Per mesi gli australiani hanno sperato che il peggio fosse passato. Dopo anni di inflazione elevata, mutui sempre più costosi e un costo della vita in continua crescita, molti si aspettavano che il 2026 fosse l’anno della stabilizzazione. Invece, nelle ultime settimane, una domanda è tornata a dominare il dibattito economico: la Reserve Bank of Australia (RBA) aumenterà ancora i tassi di interesse?
La risposta, oggi, è tutt’altro che scontata. Ma i segnali che arrivano da Sydney, dai mercati finanziari e dagli economisti suggeriscono che un nuovo rialzo non può essere escluso.
Inflazione ancora troppo alta
Il principale problema resta l’inflazione.
Secondo le ultime previsioni della RBA, l’inflazione generale potrebbe raggiungere il 4,8% nel corso del 2026, ben al di sopra dell’obiettivo ufficiale compreso tra il 2% e il 3%. Anche l’inflazione di fondo, quella considerata più significativa dagli economisti, dovrebbe rimanere sopra il 3% fino alla metà del 2027.
A pesare sono soprattutto i rincari energetici provocati dalle tensioni internazionali e dall’instabilità in Medio Oriente. Petrolio, carburanti e trasporti stanno tornando a spingere verso l’alto i prezzi, alimentando nuove pressioni inflazionistiche.
Tre rialzi nel 2026 non sono bastati
La banca centrale australiana ha già aumentato i tassi tre volte dall’inizio dell’anno, portando il cash rate al 4,35%, il livello più elevato degli ultimi anni.
Eppure, nonostante la stretta monetaria, l’inflazione continua a mostrarsi più resistente del previsto.
Per questo motivo alcuni istituti finanziari ritengono che la RBA possa essere costretta a intervenire nuovamente entro l’inverno australiano. Gli analisti di Westpac, ad esempio, hanno ipotizzato ulteriori rialzi nel corso dell’anno, mentre altri osservatori prevedono almeno un aumento aggiuntivo se i prezzi continueranno a salire.
Economia in rallentamento
Dall’altra parte esistono però elementi che potrebbero convincere la banca centrale ad attendere.
I consumi delle famiglie stanno rallentando, il mercato immobiliare mostra segni di debolezza e la fiducia dei consumatori rimane fragile. Inoltre la disoccupazione è salita al livello più alto degli ultimi anni, segnale che l’economia sta iniziando a risentire della stretta monetaria.
Molti economisti sostengono che ulteriori aumenti rischierebbero di aggravare il rallentamento economico proprio mentre le famiglie australiane stanno già affrontando mutui e bollette sempre più pesanti.
Mercato immobiliare sotto pressione
Il settore che osserva con maggiore apprensione le prossime mosse della RBA è quello immobiliare.
Le previsioni indicano che la crescita dei prezzi delle abitazioni sarà la più debole degli ultimi quattro anni. In città come Sydney e Melbourne alcuni analisti prevedono addirittura cali tra il 2% e il 3%, mentre altri ipotizzano una correzione più marcata se dovessero arrivare nuovi aumenti dei tassi.
Per migliaia di proprietari di casa, un ulteriore rialzo significherebbe centinaia di dollari in più all’anno da destinare al mutuo.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La RBA continua a ribadire che ogni decisione dipenderà dai dati economici in arrivo. Tuttavia il messaggio è chiaro: la battaglia contro l’inflazione non è ancora vinta.
Se i prezzi dell’energia continueranno a crescere e l’inflazione resterà lontana dall’obiettivo del 2-3%, la banca centrale potrebbe decidere di intervenire ancora una volta.
Per ora i mercati ritengono che un rialzo immediato non sia lo scenario più probabile, ma la possibilità di un aumento entro i prossimi mesi rimane sul tavolo.
L’Australia si trova così davanti a un delicato equilibrio: combattere l’inflazione senza soffocare la crescita economica. Una sfida che nei prossimi mesi determinerà non solo il costo dei mutui, ma anche il futuro dell’economia nazionale.
