Voto all’estero, Australia e Sudafrica rischiano di sparire: il MAIE chiarisca da che parte sta

La proposta del centrodestra cancella l’autonomia della ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il coordinatore del MAIE Australia, Maurizio Pagnin, dovrebbe spiegare se il movimento intende difendere la rappresentanza politica delle comunità agli antipodi

La riforma del voto all’estero non è più soltanto una questione tecnica riguardante plichi, preferenze e modalità di scrutinio. L’emendamento presentato dalle forze di centrodestra interviene direttamente sulla geografia della rappresentanza parlamentare e rischia di rendere politicamente invisibili intere comunità italiane, a cominciare da quelle residenti in Australia, Nuova Zelanda, Asia e Sudafrica.

La proposta riduce infatti le quattro attuali ripartizioni della circoscrizione Estero a due soli collegi per la Camera. Il primo comprenderebbe l’Europa, inclusi i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia. Il secondo riunirebbe in un’unica gigantesca ripartizione tutte le Americhe, l’Africa, l’Asia, l’Oceania e l’Antartide.

Per il Senato, invece, l’intera circoscrizione Estero diventerebbe un collegio mondiale unico.

Il numero complessivo degli eletti resterebbe invariato, ma cambierebbe radicalmente la distribuzione geografica della rappresentanza. Ed è proprio questo il punto più preoccupante.

Una circoscrizione grande mezzo mondo

Oggi la legge riconosce quattro ripartizioni autonome: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.

A ciascuna area è garantita una propria rappresentanza parlamentare. È questa autonomia territoriale che consente alle comunità italiane dell’Australia, dell’Asia e dell’Africa di eleggere candidati che conoscano direttamente i problemi, le distanze e le caratteristiche delle comunità locali.

Con il nuovo sistema, quella garanzia verrebbe meno.

Formalmente, un candidato residente in Australia potrebbe continuare a presentarsi. Nella pratica, però, dovrebbe competere alla Camera in un territorio elettorale che si estenderebbe dal Canada all’Argentina, dal Brasile al Sudafrica, dall’India alla Cina, fino all’Australia e alla Nuova Zelanda.

Al Senato dovrebbe addirittura affrontare una campagna elettorale su scala mondiale.

Non si tratta di una semplice modifica tecnica. Si tratta di stabilire se un italiano residente a Sydney, Melbourne, Perth, Johannesburg, Singapore o Tokyo possa ancora eleggere un parlamentare che conosca davvero la sua comunità.

Una competizione impossibile per i candidati australiani

In una circoscrizione di queste dimensioni partirebbero inevitabilmente avvantaggiati i candidati sostenuti dalle comunità numericamente più grandi, dalle organizzazioni politiche più strutturate e da chi dispone di maggiori risorse economiche.

Per un candidato australiano sarebbe quasi impossibile condurre una campagna elettorale efficace contemporaneamente in Nord America, Sud America, Africa, Asia e Oceania, a meno di avere moltissimi soldi da spendere e una macchina organizzativa internazionale già consolidata.

È inoltre evidente che un elettore del Sud America o del Nord America difficilmente voterà un candidato dell’Australia o del Sudafrica che non conosce e che opera a migliaia di chilometri di distanza.

Allo stesso modo, un elettore di Sydney difficilmente potrà conoscere adeguatamente un candidato residente in Argentina, Canada o Venezuela.

La conseguenza più probabile sarebbe una competizione basata non sulla vicinanza territoriale e sulla conoscenza dei problemi locali, ma sulla forza delle organizzazioni, sulla disponibilità economica e sulla capacità di raccogliere grandi pacchetti di preferenze.

Australia, Asia e Sudafrica rischierebbero così di diventare periferie elettorali di una circoscrizione smisurata, senza alcuna reale possibilità di esprimere un proprio rappresentante.

Il caso Franco Tirelli

Tra i firmatari dell’emendamento figura anche l’onorevole Franco Tirelli, eletto nella ripartizione America meridionale con il MAIE e oggi appartenente alla componente Noi Moderati-MAIE.

È difficile comprendere come un parlamentare eletto all’estero, e quindi beneficiario diretto del principio della rappresentanza territoriale, possa sostenere un emendamento che rischia di cancellare proprio quella rappresentanza per milioni di italiani residenti in altre parti del mondo.

È quantomeno singolare che un eletto della circoscrizione Estero contribuisca a ridurre gli spazi di rappresentanza delle comunità più lontane e meno numerose.

Chi è stato eletto grazie a una ripartizione geografica dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro l’importanza di mantenere un legame diretto tra territori, elettori e parlamentari.

Il MAIE Australia deve rispondere

La questione riguarda direttamente anche il coordinatore del MAIE Australia, Maurizio Pagnin.

Pagnin era stato informato dell’emendamento? È stato consultato dalla direzione del movimento? Il MAIE Australia condivide l’accorpamento dell’area Asia, Africa e Oceania con tutte le Americhe?

Ritiene accettabile che Australia e Sudafrica perdano la certezza di eleggere rappresentanti legati al proprio territorio?

E soprattutto: intende chiedere al MAIE e ai propri parlamentari di ritirare o modificare l’emendamento?

Non sono domande personali. Sono domande politiche alle quali la comunità italiana in Australia ha diritto di ricevere una risposta chiara.

Un movimento nato per rappresentare gli italiani all’estero non può considerare sacrificabile la rappresentanza di una parte del mondo soltanto perché numericamente meno forte.

La funzione di un parlamentare eletto all’estero non consiste soltanto nel raccogliere preferenze. Significa conoscere il funzionamento dei consolati, i problemi della cittadinanza, le pensioni, l’assistenza agli anziani, l’insegnamento della lingua italiana, i rapporti commerciali e culturali e le enormi distanze che caratterizzano comunità come quella australiana.

Più controlli, ma senza cancellare i territori

L’emendamento contiene anche misure condivisibili per rafforzare la sicurezza del voto per corrispondenza: un tagliando firmato con codice alfanumerico, controlli contro il voto multiplo, pubblicazione del numero dei plichi ricevuti, utilizzo di sistemi postali più affidabili e aumento delle pene per gli illeciti elettorali.

Ma la sicurezza del voto non può essere utilizzata come giustificazione per cancellare la rappresentanza territoriale.

Si possono introdurre codici identificativi, tracciamento dei plichi, controlli più rigorosi e sanzioni più pesanti senza trasformare mezzo pianeta in un unico collegio elettorale.

Sono due problemi distinti e devono essere affrontati separatamente.

Una scelta che può ancora essere fermata

La riforma non è ancora definitiva e può essere modificata.

È quindi questo il momento in cui associazioni, rappresentanti istituzionali, partiti e movimenti italiani in Australia devono far sentire la propria voce.

Il punto non è difendere il seggio di una persona o favorire un determinato candidato. Il punto è difendere il principio secondo cui gli italiani che vivono agli antipodi devono poter eleggere qualcuno che conosca davvero il loro territorio, le loro esigenze e la loro comunità.

Maurizio Pagnin e il MAIE Australia dicano con chiarezza da che parte stanno: con una circoscrizione mondiale dominata dai numeri, dai soldi e dalle organizzazioni più forti, oppure con il diritto degli italiani di Australia, Asia e Africa a conservare una rappresentanza parlamentare autentica, territoriale e riconoscibile.