Maldini e Leonardo rilanciano l’Italia: «Quando la Nazionale chiama è difficile dire di no»

Presentato il nuovo progetto tecnico della FIGC guidata da Giovanni Malagò. Guardiola è tra gli obiettivi per la panchina, dopo un contatto anche con Ancelotti, ma la priorità è costruire una metodologia comune dalla Nazionale maggiore fino ai bambini

Non una semplice scelta del nuovo commissario tecnico, ma una rifondazione completa del calcio italiano.

Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo hanno presentato alla Lega Serie A le linee del nuovo progetto della Federazione, costruito per restituire identità, competitività e continuità tecnica alle Nazionali azzurre.

Il nome del prossimo allenatore resta ancora riservato, ma durante la conferenza stampa è arrivata una conferma importante: Pep Guardiola è uno degli obiettivi, mentre prima del tecnico catalano sarebbe stato contattato anche Carlo Ancelotti.

La nuova dirigenza ha scelto di partire dai profili considerati migliori al mondo, senza però trasformare la corsa al commissario tecnico nell’unico elemento del rilancio.

Il progetto guarda ai prossimi sei anni, con l’Europeo del 2032 organizzato anche in Italia come grande traguardo, ma Maldini e Leonardo ritengono che per ricostruire realmente il movimento possa essere necessario un percorso ancora più lungo.

Malagò: «Ho scelto di mettere il cuore oltre le resistenze»

Il nuovo presidente federale ha raccontato di aver accettato l’incarico dopo un consenso quasi unanime delle principali componenti del calcio italiano.

Dopo l’esperienza particolarmente impegnativa legata a Milano Cortina, Malagò avrebbe inizialmente manifestato alcune resistenze. A convincerlo sono stati il richiamo dello sport, del calcio e dell’Italia, oltre alla possibilità di costruire un progetto realmente nuovo.

La prima scelta è stata quella di affidare la direzione tecnica a Paolo Maldini, affiancato da Leonardo nel ruolo di advisor.

Malagò ha sottolineato che tutte le principali decisioni saranno condivise: Maldini e Leonardo non agiranno senza il confronto con il presidente, così come il presidente non prenderà decisioni tecniche senza il loro consenso.

L’obiettivo è superare la tradizionale gestione concentrata esclusivamente sul commissario tecnico e creare una struttura capace di sopravvivere ai cambi di allenatore.

Maldini: «Un progetto ambizioso e molto difficile»

Paolo Maldini ha ammesso di aver avuto bisogno di tempo prima di accettare.

Il progetto è ambizioso, ma anche particolarmente complesso, perché richiede di mettere in relazione le differenti componenti federali e intervenire su problemi accumulati nel corso degli anni.

Alla fine, però, il richiamo della Nazionale ha prevalso.

«Quando l’Italia chiama è difficile dire di no», ha spiegato Maldini, ricordando la responsabilità e la pressione collegate a un incarico di questa importanza.

L’ex capitano del Milan e della Nazionale ha voluto coinvolgere personalmente Leonardo, con il quale condivide principi, valori, obiettivi e una lunga relazione professionale e personale.

Leonardo: «Dobbiamo creare un movimento»

Per Leonardo, la nuova avventura rappresenta la possibilità di trasformare in realtà idee e progetti condivisi con Maldini da molti anni.

Il dirigente brasiliano ha insistito sulla necessità di creare un vero movimento che coinvolga tutti: Federazione, leghe, società, allenatori, formatori, settori giovanili, giornalisti e tifosi.

«Se rimane l’idea di una sola persona, non faremo niente», ha spiegato.

La rinascita della Nazionale, secondo Leonardo, non può dipendere soltanto da un nuovo allenatore o da una generazione particolarmente fortunata. Deve nascere da una visione comune, applicata in modo coerente su tutto il territorio.

L’incontro con la Lega Serie A avrebbe prodotto segnali positivi, con i club disponibili ad ascoltare e partecipare ai futuri progetti tecnici.

Una direzione tecnica mai esistita prima

La figura affidata a Maldini rappresenta una delle principali novità della nuova struttura.

Il direttore tecnico del Club Italia avrà il compito di coordinare la Nazionale maggiore, le selezioni giovanili e il settore tecnico federale.

Finora questi mondi hanno spesso lavorato con difficoltà di comunicazione, seguendo metodologie e orientamenti non sempre collegati tra loro.

Il nuovo progetto prevede invece una linea tecnica centrale, capace di arrivare “a cascata” dalla Nazionale maggiore fino alle squadre dei bambini.

L’obiettivo è costruire un’identità che non venga cancellata ogni due o tre anni con il cambio del commissario tecnico.

Il calcio italiano deve recuperare sul piano tecnico

Leonardo ha individuato uno dei principali problemi del movimento nella perdita di competitività tecnica.

Il calcio moderno viene sempre più deciso attraverso l’uno contro uno, il dribbling, la velocità, la capacità di superare l’avversario e la volontà di proporre gioco.

L’Italia conserva una tradizione difensiva riconosciuta in tutto il mondo, ma secondo la nuova direzione non può più limitarsi a questa caratteristica.

Bisognerà restituire libertà ai calciatori, valorizzare il talento individuale e costruire una metodologia di allenamento capace di sviluppare giocatori più coraggiosi e propositivi.

Non si vuole rinnegare la solidità storica del calcio italiano, ma aggiungere ciò che oggi è diventato indispensabile per competere ai massimi livelli.

L’identikit del nuovo commissario tecnico

Il prossimo CT dovrà condividere la filosofia della direzione tecnica.

Maldini e Leonardo non cercano semplicemente un allenatore vincente, ma una figura in sintonia con il progetto generale e disposta a lavorare all’interno di una struttura coordinata.

Il commissario tecnico non sarà più il responsabile sostanziale dell’intera filiera federale.

Riceverà invece una linea tecnica più ampia, costruita per garantire continuità tra la Nazionale maggiore e tutte le selezioni giovanili.

La scelta richiede quindi più di una valutazione sul curriculum. Servono armonia di pensiero, condivisione della metodologia e disponibilità a partecipare a un piano di lungo periodo.

Guardiola è uno degli obiettivi

Durante la conferenza stampa, Maldini ha riconosciuto apertamente che Pep Guardiola rientra tra gli obiettivi valutati dalla Federazione.

Il tecnico catalano è considerato uno dei profili capaci di interpretare pienamente la nuova filosofia: dominio tecnico, proposta offensiva, sviluppo dei giovani e costruzione di una metodologia riconoscibile.

Maldini non ha fornito dettagli sulla trattativa né chiarito se gli ostacoli siano personali, contrattuali o legati alla disponibilità generale dell’allenatore.

Ha però confermato che la nuova dirigenza ha deciso di partire dai nomi considerati più prestigiosi al mondo.

Prima di Guardiola sarebbe stato contattato anche Carlo Ancelotti.

«Ci sembrava giusto partire da quelli che ritenevamo i migliori al mondo», ha spiegato Maldini.

Nessuna fretta, ma la Nazionale deve ripartire

La Federazione vorrebbe concludere la scelta in tempi brevi, possibilmente entro la settimana, ma non intende nominare un allenatore soltanto per rispettare una scadenza.

La priorità è ottenere la disponibilità della persona considerata più adatta.

Maldini ha spiegato che internamente esistono già idee chiare e una gerarchia tra le differenti possibilità, ma la tempistica dipenderà anche dalla risposta dei candidati.

La Nazionale maggiore ha appuntamenti imminenti e non può attendere indefinitamente. Tuttavia, una scelta sbagliata rischierebbe di compromettere proprio il progetto di lungo periodo appena avviato.

Un rilancio condiviso con i club

La collaborazione con la Serie A sarà fondamentale.

I club formano i calciatori, ne gestiscono quotidianamente la crescita e decidono quanto spazio concedere ai giovani italiani.

Nessuna metodologia federale potrà funzionare senza un rapporto stabile con allenatori, responsabili dei vivai e dirigenti delle società.

Il confronto svolto in Lega ha mostrato, secondo Maldini e Leonardo, una grande volontà di partecipare al rinnovamento.

La Federazione vuole evitare imposizioni dall’alto e costruire invece un sistema nel quale ogni componente possa beneficiare della crescita complessiva del calcio italiano.

Un progetto senza premi né bonus personali

Malagò ha raccontato anche un particolare legato agli accordi raggiunti con Maldini e Leonardo.

Durante la preparazione dei contratti, sarebbe emersa l’assenza di qualsiasi richiesta riguardante premi o bonus collegati alla qualificazione ai Mondiali, alle semifinali europee o alla vittoria di un torneo.

Il presidente ha interpretato questa scelta come una dimostrazione della mentalità dei due dirigenti.

Non servirebbero incentivi aggiuntivi per convincerli a inseguire i risultati, perché entrambi si considerano naturalmente orientati alla vittoria.

Una ricostruzione che parte dalla base

La nuova struttura non promette risultati immediati né formule miracolose.

Maldini e Leonardo hanno riconosciuto apertamente la distanza accumulata dal calcio italiano e la necessità di un lavoro lungo.

La Nazionale maggiore rimane la vetrina più importante, ma senza una riforma della formazione giovanile ogni successo rischierebbe di essere episodico.

Il progetto vuole costruire una linea tecnica stabile, riconoscibile e capace di accompagnare un bambino dai primi anni di attività fino alla maglia azzurra.

Guardiola sarebbe il simbolo più prestigioso di questa trasformazione. Ma anche il migliore allenatore del mondo, senza una struttura alle spalle, non potrebbe risolvere da solo tutti i problemi.

Il messaggio della nuova dirigenza è proprio questo: l’Italia non cerca soltanto un commissario tecnico. Cerca di tornare a essere una grande nazione calcistica.