La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze rappresenta certamente una sconfitta politica per Giorgia Meloni e per la maggioranza. Perdere una votazione per un solo voto, su un tema così delicato, dimostra che qualcosa nei rapporti interni al centrodestra non ha funzionato.
Ma ciò che trovo davvero grave è vedere l’opposizione esultare vergognosamente per questo risultato.
Guardateli: sembrano allo stadio. Applausi, sorrisi, gesti di vittoria, quasi avessero conquistato una coppa. Ma che cosa stanno festeggiando esattamente? Il fatto che ai cittadini venga ancora una volta impedito di scegliere direttamente i propri rappresentanti?
Le liste bloccate significano questo: i parlamentari vengono scelti dalle segreterie dei partiti. L’elettore mette una croce sul simbolo, ma spesso non ha alcuna possibilità concreta di decidere chi mandare in Parlamento. A stabilire chi sarà eletto sono i vertici, attraverso l’ordine dei candidati.
E questi sarebbero quelli che vorrebbero governare il Paese?
Un’opposizione seria avrebbe potuto contestare il governo, mettere in evidenza le divisioni della maggioranza e rivendicare la propria vittoria parlamentare. Ma esultare per il mantenimento delle liste bloccate significa festeggiare contro il diritto degli elettori.
Le preferenze non sono un sistema perfetto. Possono favorire campagne elettorali costose, competizioni interne e fenomeni clientelari. Ma almeno restituiscono ai cittadini una parte del potere di scelta. E questo, in una democrazia, dovrebbe essere considerato un valore, non una minaccia.
Meloni ha perso la votazione. È un fatto politico evidente. Ma l’opposizione non ha vinto nulla di cui andare fiera. Ha semplicemente contribuito a mantenere un sistema nel quale gli eletti dipendono più dai capi partito che dagli elettori.
La scena vista in Aula è stata imbarazzante. Sembrava una curva dopo un gol, non il Parlamento della Repubblica chiamato a decidere sulla rappresentanza democratica.
Mentre loro festeggiavano, i cittadini perdevano ancora una volta il diritto di scegliere.
E allora la domanda è inevitabile: questi sono davvero quelli che vorrebbero governare l’Italia? Quelli che parlano ogni giorno di partecipazione, diritti e democrazia, ma poi applaudono quando il potere di scegliere resta nelle mani delle segreterie?
Guardateli bene. Festeggiano una sconfitta del governo, ma soprattutto festeggiano una sconfitta degli elettori. E di questo non c’è nulla da essere orgogliosi.
