Roma, scoperta vicino al Colosseo una possibile caserma dei vigili del fuoco dell’antica Roma

L’edificio del II secolo, emerso a Villa Celimontana, conserva mosaici e affreschi. La struttura potrebbe essere appartenuta alla Quinta Coorte dei Vigiles, incaricata di spegnere gli incendi e garantire l’ordine pubblico notturno

Una caserma utilizzata dai vigili del fuoco dell’antica Roma potrebbe essere stata scoperta a poca distanza dal Colosseo.

Gli archeologi hanno riportato alla luce un edificio risalente al II secolo d.C. all’interno del parco di Villa Celimontana, sul colle Celio, uno dei sette colli della capitale.

La struttura presenta mosaici, affreschi e ambienti decorati. Cinque delle otto stanze individuate sono già state completamente scavate, mentre lo studio dei materiali prosegue per stabilire con certezza la funzione originaria del complesso.

L’ipotesi più suggestiva è che l’edificio facesse parte della vicina caserma della Quinta Coorte dei Vigiles, il corpo incaricato durante l’Impero romano di combattere gli incendi e sorvegliare la città nelle ore notturne.

Il mosaico con delfino, pesci e crostacei

Tra i reperti più importanti figura un mosaico raffigurante un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio disposti attorno a un grande vaso con due anse.

Gli archeologi hanno inoltre rinvenuto i resti di un soffitto dipinto, decorato con grandi cerchi rossi e blu.

Proprio il mosaico rappresenta uno degli indizi principali a sostegno dell’ipotesi della caserma.

La composizione presenta infatti forti somiglianze con un mosaico già scoperto negli alloggi dei Vigiles a Ostia, l’antico porto di Roma situato a circa trenta chilometri dalla capitale.

La vicinanza stilistica e simbolica tra le due decorazioni potrebbe indicare una funzione comune degli edifici.

Chi erano i Vigiles

I Vigiles rappresentavano una delle strutture essenziali per la sicurezza della Roma imperiale.

Erano responsabili dello spegnimento degli incendi, particolarmente frequenti in una città caratterizzata da edifici ravvicinati, strade strette e largo uso di legno nelle costruzioni.

Il corpo svolgeva anche compiti di polizia notturna, controllando le strade, intervenendo contro i disordini e proteggendo la popolazione durante le ore più pericolose.

Le coorti erano distribuite in differenti zone della città e disponevano di caserme, depositi, strumenti per il trasporto dell’acqua e personale specializzato.

Il complesso vicino a Villa Celimontana avrebbe utilizzato l’acqua proveniente da un acquedotto situato nelle vicinanze.

Una scoperta che potrebbe cambiare la mappa della Roma imperiale

Se l’identificazione venisse confermata, il ritrovamento consentirebbe di rivalutare l’estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale.

La struttura potrebbe infatti dimostrare che la caserma della Quinta Coorte occupava un’area più vasta di quanto ritenuto finora.

La posizione era strategica: il Celio si trovava vicino a importanti edifici pubblici, abitazioni aristocratiche e zone densamente frequentate.

La presenza dei Vigiles avrebbe garantito un intervento rapido in caso di incendi e una maggiore sorveglianza nelle ore notturne.

L’ipotesi alternativa: una residenza patrizia

Gli archeologi mantengono però aperta una seconda possibilità.

L’edificio potrebbe essere una domus patrizia, una residenza appartenuta a una famiglia benestante, simile alle numerose abitazioni aristocratiche già rinvenute sul Celio.

La qualità dei mosaici e degli affreschi sostiene anche questa interpretazione.

Le decorazioni raffinate potrebbero infatti appartenere a un ambiente privato di alto livello, non necessariamente a una struttura militare.

Soltanto un’analisi approfondita dei reperti, delle murature, delle tecniche costruttive e dell’organizzazione degli spazi consentirà di distinguere tra le due ipotesi.

Villa Celimontana e gli strati della storia romana

Gli scavi si svolgono all’interno di Villa Celimontana, un’area oggi conosciuta per il grande parco e per la residenza nobiliare costruita a partire dal XVI secolo.

Sotto i giardini moderni, però, continuano a emergere le tracce della Roma antica.

Il Celio ospitava abitazioni, edifici militari, templi e infrastrutture legate alla vita quotidiana della capitale imperiale.

Ogni nuova scoperta permette di ricostruire non soltanto la forma degli edifici, ma anche il funzionamento della città e i servizi destinati ai suoi abitanti.

Scavi finanziati dai fondi europei

Le ricerche archeologiche sono state finanziate attraverso i fondi europei destinati alla ripresa economica successiva alla pandemia.

L’intervento dimostra come gli investimenti nella tutela del patrimonio possano produrre risultati di grande valore scientifico e culturale.

Gli scavi non sono ancora conclusi e nuove informazioni potrebbero arrivare dall’apertura delle tre stanze non completamente esplorate.

Particolare attenzione sarà dedicata agli oggetti di uso quotidiano, alle iscrizioni e agli elementi architettonici capaci di rivelare chi utilizzasse realmente l’edificio.

La risposta è ancora sotto terra

La scoperta offre un’immagine preziosa della Roma del II secolo, ma il mistero rimane aperto.

La presenza di decorazioni marine simili a quelle della caserma di Ostia avvicina l’edificio ai Vigiles. La ricchezza degli affreschi, tuttavia, potrebbe indicare una dimora privata.

Qualunque sia la risposta definitiva, il ritrovamento rappresenta un nuovo tassello nella conoscenza della Roma imperiale.

A pochi passi dal Colosseo, sotto un parco frequentato ogni giorno da cittadini e turisti, il sottosuolo continua a restituire edifici, colori e testimonianze rimasti nascosti per quasi duemila anni.