Carburanti, il governo esclude la proroga del taglio alle accise: benzina e diesel verso nuovi rincari

Penny Wong conferma che lo sconto terminerà il 2 agosto nonostante l’aumento dei prezzi causato dal conflitto con l’Iran. L’accisa tornerà da 26,4 a 52,6 centesimi al litro, mentre Albanese annuncia uno studio per la prima nuova raffineria australiana in sessant’anni

Il governo federale australiano non prorogherà il taglio temporaneo alle accise sui carburanti, nonostante i nuovi aumenti dei prezzi di benzina e diesel provocati dalle tensioni internazionali e dalla guerra che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran.

A confermarlo è stata la ministra degli Esteri Penny Wong, intervenuta questa mattina ad ABC Breakfast. La riduzione terminerà, come previsto, nel fine settimana del 2 agosto.

Da aprile l’accisa federale è stata dimezzata per tre mesi, passando da 52,6 a 26,4 centesimi al litro. Con la scadenza della misura, il prelievo fiscale tornerà quindi al livello precedente, con un aumento di 26,2 centesimi per ogni litro di carburante.

Il ritorno dell’accisa piena rischia di tradursi rapidamente in un nuovo aggravio per milioni di automobilisti, famiglie e imprese già alle prese con il costo della vita e con prezzi energetici tornati a salire.

Wong: «Il piano è interrompere il taglio»

Penny Wong ha affermato che il governo continuerà a valutare misure per alleviare la pressione finanziaria sulle famiglie, ma ha escluso che tra queste vi sia, al momento, una proroga dello sconto sui carburanti.

«Il piano attuale prevede che l’accisa torni al livello precedente», ha spiegato.

La ministra ha ricordato che il prelievo era stato dimezzato temporaneamente, ma che «l’intenzione è che questa misura termini nel fine settimana».

Le parole di Wong chiudono, almeno per ora, la porta alle richieste di prolungare il provvedimento mentre il mercato petrolifero resta esposto alle conseguenze del conflitto mediorientale.

Prezzi sotto pressione per la guerra

Il governo considera prioritaria la continuità delle forniture di carburante e fertilizzanti dirette verso l’Australia.

La guerra ha provocato forti oscillazioni del prezzo del petrolio, aumentando i timori per la sicurezza delle rotte commerciali e per la disponibilità di prodotti essenziali.

Wong ha dichiarato che Canberra continuerà a lavorare per garantire l’arrivo delle forniture necessarie, ribadendo contemporaneamente la richiesta di negoziati per un cessate il fuoco.

«Stiamo chiedendo, insieme a molti membri della comunità internazionale, l’avvio di negoziati e la fine di un conflitto che ha causato tanta instabilità globale», ha affermato.

La crisi non riguarda soltanto il prezzo pagato dagli automobilisti alla pompa. Il carburante incide sui costi di trasporto, produzione agricola, logistica, edilizia e distribuzione dei beni.

Un aumento prolungato può quindi trasferirsi rapidamente sui prezzi dei generi alimentari e degli altri prodotti di consumo.

Una nuova stangata per le famiglie

La fine del taglio arriva in un momento particolarmente delicato.

Le famiglie australiane attendono i nuovi dati sull’inflazione, che potrebbero determinare le prossime decisioni della Reserve Bank of Australia sui tassi d’interesse.

Un forte rialzo dei carburanti rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione e complicare il lavoro della banca centrale.

Per una famiglia che utilizza due automobili, percorre lunghe distanze per lavoro o vive nelle aree regionali, il ritorno dell’accisa piena potrebbe avere un impatto significativo sul bilancio settimanale.

A essere colpite maggiormente saranno le comunità che dispongono di poche alternative al trasporto privato, oltre alle imprese che dipendono da veicoli commerciali e mezzi pesanti.

Il governo sostiene che il taglio fosse stato concepito come una misura eccezionale e limitata nel tempo. Tuttavia, la situazione geopolitica attuale è molto diversa da quella esistente al momento dell’annuncio di aprile.

La scelta di non prorogarlo rischia quindi di diventare un tema politico centrale.

Dal 2 agosto torna l’accisa completa

La riduzione di tre mesi aveva portato l’imposta da 52,6 a 26,4 centesimi al litro.

Alla scadenza, il ritorno al livello pieno non significa necessariamente che tutti i distributori aumenteranno immediatamente il prezzo nella stessa misura. Il costo alla pompa dipende anche dal petrolio, dalla raffinazione, dal cambio del dollaro australiano, dal trasporto e dai margini commerciali.

Tuttavia, l’incremento fiscale sarà reale e potrà essere progressivamente trasferito ai consumatori.

Per questo le organizzazioni dei consumatori potrebbero chiedere un controllo rigoroso sui prezzi, per evitare che la fine dello sconto venga utilizzata per applicare aumenti superiori a quelli giustificati.

Albanese annuncia lo studio per una nuova raffineria

Mentre il governo conferma la fine del taglio, il primo ministro Anthony Albanese si trova a Karratha, nella regione del Pilbara in Western Australia, per annunciare uno studio preliminare sulla costruzione di una nuova raffineria.

Il governo destinerà 4 milioni di dollari a una valutazione iniziale della fattibilità del progetto.

Qualora venisse realizzata, sarebbe la prima nuova raffineria costruita in Australia da circa sessant’anni.

L’iniziativa punta a rafforzare la sicurezza energetica nazionale e a ridurre la dipendenza dalle importazioni di carburante raffinato.

L’Australia dispone di vaste risorse energetiche, ma importa una parte significativa dei prodotti petroliferi già lavorati. Una crisi internazionale, un’interruzione delle rotte marittime o un aumento dei costi di raffinazione può quindi riflettersi rapidamente sul mercato interno.

Una soluzione necessaria, ma non immediata

Lo studio annunciato nel Pilbara rappresenta una risposta strategica, ma non offrirà sollievo immediato agli automobilisti.

Prima di costruire una raffineria saranno necessari studi tecnici, autorizzazioni, investimenti privati e pubblici, valutazioni ambientali e diversi anni di lavori.

Il progetto potrebbe rafforzare la resilienza del Paese nel lungo periodo, ma non impedirà il rincaro previsto dopo il 2 agosto.

Il governo si trova quindi davanti a una contraddizione evidente: riconosce la necessità di aumentare la sicurezza energetica australiana, ma contemporaneamente lascia terminare una misura che proteggeva temporaneamente i consumatori dalle conseguenze della crisi.

Un fine settimana decisivo per gli automobilisti

La scelta di non prorogare il taglio alle accise renderà i prossimi giorni particolarmente importanti.

I consumatori potrebbero cercare di fare rifornimento prima della scadenza, mentre distributori e autorità dovranno monitorare l’andamento dei prezzi per evitare speculazioni.

Penny Wong ha confermato che la priorità del governo resta garantire l’arrivo di carburanti e fertilizzanti, oltre a favorire una soluzione diplomatica al conflitto.

Per le famiglie australiane, però, la conseguenza più immediata sarà molto più concreta: dal 2 agosto il pieno rischia di diventare sensibilmente più costoso.

La guerra continua a essere combattuta a migliaia di chilometri di distanza. I suoi effetti, tuttavia, stanno già arrivando direttamente alle pompe di benzina australiane.