Arrivederci a Filippi

di Marco Testa

Viviamo in un tempo curioso. Un tempo in cui la verità sembra spesso avere meno valore della narrazione. Non importa ciò che è accaduto realmente; conta ciò che si riesce a far credere, a promesse con messaggini tanto per tenere botta un giorno o due.

Conta la percezione, l’impressione, il racconto confezionato per essere consumato rapidamente da un pubblico sempre più distratto e sempre meno disposto ad approfondire.

C’è chi costruisce la propria credibilità sull’omissione, chi preferisce il silenzio alla trasparenza e chi, senza alcun imbarazzo, modifica i fatti per adattarli alle proprie convenienze, facendosi apparire come persone delle istituzioni, sopra ogni sospetto, dal profilo basso.

È una tentazione antica quanto l’uomo. La storia, la politica, le istituzioni e persino le nostre comunità sono piene di esempi di persone convinte che una menzogna ben raccontata possa sostituire la realtà.

Per un periodo questo stile machiavellico può anche funzionare. La menzogna spesso gode di un vantaggio iniziale: è più veloce, più spettacolare, più seducente. La verità, invece, richiede pazienza. Richiede soprattutto il dover dire apertamente “sì” oppure “no” e prendersi la responsabilità delle proprie azioni.

La verità non corre ma cammina. Talvolta procede lentamente, quasi zoppicando. Ma ha una caratteristica che la menzogna non possiede: resiste al tempo.

Ho imparato che non sempre vale la pena rispondere a ogni accusa, contestare ogni falsità o correggere ogni distorsione. Esiste una forma di giustizia che non dipende dai tribunali, dai giornali o dai social media. È il giudizio della storia, della coscienza e, per chi crede, della Provvidenza.

Alla fine arrivano sempre i fatti. Arrivano i documenti, le testimonianze, le conseguenze delle scelte compiute. Arriva quel momento in cui le parole vengono pesate e le responsabilità non possono più essere nascoste dietro slogan o giustificazioni.

Per questo non provo rancore verso chi sceglie la strada dell’inganno. Mi limito a osservare, a ricordare e ad attendere. Perché la storia insegna che ogni conto viene prima o poi presentato e che nessuno sfugge per sempre all’incontro con la verità.

Ci rivedremo a Filippi.