La maggioranza supera la prova dello scrutinio segreto e porta a termine la riforma elettorale. Via libera al proporzionale con premio di governabilità al 42%, preferenze limitate e capilista bloccati. Per gli italiani all’estero finisce il sistema delle quattro ripartizioni territoriali introdotto dalla legge Tremaglia: due collegi alla Camera e uno mondiale al Senato. Le opposizioni annunciano ricorsi alla Corte costituzionale, mentre il provvedimento attende l’esame del presidente Sergio Mattarella.
A cura della Redazione Allora! Online
La Camera dei deputati ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale, segnando una delle modifiche più importanti al sistema di voto italiano degli ultimi anni. Il provvedimento ha ottenuto 227 voti favorevoli e 164 contrari, al termine di una votazione finale a scrutinio segreto che rappresentava uno dei passaggi politicamente più delicati per il governo guidato da Giorgia Meloni.
La maggioranza di centrodestra ha superato la prova parlamentare, smentendo le ipotesi di una possibile bocciatura legata ai malumori interni e al rischio di franchi tiratori.
Il testo, già approvato dal Senato e tornato alla Camera dopo le modifiche introdotte a Palazzo Madama, conclude così il proprio percorso legislativo.
La riforma sostituisce il Rosatellum, introduce un sistema proporzionale con premio di governabilità, prevede l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio e modifica le modalità di selezione dei parlamentari.
Ma tra le disposizioni più significative e meno discusse nel dibattito politico nazionale figura anche la revisione della circoscrizione Estero, con il superamento dell’articolazione territoriale prevista dalla legge 459 del 2001, conosciuta come legge Tremaglia.
Una modifica che riguarda direttamente milioni di cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali.
Il voto segreto conferma la tenuta della maggioranza
L’esito finale è arrivato dopo giorni di tensioni politiche, votazioni di fiducia e confronti tra i partiti della coalizione di governo.
Il governo aveva posto la questione di fiducia su tre articoli della riforma, approvati nei giorni precedenti, riducendo lo spazio per ulteriori modifiche parlamentari.
L’articolo 8, relativo al voto dei cittadini temporaneamente domiciliati fuori dal proprio comune di residenza, è stato invece approvato senza ricorso alla fiducia.
Il passaggio più atteso rimaneva però quello conclusivo, sul quale era previsto lo scrutinio segreto.
Una modalità che avrebbe consentito a eventuali parlamentari dissenzienti di esprimere un voto contrario senza rendere pubblica la propria scelta.
Le preoccupazioni erano alimentate anche dalle tensioni interne alla maggioranza e dalle conseguenze che il nuovo sistema elettorale potrebbe avere sulla distribuzione dei seggi alle prossime elezioni politiche.
Alla fine, il risultato di 227 voti favorevoli ha confermato la capacità del centrodestra di mantenere una maggioranza parlamentare sufficiente per approvare il provvedimento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato come una dimostrazione della compattezza della coalizione.
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato la solidità della maggioranza, sostenendo che il centrodestra si presenterà agli elettori con l’ambizione di governare per altri cinque anni.
Proporzionale e premio di maggioranza: come funzionerà il nuovo sistema
La principale novità della legge riguarda il superamento dell’attuale sistema misto, che combina collegi uninominali e proporzionali.
Il nuovo modello prevede un sistema proporzionale, corretto da un premio di governabilità destinato alla lista o alla coalizione che ottenga il maggior numero di voti, raggiungendo almeno il 42 per cento dei consensi sia alla Camera sia al Senato.
Il premio consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
Sono previsti anche limiti massimi al numero complessivo dei parlamentari attribuibili alla forza politica o alla coalizione vincente: 220 deputati e 113 senatori, senza considerare i seggi della circoscrizione Estero.
Se nessuna lista o coalizione raggiunge la soglia prevista in entrambe le Camere, oppure se si verificano condizioni che impediscono l’attribuzione del premio, i seggi vengono distribuiti secondo il metodo proporzionale senza premio.
I sostenitori della riforma ritengono che il meccanismo possa favorire la stabilità degli esecutivi e rendere più chiaro agli elettori quale coalizione sia chiamata a governare.
Le opposizioni contestano invece il rischio che il premio produca una rappresentanza parlamentare non pienamente proporzionale ai voti ottenuti, sollevando interrogativi sulla compatibilità del sistema con i principi costituzionali.
Tornano le preferenze, ma restano i capilista bloccati
Un altro elemento centrale della nuova normativa riguarda la scelta dei candidati.
La riforma reintroduce le preferenze, ma le combina con un sistema di capilista bloccati.
Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze tra i candidati indicati nella lista, rispettando il principio dell’alternanza di genere.
Il primo candidato della lista, tuttavia, continuerà a essere individuato direttamente dal partito e non potrà essere modificato attraverso il voto di preferenza.
Il sistema mantiene quindi un ruolo determinante delle segreterie politiche nella selezione degli eletti.
Per i partiti che ottengono pochi seggi, il capolista potrebbe essere l’unico candidato eletto, lasciando senza effetti concreti le preferenze espresse per gli altri nominativi.
È proprio su questo punto che si sono concentrate numerose critiche delle opposizioni.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha accusato la maggioranza di aver introdotto un sistema di preferenze soltanto parziale, sostenendo che una quota molto elevata dei futuri parlamentari continuerà a dipendere dalle scelte delle direzioni dei partiti.
Anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha criticato la disciplina delle candidature, richiamando soprattutto il rischio di una riduzione della rappresentanza femminile.
Il testo non prevede infatti per i capilista gli stessi vincoli di equilibrio di genere presenti nella normativa precedente.
Per la maggioranza, invece, il nuovo modello rappresenta un compromesso tra possibilità di scelta degli elettori, organizzazione dei partiti e stabilità parlamentare.
Circoscrizione Estero, superato il sistema delle quattro ripartizioni
La modifica più rilevante per le comunità italiane nel mondo è contenuta nell’articolo 6 della riforma.
La legge interviene direttamente sulla normativa introdotta nel 2001 per disciplinare il voto dei cittadini italiani residenti all’estero.
Fino a oggi, la circoscrizione Estero è stata organizzata in quattro ripartizioni geografiche: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Il nuovo testo modifica profondamente questa struttura.
Alla Camera dei deputati le quattro ripartizioni vengono ridotte a due: Europa e Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Al Senato, invece, viene eliminata completamente la suddivisione territoriale interna e i quattro senatori saranno eletti in un unico collegio comprendente l’intera circoscrizione Estero.
In sostanza, per il Senato, i voti degli italiani residenti in Australia, Brasile, Argentina, Stati Uniti, Canada, Germania e negli altri Paesi del mondo confluiranno nello stesso collegio elettorale.
Il numero complessivo dei parlamentari eletti all’estero non cambia: rimangono otto deputati e quattro senatori, come previsto dalla Costituzione.
Non viene quindi abolito il diritto di voto degli italiani all’estero, né viene cancellato integralmente il sistema introdotto dalla legge Tremaglia.
Viene però modificato uno dei suoi elementi territoriali fondamentali.
Dalla rappresentanza dei territori a collegi molto più grandi
La riduzione delle ripartizioni solleva una questione che riguarda direttamente il rapporto tra eletti ed elettori.
La precedente articolazione geografica consentiva alle diverse aree del mondo di avere una rappresentanza parlamentare collegata a territori relativamente definiti.
Con il nuovo sistema, le comunità italiane dell’America meridionale, dell’America settentrionale e centrale, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania vengono riunite in un’unica ripartizione per la Camera.
Per il Senato, il collegio comprenderà addirittura l’intero mondo.
La modifica apre interrogativi sulla capacità dei candidati di mantenere un rapporto diretto con comunità distribuite in territori molto distanti tra loro, con esigenze sociali, economiche e consolari differenti.
Un cittadino italiano residente a Sydney condividerà il medesimo collegio senatoriale con un connazionale residente a Buenos Aires, New York, Londra o Johannesburg.
Dal punto di vista amministrativo, un collegio più grande può consentire una diversa organizzazione delle candidature e della distribuzione dei voti.
Dal punto di vista della rappresentanza politica, tuttavia, il sistema pone il problema della prossimità territoriale, della conoscenza dei candidati e delle possibilità effettive di partecipazione delle comunità.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero aveva già espresso contrarietà alla riduzione delle ripartizioni, chiedendo al Parlamento di preservare il principio della rappresentanza territoriale.
Il CGIE aveva inoltre richiamato la necessità di garantire la sicurezza del voto, la trasparenza delle procedure e un adeguato coinvolgimento degli organismi rappresentativi degli italiani nel mondo.
Legge Tremaglia, cosa viene modificato e cosa rimane
La legge 459 del 2001 aveva dato attuazione alle modifiche costituzionali che hanno consentito ai cittadini italiani residenti all’estero di eleggere propri rappresentanti in Parlamento.
L’impianto originario prevedeva una circoscrizione Estero articolata in ripartizioni geografiche, proprio per tenere conto della distribuzione delle comunità italiane nei diversi continenti.
La nuova legge mantiene l’esistenza della circoscrizione e il numero costituzionalmente previsto dei seggi.
Mantiene inoltre, per gli elettori residenti all’estero, il sistema del voto per corrispondenza secondo la disciplina applicabile.
Ma sostituisce il precedente assetto geografico con collegi elettorali molto più estesi.
È quindi corretto parlare di superamento delle quattro ripartizioni territoriali previste dalla legge Tremaglia, mentre sarebbe inesatto sostenere che la riforma abbia eliminato il diritto di voto degli italiani all’estero.
Rimane aperta una questione istituzionale: se la nuova configurazione geografica sia sufficientemente coerente con il principio di rappresentanza degli italiani residenti fuori dal territorio nazionale.
Sarà eventualmente la Corte costituzionale, qualora venga investita della questione attraverso le procedure previste dall’ordinamento, a valutare la legittimità delle disposizioni contestate.
Liste elettorali e raccolta firme: nuove difficoltà per i piccoli partiti
La riforma modifica anche le condizioni per la presentazione delle candidature.
Per le formazioni politiche prive delle condizioni previste per l’esonero, il numero minimo di firme richiesto nei collegi nazionali aumenta da 1.500 a 6.000.
Sono previste alcune esenzioni per i partiti che dispongono già di una rappresentanza parlamentare e per determinate formazioni politiche riconosciute secondo i requisiti fissati dalla legge.
Il nuovo sistema è stato contestato dai partiti più piccoli e dalle formazioni emergenti, che temono un aumento delle difficoltà per partecipare alla competizione elettorale.
Per le liste della circoscrizione Estero rimangono previste disposizioni specifiche sulla raccolta delle sottoscrizioni, con esenzioni legate anche alla presenza di rappresentanti parlamentari eletti all’estero.
Il tema riguarda il rapporto tra la necessità di evitare candidature prive di un effettivo sostegno e il diritto dei cittadini di organizzarsi politicamente e partecipare alle elezioni.
Voto fuori sede, arriva l’estensione ai caregiver
Tra le novità approvate figura anche il voto fuori sede.
La riforma introduce la possibilità di votare nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati, nel rispetto delle condizioni e dei termini previsti dalla normativa.
Il sistema riguarda, tra gli altri, cittadini che si trovano lontano dal comune di residenza per periodi prolungati.
Durante il passaggio al Senato è stata inoltre introdotta un’estensione a favore dei caregiver familiari, impegnati nell’assistenza di persone ricoverate o sottoposte a trattamenti sanitari in regioni differenti da quella di iscrizione elettorale.
Si tratta di una modifica che amplia le possibilità di partecipazione al voto per cittadini che, a causa di esigenze personali o familiari, incontrano difficoltà nel raggiungere il proprio seggio elettorale.
Rimane invece aperto il confronto sulla raccolta digitale delle firme per la presentazione delle liste.
Il deputato di Più Europa Riccardo Magi ha chiesto di estendere gli strumenti elettronici di sottoscrizione anche alle elezioni politiche.
Il governo ha manifestato disponibilità a valutare la fattibilità della proposta, senza introdurre per il momento un obbligo normativo immediatamente operativo.
Meloni rivendica la vittoria, opposizioni pronte ai ricorsi
Il risultato parlamentare rappresenta un passaggio politico importante per il governo Meloni.
La presidente del Consiglio ha rivendicato l’approvazione come una risposta a chi prevedeva divisioni nel centrodestra.
Forza Italia e Lega hanno confermato il proprio sostegno alla riforma, descrivendola come uno strumento destinato a favorire stabilità e governabilità.
Le opposizioni hanno invece contestato la scelta di modificare il sistema elettorale senza un accordo politico più ampio.
Elly Schlein ha accusato il centrodestra di temere il confronto elettorale, mentre Giuseppe Conte ha criticato il ruolo dei capilista bloccati e le conseguenze delle nuove regole sulla rappresentanza.
Particolarmente dura anche la posizione di Più Europa, che ha denunciato le nuove condizioni per la raccolta delle firme.
Le critiche riguardano inoltre il premio di maggioranza, l’assenza di specifiche garanzie di genere per i capilista e le modifiche alla circoscrizione Estero.
Una rete di associazioni, costituzionalisti, avvocati e cittadini ha già annunciato l’intenzione di promuovere iniziative giudiziarie finalizzate a sottoporre alcuni aspetti della riforma al giudizio della Corte costituzionale.
Ora la legge passa al presidente Mattarella
Con il voto definitivo della Camera si conclude il percorso parlamentare, ma la riforma deve ancora affrontare il passaggio istituzionale della promulgazione.
Il testo sarà trasmesso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’articolo 74 della Costituzione attribuisce al Capo dello Stato la facoltà di chiedere alle Camere, prima della promulgazione, una nuova deliberazione attraverso un messaggio motivato.
Si tratta di una prerogativa costituzionale che può essere esercitata qualora il Presidente ritenga necessario un ulteriore esame della legge.
Se le Camere approvano nuovamente il testo, il Presidente è tenuto a promulgarlo.
Numerose organizzazioni e rappresentanti della società civile hanno sollevato dubbi sulla compatibilità di alcune disposizioni della riforma con i principi costituzionali.
Tra le questioni richiamate figurano l’uguaglianza del voto, l’accesso alle competizioni elettorali, la rappresentanza di genere e la disciplina della circoscrizione Estero.
L’esistenza di queste contestazioni non equivale tuttavia a una dichiarazione di incostituzionalità.
Fino a un eventuale pronunciamento della Corte costituzionale, si tratta di questioni giuridiche aperte, sulle quali possono confrontarsi interpretazioni differenti.
Una riforma che cambia le regole della rappresentanza
La nuova legge elettorale modifica profondamente il modo in cui saranno scelti i rappresentanti del Parlamento italiano.
Il proporzionale con premio di governabilità cambia il rapporto tra voti ottenuti e seggi assegnati.
Le preferenze, limitate dalla presenza dei capilista bloccati, modificano il ruolo degli elettori nella selezione dei candidati.
Le nuove condizioni per la presentazione delle liste incidono sulla partecipazione dei partiti più piccoli.
E la riorganizzazione della circoscrizione Estero ridisegna il rapporto territoriale tra le comunità italiane nel mondo e i propri rappresentanti.
Per il governo si tratta di una riforma capace di rendere più chiaro il risultato delle elezioni e favorire maggioranze parlamentari stabili.
Per le opposizioni e per una parte delle organizzazioni civiche, il nuovo sistema presenta invece criticità che richiedono una verifica costituzionale.
Il Parlamento ha concluso il proprio lavoro.
Adesso si apre la fase istituzionale della promulgazione, mentre prosegue il confronto politico e giuridico sulle conseguenze della riforma.
Per gli italiani residenti all’estero, la novità più significativa rimane il superamento del sistema delle quattro ripartizioni che aveva caratterizzato oltre vent’anni di rappresentanza parlamentare delle comunità italiane nel mondo.
Il diritto di voto rimane, così come i dodici seggi costituzionalmente garantiti.
Cambiano però i territori nei quali gli elettori saranno chiamati a scegliere i propri rappresentanti.
Ed è su questo nuovo rapporto tra voto, territorio e rappresentanza che si concentrerà una parte importante del dibattito nei prossimi mesi.
