L’ultima goccia

Appena si avvicinano le elezioni, alcuni comitati che per anni sono rimasti in un silenzio quasi assoluto si risvegliano improvvisamente. È come assistere a un piccolo miracolo: calendari pieni, eventi pubblici ogni fine settimana, aperitivi, cene, serate culturali, fotografie di gruppo e immancabili discorsi sull’importanza della comunità.

Tutto sembra urgente, tutto sembra indispensabile. Peccato che questo entusiasmo coincida perfettamente con il periodo in cui si chiedono i voti.

Naturalmente ogni iniziativa che favorisce l’incontro è positiva. Ma quando la programmazione di quattro anni viene concentrata negli ultimi mesi di mandato, è inevitabile chiedersi se si stia costruendo una comunità o semplicemente una campagna elettorale.

Il servizio autentico si misura nella costanza, non nella quantità di eventi organizzati all’ultimo momento.

A rendere il quadro ancora più curioso è la disinvoltura con cui, in certi casi, si cercano di spremere fino all’ultima goccia risorse che non sono mai state guadagnate con sacrificio personale, ma ricevute per grazia, grazie al lavoro, alle donazioni e all’impegno di chi è venuto prima.

Quando il denaro non è frutto del proprio sudore, diventa fin troppo facile spenderlo. Si moltiplicano le iniziative, si allestiscono buffet, si stampano locandine e si organizzano eventi con un solo obiettivo: massimizzare la visibilità prima delle urne.

Eppure amministrare non significa consumare tutto ciò che si trova in cassa. Significa custodire un patrimonio, rispettarlo e consegnarlo, possibilmente rafforzato, a chi verrà dopo.

La buona amministrazione richiede prudenza, lungimiranza e senso di responsabilità, non la fretta di svuotare il salvadanaio prima del cambio della guardia.

I concittadini, però, non sono ingenui. Conoscono il copione. Sanno distinguere chi è presente tutto l’anno da chi compare soltanto quando è tempo di fotografie, strette di mano e promesse.

Il consenso si può anche cercare con una raffica di eventi e qualche tavola imbandita.

La fiducia, invece, nasce dalla coerenza di coloro che sanno servire con umiltà, senza sentire il bisogno di spendere fino all’ultima goccia un patrimonio che appartiene a tutti, non a chi lo amministra temporaneamente.