Gattopardismo

Il gattopardismo è un termine che indica l’atteggiamento di chi accetta o promuove cambiamenti solo apparenti, con l’obiettivo di lasciare immutati gli equilibri di potere, i privilegi e gli interessi consolidati.

L’espressione deriva dal romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La celebre frase pronunciata da Tancredi Falconeri, «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», è diventata il simbolo di una politica fatta di trasformazioni solo di facciata.

L’annuncio del nuovo CEO, destinato a trasferirsi da Sydney a Melbourne, rischia di rientrare perfettamente in questa logica. Sembra solo un cambio di sede, ma la domanda che molti si pongono è semplice: cambierà davvero qualcosa?

Ancor prima del contenuto della notizia, colpisce il modo in cui è stata diffusa. Ancora una volta, la notizia è arrivata attraverso quella che molti considerano la consueta “stampa amica”, un canale privilegiato da 25 anni. Una modalità comunicativa che alimenta inevitabilmente dubbi e interrogativi sulla trasparenza del processo.

Ma il vero tema non è il nome del nuovo amministratore delegato. Ciò che interessa alla comunità è sapere se si intenda finalmente voltare pagina rispetto a pratiche che da tempo suscitano perplessità.

Al nuovo InterComites sarebbe auspicabile che, oltre alle presentazioni di rito, si trovasse finalmente spazio per rispondere alle domande rimaste senza risposta, comprese quelle riguardanti la rendicontazione delle somme raccolte per Amatrice, tema sul quale molti continuano a chiedere chiarezza.

Resta infine una questione di metodo. Se, mettiamo caso, il neo-CEO fosse anche il capoufficio del presidente del Comites, sarebbe interessante osservare come quest’ultimo eserciterà il proprio ruolo di rappresentanza. La sua autonomia sarà percepita come pienamente garantita?

Vedete, nulla è cambiato. Le solite problematiche. Gli impedimenti che valgono per alcuni non valgono per altri: i figli della serva maggiore.

Sembra che si faccia ancora fatica ad abbandonare le consuete logiche di relazione e di potere, quel “noi” e “loro” che da troppo tempo caratterizza la nostra comunità.