a cura della redazione Allora! online
Christopher Saunders, 76 anni, ex vescovo cattolico di Broome, è stato riconosciuto colpevole da una giuria del District Court del Western Australia di 13 reati sessuali commessi ai danni di due giovani uomini aborigeni tra il 2008 e il 2019. La sentenza è attesa il 21 settembre.
Una delle vicende più gravi che abbiano coinvolto negli ultimi anni la Chiesa cattolica australiana è arrivata a un punto decisivo.
L’ex vescovo di Broome Christopher Alan Saunders, 76 anni, è stato riconosciuto colpevole di 13 reati sessuali al termine di un processo davanti al District Court del Western Australia. La giuria lo ha condannato per abusi commessi ai danni di due giovani uomini aborigeni tra il 2008 e il 2019.
Tra i reati per i quali è stato dichiarato colpevole figura un episodio di penetrazione sessuale senza consenso, oltre a dodici capi di imputazione relativi ad aggressioni indecenti e illegali.
Saunders è stato invece assolto da altri sei capi d’accusa.
Le feste nelle proprietà della Chiesa
Durante il processo, l’accusa ha sostenuto che Saunders organizzasse feste caratterizzate da un forte consumo di alcol in proprietà appartenenti alla Chiesa cattolica a Broome.
Secondo il procuratore Adam Ebell, quelle occasioni avrebbero consentito all’allora vescovo di avere accesso a giovani uomini aborigeni e di sfruttare il forte squilibrio di potere derivante dal proprio ruolo religioso.
Ai partecipanti sarebbero stati offerti alcolici e sigarette acquistati con fondi della Chiesa e, secondo quanto emerso nel processo, durante alcune di quelle feste gli uomini presenti erano invitati a togliersi la maglietta.
L’accusa ha sostenuto che Saunders avesse sviluppato un interesse sessuale verso giovani uomini aborigeni e che approfittasse delle occasioni disponibili per agire.
Una delle vittime aveva 16 anni quando lo conobbe
Uno dei principali denuncianti, la cui identità è protetta dalla legge, ha raccontato di aver conosciuto Saunders quando aveva circa 16 anni.
Secondo la sua testimonianza, il rapporto avrebbe inizialmente assunto le caratteristiche di un processo di avvicinamento e manipolazione, con frequenti visite nella casa del vescovo e disponibilità di alcol.
Gli abusi, secondo quanto riferito in aula, sarebbero poi proseguiti negli anni successivi e avrebbero compreso contatti sessuali non consensuali.
Saunders ha sempre negato gli abusi
Durante il processo, Saunders ha negato che le aggressioni sessuali siano mai avvenute.
Il suo avvocato, Tony Hager, aveva contestato l’attendibilità delle testimonianze, sottolineando i problemi di droga e alcol avuti nel corso della vita da alcuni denuncianti e sostenendo che tali circostanze potessero averne compromesso la memoria.
La difesa non aveva negato l’esistenza di feste con consumo di alcol, ma aveva sostenuto che il comportamento dell’ex vescovo, per quanto potesse apparire insolito o inappropriato, non fosse di natura sessuale.
La giuria ha però accolto una parte sostanziale della ricostruzione dell’accusa.
Assolto da sei capi d’accusa
Saunders era arrivato al termine del processo con 19 imputazioni sottoposte alla giuria.
È stato dichiarato colpevole di 13 e assolto dalle restanti sei, comprese alcune accuse relative a un terzo denunciante.
All’inizio del processo erano inoltre stati ritirati quattro capi d’accusa relativi a presunti reati contro un bambino di età inferiore ai 13 anni.
Vescovo di Broome per quasi 25 anni
Saunders è stato una delle figure più importanti della Chiesa cattolica nel nord-ovest dell’Australia.
Ordinato sacerdote nella regione del Kimberley nel 1976, divenne vescovo di Broome nel 1996 e rimase alla guida della diocesi fino a quando si fece da parte nel 2020, dopo che le prime accuse di abusi erano diventate pubbliche.
Papa Francesco accettò formalmente le sue dimissioni nel 2021.
La diocesi di Broome copre un territorio enorme del Western Australia, caratterizzato da numerose comunità aborigene e da località estremamente isolate.
L’inchiesta del Vaticano e la riapertura del caso
Il caso Saunders ha avuto una storia investigativa particolarmente complessa.
Le prime indagini della polizia del Western Australia erano state chiuse senza incriminazioni per insufficienza di prove.
Successivamente il Vaticano avviò una propria indagine interna.
Un rapporto di circa 200 pagine venne poi consegnato alla WA Police, contribuendo alla riapertura dell’inchiesta penale che portò all’arresto e all’incriminazione di Saunders nel 2024.
Uno dei più alti prelati australiani condannati
La condanna di Saunders assume una particolare rilevanza per la Chiesa cattolica australiana.
Se il verdetto non verrà annullato in appello, Saunders sarà uno dei più alti esponenti cattolici australiani condannati per abusi sessuali commessi mentre faceva parte del clero.
Il precedente più noto resta quello del cardinale George Pell, condannato nel 2018 ma successivamente assolto all’unanimità dalla High Court australiana nel 2020.
La vicenda Saunders presenta quindi una situazione giuridica diversa: al momento la condanna è valida e l’ex vescovo attende la determinazione della pena.
La Chiesa chiede perdono
Dopo il verdetto, l’attuale vescovo di Broome, Tim Norton, ha rivolto le proprie scuse alle vittime e alla comunità.
Ha riconosciuto che le conseguenze della vicenda non riguardano soltanto coloro che hanno denunciato gli abusi alla polizia e testimoniato davanti al tribunale, ma anche le persone che avevano riposto fiducia nella leadership della diocesi e nella Chiesa.
Sentenza il 21 settembre
Dopo la lettura del verdetto, Saunders non ha chiesto di rimanere libero su cauzione.
La pena verrà determinata dal tribunale il 21 settembre 2026.
Il processo si chiude così con una condanna pesantissima per un uomo che per quasi un quarto di secolo aveva rappresentato una delle massime autorità della Chiesa cattolica nel Kimberley.
Ma per le vittime e per le comunità coinvolte, il verdetto rappresenta soprattutto la conclusione di un percorso iniziato molti anni prima, quando le prime accuse avevano cominciato ad emergere.
