Nulla di scontato

di Marco Testa

Si avvicinano le elezioni dei Com. It. Es., anche a Sydney, e da qualche mese si lavora alla possibile costruzione di una lista unitaria per rappresentare in pieno la nostra comunità italiana. Un progetto che, in linea di principio, può essere positivo. Ma una lista unitaria non deve nascere per forza, né può essere considerata un obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo.

L’unità, infatti, ha senso quando nasce dalla condivisione di idee, programmi e valori. Non quando diventa semplicemente uno strumento per sommare voti e garantire la sopravvivenza di equilibri già esistenti, specialmente quando questi si sono già rivelati dannosi e divisivi.

C’è poi una questione che non può essere ignorata. Non si può pensare di costruire oggi una convergenza elettorale mettendosi alle spalle cinque anni di rapporti difficili, di posizioni fortemente critiche e, in particolare, di un atteggiamento negativo nei confronti di questa testata. Se ieri una voce della comunità veniva considerata un problema, non è credibile che oggi possa diventare improvvisamente indispensabile soltanto perché servono voti.

La politica comunitaria, anche quando si svolge all’interno di un organismo come il Com. It. Es., dovrebbe avere memoria. Non per alimentare rancori, ma per valutare la coerenza delle persone e delle scelte. E soprattutto, se si parla di rappresentare gli italiani del New South Wales, non può mancare l’autorevolezza. Il Com. It. Es. non dovrebbe essere considerato un semplice palcoscenico per chi vuole acquisire visibilità personale. Servono persone capaci di conoscere la storia dell’emigrazione italiana, le associazioni, il mondo del lavoro, le nuove generazioni e le esigenze concrete di una comunità profondamente cambiata.

Con il massimo rispetto per chi svolge attività artistiche o musicali, una cantante freelance può certamente avere un ruolo nella vita della comunità. Ma rappresentare istituzionalmente migliaia di italiani all’estero è un’altra cosa. Richiede esperienza, credibilità, capacità di dialogo e, soprattutto, indipendenza.

Nessuno dovrebbe dare per scontato il proprio posto e pretendere voti e nessuno dovrebbe pensare che cinque anni di storia possano essere cancellati con un accordo dell’ultima ora.