Ci sono persone per le quali la parola “impegno” non rappresenta una circostanza, un incarico o una stagione della vita. È semplicemente un modo di essere. Totò Augello apparteneva a questa rara categoria di uomini, quelli che non smettono di credere, di costruire, di telefonare, di proporre, di discutere, di tenere insieme persone e idee. Instancabile fino alla fine.
La notizia della sua scomparsa lascia un senso di vuoto difficile da tradurre in poche righe. Perché Totò non era soltanto un protagonista dell’USEF e dell’associazionismo siciliano. Era una presenza. Una di quelle presenze che, anche a migliaia di chilometri di distanza, riuscivi a sentire vicina. La Sicilia, per lui, non finiva sulle coste dell’isola, ma continuava in Australia e ovunque un siciliano avesse portato con sé la propria storia, il proprio lavoro e la propria identità.
Da direttore di Allora! ho sempre riconosciuto in lui quella passione autentica che appartiene a una generazione capace di intendere l’associazionismo come servizio. Non una sigla da rappresentare, ma persone da ascoltare. Non incarichi da esibire, ma relazioni da custodire. Non nostalgia fine a se stessa, ma memoria da trasformare in qualcosa di utile per il presente e per chi sarebbe venuto dopo.
Totò continuava a guardare avanti. Aveva ancora qualcosa da dire, qualcuno da chiamare, un’iniziativa da sostenere, un problema da affrontare. Ed è forse questa l’immagine che più mi resterà di lui: quella di un uomo che non aveva imparato a stare fermo quando c’era ancora qualcosa da fare per gli altri. Bastò mezza parola per far giungere a Sydney da Palermo il gruppo folkloristico in occasione del 50 anni dell’Associazione Trinacria appena qualche mese fa .
Con lui se ne va un pezzo importante della storia dell’emigrazione siciliana organizzata, ma rimane la traccia di un lavoro costruito negli anni, attraverso incontri, battaglie, confronti e legami umani. A noi resta soprattutto un grazie. Grazie, Totò, per avere continuato fino alla fine. Per non esserti mai rassegnato all’idea che la distanza potesse indebolire l’appartenenza.
Per averci ricordato, con il tuo esempio, che essere siciliani nel mondo significa anche costruire ponti tra chi è partito e chi è rimasto. Buon viaggio, Totò.
