La visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping in Corea del Nord si è conclusa con dichiarazioni di successo da entrambe le parti, rafforzando l’immagine internazionale del leader nordcoreano Kim Jong Un e consolidando il riavvicinamento tra Pechino e Pyongyang in una fase di profondi cambiamenti geopolitici in Asia.
Durante i due giorni di incontri, Xi è stato accolto con tutti gli onori riservati ai grandi alleati: salve di cannone, cerimonie ufficiali e spettacoli celebrativi hanno caratterizzato una visita che sia la Cina sia la Corea del Nord hanno presentato come un passo importante verso una cooperazione più stretta.
Secondo diversi analisti internazionali, uno dei principali vincitori del vertice è stato Kim Jong Un. La scelta di Xi Jinping di effettuare la sua prima visita all’estero dell’anno proprio a Pyongyang rappresenta infatti un importante riconoscimento politico per il leader nordcoreano.
Jenny Town, direttrice del Korea Program dello Stimson Center di Washington, ha osservato che Kim ha spesso sostenuto come la Corea del Nord stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella ridefinizione degli equilibri globali e che la visita di Xi rafforza ulteriormente questa narrativa.
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’incontro riguarda l’assenza di qualsiasi riferimento pubblico alla denuclearizzazione della Corea del Nord, tema che per anni aveva rappresentato uno dei principali punti di attrito tra Pechino e Pyongyang.
Secondo Jeremy Chan dell’Eurasia Group, la Cina sembra oggi aver adottato un approccio molto più pragmatico, evitando di esercitare pressioni pubbliche sul programma nucleare nordcoreano e concentrandosi invece sulla stabilità regionale e sulla cooperazione strategica.
Pechino continua ufficialmente a sostenere la denuclearizzazione della penisola coreana, ma negli ultimi anni ha progressivamente ridotto le critiche pubbliche nei confronti delle attività nucleari nordcoreane.
Per la leadership cinese, il principale obiettivo del viaggio sarebbe stato quello di rafforzare l’influenza di Pechino su Pyongyang e bilanciare la crescente vicinanza tra Kim Jong Un e il presidente russo Vladimir Putin.
Negli ultimi anni la Corea del Nord ha infatti intensificato i rapporti con Mosca, fornendo supporto militare alla Russia nel conflitto in Ucraina e ottenendo in cambio assistenza economica e cooperazione tecnologica.
Nonostante il clima positivo, gli osservatori sottolineano che esistono ancora limiti significativi nella relazione tra i due Paesi.
Mentre la Corea del Nord ha enfatizzato il valore simbolico e politico della visita, la Cina ha posto maggiore attenzione agli aspetti economici, commerciali e turistici della cooperazione bilaterale.
Secondo diversi analisti, il rapporto personale tra Xi Jinping e Kim Jong Un appare inoltre meno stretto rispetto a quello sviluppato dal leader nordcoreano con Vladimir Putin.
Tra i risultati concreti del vertice spicca il rinnovato sostegno di Pyongyang al principio dell'”Unica Cina”, la posizione con cui Pechino rivendica la sovranità su Taiwan.
Un segnale che potrebbe assumere maggiore rilevanza strategica nel contesto delle crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti nell’Indo-Pacifico.
Gli osservatori hanno inoltre notato l’assenza della figlia di Kim Jong Un, Ju Ae, considerata da molti esperti una possibile futura erede politica del regime. La giovane aveva accompagnato il padre durante precedenti eventi diplomatici di rilievo ma non è apparsa nelle immagini ufficiali diffuse dai media statali cinesi e nordcoreani.
La visita conferma come la penisola coreana resti uno dei principali teatri della competizione geopolitica globale. Se da un lato Cina e Corea del Nord mostrano un fronte più compatto rispetto al passato, dall’altro restano differenze strategiche e interessi nazionali che potrebbero limitare la profondità della loro cooperazione futura.
Fonte: Reuters – Brenda Goh, Liz Lee e Xiuhao Chen, 10 giugno 2026.
