SEATTLE – Alessandro Circati non si lascia distrarre dalle provocazioni. Alla vigilia della sfida mondiale tra Australia e Stati Uniti, il difensore dei Socceroos ha risposto con freddezza alle dichiarazioni del centrocampista americano Sebastian Berhalter, che nei giorni scorsi aveva acceso il confronto affermando che gli americani “non si fanno mettere i piedi in testa da nessuno”.
La partita, in programma sabato mattina alle 5:00 AEST a Seattle, rappresenta uno degli appuntamenti più importanti del girone D del Mondiale 2026 e potrebbe rivelarsi decisiva per il passaggio del turno.
Berhalter aveva attribuito la mentalità combattiva della nazionale statunitense al lavoro del commissario tecnico Mauricio Pochettino, dichiarando: “Siamo americani. Non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno.”
Parole che però non sembrano aver impressionato il difensore australiano.
“Non ho alcuna risposta da dare a queste dichiarazioni”, ha detto Circati dal ritiro australiano di Oakland.
“Nemmeno noi ci facciamo mettere i piedi in testa. Siamo qui per giocare a calcio, vincere e dare il massimo. Non importa cosa abbia detto.”
Una sfida ad alta intensità
Gli Stati Uniti arrivano all’appuntamento forti del netto 4-1 rifilato al Paraguay nella gara inaugurale disputata a Los Angeles, risultato che ha permesso agli americani di salire in testa al gruppo.
L’Australia, dal canto suo, ha impressionato battendo la Turchia per 2-0 a Vancouver, una vittoria che ha rafforzato la fiducia all’interno dello spogliatoio guidato da Tony Popovic.
Circati si aspetta una partita molto fisica, simile a quella disputata lo scorso ottobre in Colorado, quando gli Stati Uniti superarono i Socceroos per 2-1.
“Sono una squadra molto fisica”, ha spiegato.
“Anche i giocatori che sembrano meno strutturati fisicamente affrontano ogni contrasto al cento per cento. E con quello che c’è in palio in questo Mondiale, credo che la partita sarà ancora più dura.”
Basta essere gli eterni outsider
Ma il passaggio più significativo delle dichiarazioni di Circati riguarda probabilmente il ruolo dell’Australia nel panorama calcistico internazionale.
Il difensore, considerato uno dei talenti più promettenti del calcio australiano, ha confessato di essere stanco di vedere i Socceroos etichettati come semplici outsider.
“Spero che stiamo iniziando a guadagnare un po’ più di rispetto”, ha detto.
“Non voglio essere considerato sfavorito per tutta la vita.”
“Voglio che arrivi il giorno in cui le altre nazionali guardino il calendario e dicano: ‘Dobbiamo affrontare l’Australia’.”
Secondo Circati, il rispetto internazionale arriverà con il tempo, grazie alla crescita dei giovani talenti australiani nei principali campionati europei.
“Molti ragazzi giocheranno in grandi club e quando succederà la percezione dell’Australia cambierà.”
Australia a caccia di conferme
L’entusiasmo generato dal successo contro la Turchia ha alimentato le aspettative dei tifosi australiani, che sognano un’altra storica qualificazione alla fase a eliminazione diretta.
Contro gli Stati Uniti servirà però una prestazione di altissimo livello.
La nazionale americana appare una delle squadre più attrezzate del torneo, ma i Socceroos hanno dimostrato di poter competere contro chiunque quando riescono a esprimere intensità, organizzazione e spirito di sacrificio.
Per Circati e compagni il messaggio è chiaro: lasciare le parole fuori dal campo e parlare con i risultati.
Sabato a Seattle l’Australia avrà un’altra occasione per dimostrare che il tempo degli outsider potrebbe essere finito.
