di Franco Masteri
Il 7 agosto la Chiesa e, in modo particolare, la famiglia carmelitana ricordano Sant’Alberto di Trapani, uno dei santi più significativi della tradizione religiosa siciliana.
Vissuto nel XIII e XIV secolo, Alberto rappresenta un modello di vita cristiana costruita sulla preghiera, sulla penitenza, sulla purezza e sulla concreta attenzione verso chi soffre.
Sebbene la sua memoria non faccia parte del calendario romano generale, il santo continua a essere celebrato dai due rami della famiglia carmelitana.
La sua figura è strettamente legata alla storia dell’Ordine, nato dall’esperienza di alcuni eremiti che, nel XII secolo, si stabilirono sul Monte Carmelo, in Terra Santa, ispirandosi soprattutto al profeta Elia e alla tradizione dei grandi uomini di preghiera dell’Antico Testamento e dei Padri del deserto.
Con il progressivo cambiamento della situazione politica e militare in Terra Santa, molti di questi religiosi tornarono in Europa.
I Carmelitani si stabilirono in diversi Paesi, tra cui Inghilterra, Francia e Sicilia. Il loro stile di vita, originariamente fortemente eremitico, si trasformò gradualmente in quello di un ordine mendicante, con una maggiore attenzione alla predicazione, alla formazione spirituale e al servizio pastorale.
È in questo delicato periodo di transizione che si colloca la vita di Sant’Alberto.
Nato a Trapani intorno al 1240, Alberto entrò nel Carmelo quando l’Ordine si era da poco radicato in Sicilia.
Secondo la tradizione, i suoi genitori erano anziani e non riuscivano ad avere figli. Dopo aver pregato la Madonna, promisero di consacrare a Dio il figlio che sarebbe eventualmente nato.
Alberto sarebbe così venuto al mondo come risposta a quella preghiera e avrebbe dedicato tutta la propria vita al servizio di Dio.
Divenuto religioso carmelitano, Alberto si distinse per la predicazione, la vita austera e l’attenzione verso i poveri.
La tradizione racconta che recitasse ogni giorno l’intero Salterio, alimentando la propria vita spirituale attraverso la meditazione costante della Parola di Dio.
La sua spiritualità non si limitava però alla preghiera.
Alberto considerava la penitenza come un mezzo per conformare maggiormente la propria vita a Cristo.
Secondo alcune fonti agiografiche, portava con sé dell’assenzio macinato, aggiungendolo al cibo e alle bevande come segno della scelta di una vita penitente.
Numerosi racconti gli attribuiscono anche interventi miracolosi: guarigioni di malati, liberazioni dal male e persino la purificazione di un pozzo le cui acque erano diventate nocive.
Le tradizioni sulla sua vita sottolineano inoltre la sua carità verso tutti, senza distinzione, ricordando episodi nei quali avrebbe aiutato anche persone di fede ebraica.
Il momento più celebre della sua vita è legato alla città di Messina.
Nel 1301 la città siciliana era sottoposta a un lungo assedio e a un blocco navale. La popolazione soffriva per la fame e per la mancanza di beni essenziali.
Alberto si impegnò nell’assistenza ai più poveri e celebrò Messe chiedendo a Dio la fine della sofferenza.
Quando alcune navi riuscirono a portare viveri e aiuti alla popolazione e, successivamente, l’assedio terminò, i messinesi attribuirono l’evento all’intercessione del religioso carmelitano.
Alberto morì nel convento carmelitano di Messina il 7 agosto 1307.
La devozione nei suoi confronti si diffuse rapidamente in Sicilia e successivamente in tutta la famiglia carmelitana. Fu canonizzato nel 1476 da Papa Sisto IV.
La sua eredità rimane particolarmente attuale.
Sant’Alberto insegna che la preghiera non può essere separata dalla carità e che una fede autentica deve tradursi in attenzione verso gli ultimi.
La sua vita unisce contemplazione e azione, silenzio e predicazione, penitenza e servizio.
Per i siciliani, inoltre, Sant’Alberto rappresenta una delle grandi figure spirituali nate dalla terra di Sicilia e divenute patrimonio della Chiesa universale.
La sua memoria continua a ricordare che la santità non consiste soltanto in gesti straordinari, ma nella fedeltà quotidiana a Cristo.
Preghiera, penitenza, amore per la Madonna e servizio agli altri: sono questi i tratti fondamentali della testimonianza di Sant’Alberto di Trapani, un santo siciliano che, dopo più di sette secoli, continua a indicare una strada semplice e radicale verso il Vangelo.
