Tutti fascisti. A distanza di un secolo, c’è ancora chi chiama altri “fascisti” quando questi propongono o si danno ad atti antidemocratici. Eppure, se non ci fosse stato il fascismo in Italia, questi personaggi come li avremmo chiamati? Probabilmente avremmo usato parole come “reazionari”, “clericali” per quelli di destra, e “marxisti”, “anarchici” e “rivoluzionari” per quanti si rifacevano ad un’espressione di sinistra.
Recentemente, 32 deputati della Repubblica Italiana di opposizione sono stati sanzionati per cinque giorni per aver impedito lo svolgimento della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista”. Tra questi anche presidenti di partito ed un ex-presidente della stessa Camera, l’onorevole Laura Boldrini.
È sotto gli occhi di tutti che l’Italia vive da sempre una crisi migratoria. I giovani italiani vanno a trovare lavoro all’estero, mentre gli stranieri emigrano (spesso illegalmente) in Italia. Quando a questo dibattito, che dovrebbe essere prioritario, si associano gruppi neo-fascisti e neo-nazisti per fini ideologici, vuol dire non che si tratta solo di “fascisti” ma che la politica democratica ha fallito nel dare risposte alle necessità del Paese.
Secondo la presidenza della Camera, la decisione di sospendere i parlamentari è legata alla volontà di non creare un precedente, che potrebbe giustificare qualsiasi deputato che in futuro voglia cercare di bloccare una conferenza stampa.
Probabilmente, ha fatto bene chi si è opposto ad una conferenza con soggetti come Casa Pound, anche se forzare con la presenza fisica fino a impedire lo svolgimento dell’iniziativa rischia di trasformare il dissenso politico in un atto che contraddice le stesse regole democratiche che si intendono difendere.
Il punto centrale non è chi urla più forte o chi riesce a zittire l’avversario, ma la capacità di confrontarsi nel merito delle idee. In una democrazia matura, il dissenso non dovrebbe mai trasformarsi in impedimento fisico o censura preventiva.
Al contrario, dovrebbe essere occasione di dibattito, anche duro, ma sempre aperto. Quando questo viene meno, il rischio è quello di scivolare, paradossalmente, verso forme di fascismo.
