Labor apre alla telemedicina per il fine vita: svolta alla conferenza nazionale

I delegati riuniti ad Adelaide approvano l’impegno a modificare le leggi federali sulla morte volontaria assistita. Via libera anche a un percorso per includere le cure dentali in Medicare e a maggiori controlli sul gioco d’azzardo

Il Partito Laburista australiano ha inserito nella propria piattaforma nazionale l’impegno a modificare le leggi federali per consentire l’utilizzo della telemedicina nelle procedure di morte volontaria assistita.

La decisione è arrivata durante la seconda giornata della cinquantesima Conferenza nazionale dell’ALP, in corso ad Adelaide, al termine del primo voto realmente contestato tra i delegati.

La modifica punta soprattutto a garantire maggiore accesso ai pazienti terminali che vivono nelle zone regionali e remote dell’Australia, attualmente costretti a spostarsi per incontrare personalmente un medico.

Le restrizioni introdotte durante il governo Howard

Le norme federali approvate durante il governo di John Howard impediscono l’impiego dei servizi di telecomunicazione per fornire informazioni o assistenza collegata alla morte volontaria assistita.

Di conseguenza, anche negli Stati e Territori in cui la VAD è legale, i medici non possono utilizzare normalmente telefono, videochiamate o servizi digitali per alcune fasi della procedura.

I pazienti residenti lontano dai grandi centri devono quindi affrontare viaggi spesso difficili, nonostante si trovino in condizioni di salute estremamente precarie. Anche la trasmissione di determinate prescrizioni deve avvenire attraverso modalità tradizionali, compreso l’invio postale.

L’emendamento approvato dalla conferenza impegna Labor a intervenire sulla legislazione federale per eliminare queste limitazioni.

Il sostegno di Ryan Batchelor

La proposta è stata presentata da Ryan Batchelor, membro del Parlamento del Victoria, secondo il quale le leggi introdotte nel suo Stato stanno funzionando nel rispetto delle garanzie previste.

Batchelor ha sottolineato che l’accesso alla morte volontaria assistita non dovrebbe dipendere dal luogo nel quale vive una persona.

I sostenitori della modifica hanno descritto la questione come un problema di uguaglianza tra cittadini delle aree metropolitane e residenti delle comunità regionali.

Per un paziente gravemente malato, viaggiare per molte ore soltanto per sostenere un colloquio medico può rappresentare un ostacolo quasi insormontabile.

Le perplessità: «Decisioni troppo complesse per una videochiamata»

La proposta non ha però ottenuto un consenso completo.

La parlamentare del New South Wales Sally Quinnell è intervenuta contro la modifica, pur riconoscendo le buone intenzioni dei promotori.

Secondo Quinnell, le conversazioni riguardanti la fine della vita sono particolarmente delicate, complesse e ricche di sfumature, e non dovrebbero essere affrontate attraverso una semplice videochiamata.

Il suo intervento ha ricevuto l’applauso di una parte dei delegati, mostrando la presenza di una significativa opposizione interna.

L’emendamento è stato comunque approvato con voto a voce. Nonostante i numerosi contrari presenti nella sala, non è stata richiesta una votazione formale con conteggio individuale.

Libertà di coscienza per i parlamentari

Dopo l’approvazione, la procuratrice generale federale Michelle Rowland ha presentato una risoluzione per garantire ai parlamentari Labor la libertà di coscienza sulle questioni legate alla morte volontaria assistita.

La risoluzione è stata approvata all’unanimità.

La scelta permette ai singoli deputati e senatori di votare secondo le proprie convinzioni personali, anziché essere vincolati rigidamente dalla posizione ufficiale del partito.

L’inserimento dell’impegno nella piattaforma non produce comunque un cambiamento legislativo immediato. Sarà necessario presentare un provvedimento in Parlamento e ottenere l’approvazione di entrambe le Camere.

Cure dentali in Medicare: approvata una “roadmap”

La conferenza ha rafforzato anche l’impegno del Labor per ampliare progressivamente Medicare alle cure dentali.

La piattaforma del 2023 definiva la salute orale come l’elemento mancante del sistema sanitario universale australiano. I nuovi emendamenti chiedono ora al governo di sviluppare una vera e propria tabella di marcia per migliorare l’accesso ai servizi odontoiatrici, partendo dalle persone con maggiori necessità.

La proposta non introduce scadenze immediate né garantisce l’estensione universale della copertura nel breve periodo.

I delegati hanno però voluto indicare una direzione politica più chiara.

Monika Wheeler, dirigente di una rete sanitaria, ha sostenuto che l’introduzione delle cure dentali in Medicare dovrà essere graduale, finanziariamente sostenibile e concordata con gli Stati e i Territori.

Ha inoltre ricordato che una cattiva salute orale può peggiorare la qualità della vita, aumentare il rischio di malattie, rendere più difficile trovare lavoro e spingere un maggior numero di persone verso i dipartimenti di emergenza.

Più poteri contro i danni del gioco d’azzardo

Un altro accordo raggiunto durante la conferenza riguarda la regolamentazione del gioco d’azzardo.

I delegati hanno approvato all’unanimità una modifica che impegna il partito a rafforzare i poteri degli organismi nazionali già esistenti e a intensificare le misure contro i danni prodotti dalle promozioni delle società di scommesse, comprese offerte e bonus.

La proposta è il risultato della pressione esercitata dalla base del partito, anche se non arriva a chiedere l’istituzione di un’autorità nazionale unica per il gioco d’azzardo.

La creazione di un nuovo regolatore era stata una delle raccomandazioni principali del rapporto parlamentare del 2023 You Win Some, You Lose More.

Il segretario di Unions NSW, Mark Morey, ha criticato duramente l’attuale sistema, descrivendo la regolamentazione del gioco online come insufficiente e frammentata.

Durante il dibattito, le società del settore sono state paragonate all’industria del tabacco e accusate di sottrarre risorse economiche alle famiglie e ai lavoratori.

AUKUS, nuovi miliardi ma il dissenso rimane

Sul fronte della difesa, il governo ha annunciato ulteriori 4,6 miliardi di dollari per lo sviluppo dei cantieri Osborne di Adelaide, dove verranno costruiti i futuri sottomarini australiani a propulsione nucleare previsti dall’accordo AUKUS.

Il vice primo ministro e ministro della Difesa Richard Marles ha sostenuto che il progetto gode di un sostegno chiaro e ampio all’interno del Partito Laburista.

La corrente Labor Against War contesta però questa interpretazione.

Il coordinatore nazionale Marcus Strom ha affermato che molti iscritti continuano a essere contrari agli enormi investimenti nel programma e chiedono che AUKUS venga eliminato dalla piattaforma del partito.

Il gruppo vuole inoltre un’inchiesta parlamentare sul patto strategico sottoscritto con Stati Uniti e Regno Unito.

Nonostante il dissenso, non è previsto un confronto formale su AUKUS durante la seconda giornata della conferenza.

Tensione diplomatica tra Cina e Taiwan

La conferenza è stata segnata anche dall’uscita dei rappresentanti diplomatici cinesi, contrari alla presenza di osservatori del Taipei Economic and Cultural Office.

La delegazione cinese aveva chiesto al segretario nazionale dell’ALP Paul Erickson di allontanare i rappresentanti taiwanesi.

La richiesta è stata respinta, poiché gli esponenti di Taipei partecipavano come osservatori generali e non come delegazione diplomatica ufficiale.

I funzionari cinesi hanno successivamente lasciato la conferenza e, secondo quanto riferito, sarebbero partiti da Adelaide.

Marles ha escluso modifiche alle procedure adottate dal partito per gli osservatori internazionali, sostenendo che la conferenza deve restare aperta e trasparente.

Dazi americani, maggioranza e opposizione contro Trump

La politica commerciale degli Stati Uniti ha rappresentato un altro tema centrale della giornata.

L’amministrazione Trump ha confermato l’introduzione di un dazio del 12,5% sulle esportazioni australiane dirette negli Stati Uniti.

Il ministro del Commercio Don Farrell ha definito la misura «completamente ingiustificata», respingendo le critiche americane sulle leggi australiane contro il lavoro forzato.

Anche il ministro della Difesa Richard Marles ha dichiarato che Canberra sta esercitando una forte pressione diplomatica sull’amministrazione statunitense per ottenere il ritiro della tariffa.

Il leader dell’opposizione Angus Taylor si è detto «assolutamente contrario» ai dazi, sostenendo che un alleato come gli Stati Uniti non dovrebbe imporre nuove tasse sulle merci australiane.

Taylor ha assicurato la disponibilità della Coalizione a collaborare con il governo per cercare di far revocare la decisione.

Violenza domestica, islamofobia e crescita di One Nation

Durante la conferenza sono stati affrontati anche i temi della violenza domestica, del multiculturalismo e della crescita politica di One Nation.

Matt Smith, ex giocatore della National Basketball League e oggi parlamentare del Queensland, ha chiesto ai governi di smettere di considerare i lavoratori dei servizi contro la violenza familiare come una semplice voce di bilancio.

Il presidente di Multicultural Labor WA, Hameed Abdul, ha invece raccontato la propria esperienza di australiano musulmano colpito dall’islamofobia, sottolineando che nessun cittadino dovrebbe vivere nella paura a causa della propria fede, del proprio aspetto o della propria identità.

Diversi delegati hanno inoltre descritto One Nation come una delle principali minacce elettorali per Labor, soprattutto nelle aree regionali e nelle comunità attraversate dalla crisi del costo della vita.

Una piattaforma più progressista, ma ora servono le leggi

La conferenza nazionale sta ridefinendo la direzione politica del Partito Laburista su alcune delle questioni sociali più delicate del Paese.

L’apertura alla telemedicina per la morte volontaria assistita rappresenta il cambiamento più controverso. Le nuove formulazioni su cure dentali e gioco d’azzardo indicano invece l’intenzione di rafforzare il ruolo del governo nella protezione sanitaria e sociale.

Le decisioni approvate non sono ancora leggi e non obbligano automaticamente il governo Albanese ad agire entro una data precisa.

Rappresentano però un mandato politico proveniente dalla base del partito.

Il prossimo passaggio sarà trasformare le dichiarazioni della piattaforma in proposte legislative concrete, affrontando le divisioni interne e il confronto parlamentare su temi destinati a suscitare un forte dibattito nell’opinione pubblica australiana.