Per la prima volta dopo molti anni, tuttavia, il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero sembra destinato a diventare uno dei temi centrali della riforma elettorale.
