di Livio Melina
La soppressione dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia è stata un’operazione ideologica che ha avuto gravi conseguenze per tutta la Chiesa. Ecco la risposta al vescovo Vincenzo Paglia, che rivendica quella decisione, da parte di monsignor Livio Melina, preside dell’Istituto dal 2006 al 2016.
Nell’intervista concessa a Settimana News il 21 maggio 2026, il vescovo Vincenzo Paglia rivendica il suo ruolo decisivo nella soppressione dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e nella sua sostituzione con una nuova entità accademica, così come nella radicale trasformazione della Pontificia Accademia per la Vita.
Egli ha anche esplicitato che tali interventi avevano come obiettivo un radicale cambio di paradigma, che per la prima volta viene riconosciuto come collocato a un livello non soltanto pastorale, ma anche dottrinale.
Tale riforma «molto profonda», secondo Paglia, implicava soprattutto il ripensamento del concetto stesso di «legge naturale».
In primo luogo, però, dobbiamo chiederci se questa sua critica corrisponda effettivamente al lavoro svolto dall’Istituto Giovanni Paolo II. In secondo luogo, dobbiamo esaminare la solidità delle nuove proposte dottrinali avanzate da Paglia.
Cominciamo dall’intento originario di Giovanni Paolo II. Il Papa polacco avvertì presto che le resistenze e le contestazioni all’enciclica di Paolo VI non erano più soltanto parziali e occasionali, ma sfociavano in una messa in discussione globale e sistematica della «sana dottrina» morale della Chiesa.
Nell’enciclica Veritatis splendor, egli poté così indicare la strada per una risemantizzazione personalistica della legge naturale.
Nella costituzione apostolica Magnum Matrimonii Sacramentum del 7 ottobre 1982, il Papa volle citare esplicitamente l’Humanae vitae. Indicò inoltre come oggetto di studio «il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia», secondo un approccio interdisciplinare.
Vediamo adesso come l’Istituto abbia sviluppato questi due versanti nei suoi 36 anni di vita.
Sul piano antropologico è stata proposta una visione dell’uomo centrata nel mistero nuziale. L’essere umano viene considerato nella sua relazionalità costitutiva. In questa prospettiva si possono individuare le tappe decisive della fioritura umana: essere figli, diventare sposi e arrivare a essere genitori.
In questa cornice è chiaro che l’Istituto non si è concentrato soltanto su una visione ristretta della coppia, dimenticando la famiglia. Al contrario, fin dall’inizio è stato evidente che la coppia si apre all’intero creato e alla società.
Il metodo di lavoro dell’Istituto si è inoltre sempre sviluppato attraverso il confronto con le scienze umane, in particolare con la sociologia e la psicologia. Sono stati realizzati anche seminari e congressi di confronto con le grandi tradizioni religiose.
Sul piano della riflessione morale è stata elaborata una proposta fondata sull’incontro con Cristo come punto sorgivo dell’esperienza morale cristiana. L’amore genera le virtù come eccellenze del soggetto.
Queste due linee hanno trovato un decisivo punto di unione nella prospettiva sacramentaria. I sacramenti definiscono il senso ultimo della vita umana e il matrimonio è apparso come un sacramento strategico.
Il frutto della ricerca è stato forse l’aspetto più sorprendente: gli studenti terminavano il percorso con una luce nuova e diventavano, a loro volta, un focolaio di luce nei rispettivi Paesi.
Di fronte a tutto questo, risulta difficile comprendere la critica che Paglia rivolge al lavoro del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II.
Torniamo quindi al cambio di paradigma auspicato da monsignor Paglia. Esso comprende anche un cosiddetto «documento di base». I due capisaldi teorici sono il primato dell’ermeneutica e il conseguente primato della coscienza soggettiva.
Il primo assunto stabilisce il principio di immanenza: non esistono fatti, ma soltanto interpretazioni. Il secondo identifica il soggetto morale con la sua coscienza.
La dimensione storica dell’essere umano non deve però portare a negare l’esistenza di qualcosa che trascende le culture.
L’esposizione di quanto il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II aveva proposto e del nuovo paradigma avanzato da Paglia offre maggiore chiarezza sulle ragioni della soppressione dell’Istituto.
Si potrebbe rispondere che alla base vi è la difficoltà di accogliere il messaggio sul matrimonio e sulla famiglia che la Chiesa ha proposto fino a oggi.
