Garlasco, il finale della nuova inchiesta non è ancora scritto: dietro il riserbo continuano ad arrivare elementi nuovi

Il 1° settembre avevamo scritto che impronta e DNA, pur centrali, avrebbero potuto non rappresentare il vero punto di arrivo della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Continuiamo a mantenere la stessa linea: nessuna anticipazione oltre ciò che è documentabile, nessuna attribuzione di responsabilità e nessuna costruzione su indiscrezioni non verificabili. Ma le ultime informazioni sulle consulenze della difesa di Alberto Stasi e sull’esistenza di un’ulteriore indagine difensiva, descritta come lunga, circostanziata e coperta dal massimo riserbo, confermano almeno una cosa: il fascicolo continua a muoversi e il finale della nuova indagine non può ancora essere considerato scritto.

Quando il 1° settembre abbiamo affrontato nuovamente il caso Garlasco, avevamo scelto una posizione precisa: non confondere ciò che sappiamo con ciò che immaginiamo.

Quella posizione oggi diventa ancora più importante.

L’attenzione mediatica resta concentrata soprattutto sul DNA trovato sui margini ungueali di Chiara Poggi, sull’impronta della scarpa e sugli accertamenti riguardanti Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia.

Sono elementi importanti. Ma non necessariamente gli unici.

E soprattutto non sappiamo ancora quale peso avranno nella valutazione finale degli investigatori.

Tre consulenze tecniche della difesa Stasi

La novità riguarda il lavoro svolto sul fronte della difesa di Alberto Stasi.

Secondo quanto riferito nel materiale giornalistico acquisito, nelle ultime settimane sarebbero state predisposte almeno tre nuove consulenze tecniche

La prima riguarderebbe una rilettura critica delle intercettazioni di Andrea Sempio del 2017. La consulenza, secondo la fonte, sarebbe stata ultimata e conterrebbe elementi definiti nuovi.

La seconda riguarderebbe invece le scarpe e la camminata di Alberto Stasi e Andrea Sempio, con particolare attenzione all’impronta di calzatura collegata alla scena del delitto.

La terza sarebbe dedicata a un nuovo accertamento genetico

Sono tre fronti diversi che, presi insieme, indicano una revisione ampia di alcuni dei principali elementi della vicenda.

Ma occorre sottolinearlo: non conosciamo ancora le conclusioni di queste consulenze.

Dire che esistono non significa dire che abbiano già modificato il quadro investigativo.

L’elemento più delicato: una nuova indagine difensiva

C’è però un ulteriore passaggio che merita particolare attenzione.

Secondo quanto riferito nella stessa fonte, la difesa di Stasi avrebbe condotto anche una nuova e inedita indagine difensiva sull’omicidio di Chiara Poggi, descritta come lunga, circostanziata e mantenuta nel più assoluto riserbo. 

È questo, a nostro giudizio, il dato da seguire con maggiore attenzione.

Non perché possiamo anticiparne il contenuto. Non possiamo.

Non sappiamo quali persone riguardi, quali circostanze analizzi, quale ricostruzione proponga né quale materiale contenga.

La stessa fonte precisa di non conoscere l’oggetto concreto del lavoro e di sapere soltanto della sua esistenza. Viene inoltre riferito, sulla base di una fonte investigativa, che il materiale sarebbe considerato di interesse investigativo. 

La differenza è fondamentale.

Un conto è sapere che esiste un dossier. Un altro è sapere cosa dimostra.

Oggi possiamo affermare soltanto la prima cosa.

Proprio il riserbo impone di non costruire scenari

Quando attorno a un documento viene mantenuto un livello così alto di riservatezza, la tentazione mediatica è immediata: riempire il vuoto con interpretazioni.

È esattamente ciò che non vogliamo fare.

Il silenzio non dimostra che esista una “prova regina”. Non dimostra che sia stato individuato un nuovo responsabile. Non dimostra che la ricostruzione processuale definitiva sia destinata a cadere.

Ma il silenzio non permette neppure di sostenere il contrario.

Finché gli elementi non entreranno negli atti e non saranno sottoposti a verifica, qualsiasi conclusione sarebbe prematura.

Per questo manteniamo la linea seguita da mesi: osservare il movimento dell’inchiesta senza anticiparne l’esito.

Difesa Stasi e Procura di Pavia: due piani distinti

Va inoltre mantenuta una distinzione essenziale.

Le consulenze e l’indagine difensiva rappresentano attività svolte dalla difesa di Alberto Stasi.

La nuova inchiesta della Procura di Pavia, invece, riguarda Andrea Sempio e segue un proprio percorso investigativo.

Non è corretto sovrapporre automaticamente i due livelli.

Un materiale prodotto da una difesa può essere sottoposto agli investigatori, valutato, verificato, utilizzato oppure ritenuto non decisivo.

È soltanto attraverso questo passaggio che potremo comprenderne la reale importanza.

Perché il 28 settembre sarà una data importante

Secondo quanto riferito, il fascicolo continua ad acquisire nuovi elementi in vista della scadenza indicata per il 28 settembre

Quella data rappresenta quindi un passaggio significativo.

Ma non va trasformata automaticamente nel giorno in cui verrà pronunciata una verità definitiva.

La chiusura di una fase investigativa può precedere ulteriori valutazioni, richieste delle parti, decisioni della Procura ed eventuali successivi sviluppi giudiziari.

Il punto è un altro: a poche settimane dalla scadenza, continuano a emergere consulenze, approfondimenti e materiale investigativo.

Non è il quadro di un fascicolo completamente immobile.

Il nostro articolo del 1° settembre

Quando avevamo scritto che “il vero colpo di scena potrebbe dover ancora arrivare”, non stavamo annunciando una prova segreta né suggerendo che qualcuno disponesse già della soluzione del caso.

Il significato era diverso.

Guardando alla quantità di accertamenti ancora in corso, ritenevamo prematuro considerare DNA e impronta come l’ultima pagina della nuova indagine.

Oggi restiamo esattamente su quella posizione.

La notizia delle tre consulenze e, soprattutto, dell’ulteriore indagine difensiva coperta dal riserbo rafforza questa valutazione.

Non sappiamo ancora se produrrà una svolta.

Ma sappiamo che il lavoro non si è fermato.

Il punto non è avere ragione prima degli altri

Sul caso Garlasco si è ormai creata una corsa alla previsione.

C’è chi vuole dimostrare che tutto cambierà e chi sostiene che nulla potrà cambiare.

Il giornalismo dovrebbe restare fuori da questa contrapposizione.

Ci sono una sentenza definitiva nei confronti di Alberto Stasi e una nuova indagine che riguarda Andrea Sempio. Entrambe sono realtà giuridiche che devono essere raccontate senza confonderle.

La nuova indagine non cancella automaticamente la sentenza.

La sentenza non impedisce agli investigatori di verificare eventuali nuovi elementi.

Sono due principi che possono convivere senza contraddizione.

La svolta, se arriverà, dovrà essere negli atti

Continuiamo a ritenere possibile che nelle prossime settimane possa emergere un elemento capace di cambiare il peso complessivo della nuova indagine.

Ma, se quella svolta arriverà, dovrà essere riconoscibile negli atti, nelle perizie, nelle verifiche e nelle decisioni della Procura.

Non nelle indiscrezioni.

Non nei titoli.

Non nelle ricostruzioni costruite prima che i documenti siano conoscibili.

Questo è il punto che intendiamo mantenere fermo.

Il massimo riserbo che circonda parte del nuovo materiale non autorizza conclusioni, ma dimostra che il lavoro investigativo e difensivo è ancora in corso. E proprio per questo, come abbiamo scritto il 1° settembre e come sosteniamo da diversi mesi, il finale della nuova inchiesta di Garlasco non è ancora scritto.

Può darsi che il quadro finisca per confermare ciò che già conosciamo. Può darsi che alcuni degli approfondimenti non producano conseguenze. Può anche darsi che emerga qualcosa capace di spostare realmente l’asse della vicenda.

Oggi nessuna di queste possibilità può essere esclusa seriamente. Ed è questa, prima di qualsiasi suggestione, la vera notizia.