Essere italiani fuori l’Italia è una responsabilità

Ci sono ruoli che si ricevono, e altri che si sentono. Quando mi è stato affidato l’incarico di guidare la Delegazione Australia dell’U.I.R. – Unione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la prima cosa che ho pensato non è stata all’onore, ma alla responsabilità. Perché rappresentare l’Italia lontano dall’Italia non è un titolo da esibire, ma un impegno da mantenere, ogni giorno, attraverso ciò che si fa e il modo in cui lo si fa.

L’Australia è una terra che ha accolto generazioni di italiani. Persone che non hanno portato solo il proprio lavoro, ma la propria dignità, la propria cultura, il proprio modo di stare al mondo. Uomini e donne che, spesso in silenzio, hanno costruito comunità solide, rispettate, riconosciute. Ed è proprio su queste fondamenta che oggi abbiamo il dovere di costruire qualcosa che vada oltre il ricordo. Perché l’identità non è qualcosa che si conserva. È qualcosa che si coltiva.

E coltivarla significa renderla viva, attuale, utile. Significa trasmetterla ai giovani non come nostalgia, ma come opportunità. Significa creare spazi dove cultura, lavoro e valori possano incontrarsi in modo concreto.

In questo contesto, il ruolo dell’U.I.R. assume un significato profondo. Non è un luogo di rappresentanza formale, ma una comunità di persone che hanno ricevuto un riconoscimento e che, proprio per questo, hanno il dovere di restituire. Restituire attraverso l’impegno, la presenza, l’esempio.

Ma questo percorso non inizia oggi, e non inizia con me. Esistono Cavalieri che, prima di me, hanno già tracciato una strada fatta di lavoro, sacrificio e dedizione. A loro va il mio rispetto e la mia riconoscenza. 

È proprio da qui che deve partire il prossimo passo. Non un’iniziativa individuale, ma una costruzione condivisa. Mi piacerebbe che questa Delegazione diventasse un punto di incontro reale tra tutti gli insigniti presenti in Australia. Un luogo dove riconoscersi, confrontarsi e soprattutto agire insieme.

Perché se uniamo esperienze, competenze e visioni, possiamo davvero creare qualcosa di significativo. Un ponte umano con l’Italia. Un ponte fatto non solo di parole, ma di progetti concreti: iniziative culturali, attività sociali, opportunità per i giovani, momenti di condivisione per i nostri connazionali che vivono qui e che spesso cercano un legame più forte con le proprie radici. Credo in un’idea semplice: i valori non si dichiarano, si dimostrano.

E il nostro compito, come insigniti, non è quello di essere riconosciuti, ma di essere utili. Utili alle comunità, ai giovani che cercano una direzione, a chi ha bisogno di punti di riferimento credibili. Per questo, il mio invito è chiaro. 

A tutti i Cavalieri presenti in Australia: facciamoci avanti. Mettiamo insieme le nostre energie, le nostre storie, le nostre competenze. Non per costruire qualcosa per noi, ma per lasciare qualcosa agli altri. Perché rappresentare l’Italia nel mondo non è una posizione.

È una responsabilità condivisa. E chi ha l’onore di farlo deve ricordare che ogni gesto, ogni parola, ogni scelta contribuisce a definire non solo sé stesso, ma anche l’immagine di un Paese intero. Per questo, il mio impegno sarà quello di portare avanti questo ruolo con rispetto, coerenza e senso del dovere. Non per distinguermi dagli altri, ma per essere al servizio degli altri. Perché, in fondo, il vero significato di ogni riconoscimento non sta nel titolo che si riceve, ma nel valore che si riesce a generare.

Cav. Luigi De Luca OMRI