Scrollando tra i social questa settimana, mi sono imbattuto in un gruppo che ha gentilmente condiviso la nostra prima pagina della scorsa edizione.
Nella descrizione si legge: “Pagina di riferimento per gli italiani espatriati in Australia. Notizie dal M5S e informazioni utili per vivere meglio in Australia.” Il gruppo aspira ad essere un punto di incontro e supporto per i giovani italiani in Australia. Una nobile causa che, almeno noi, abbiamo sempre promosso e sostenuto senza secondi fini.
Allo stesso tempo, però, non passa inosservato il riferimento al Movimento 5 Stelle, un partito che personalmente non ho mai apprezzato come esempio di buona politica.
Tra i pilastri del “non esempio” possiamo citare Luigi Di Maio, ora professore a Londra, e Roberto Fico, che dopo aver criticato duramente l’ex governatore della Campania, ora ci governa insieme. Il trasformismo del pentapartito, a confronto, sembra quasi un giro di valzer. Per non parlare del grande Di Ba, oggi praticamente irreperibile, probabilmente sulla stessa onda di Angelino Alfano.
Se poi consideriamo il M5S in Australia, non si può dimenticare la feroce battaglia contro questa testata e i suoi collaboratori, da parte di alcuni attivisti, con continui attacchi gratuiti durante le elezioni del Comites, sotto il finto vessillo della “trasparenza”. Eppure, dal 2021 il Comites di Sydney non pubblica nemmeno un bilancio sul proprio sito e guarda caso è anche finita la voglia di inneggiare alla tanto decantata “trasparenza” a 5 Stelle.
Uno degli attivisti M5S è persino stato accolto nella Lega di Salvini (un acquisto da Serie A, se vogliamo) e probabilmente sarà nuovamente candidato nel centrodestra. Motivo più che sufficiente per mantenere lo status quo dei candidati PD. Almeno finora a Roma abbiamo mandato gente che non scrive denunce false da consegnare a qualche esaltato capo ufficio per guadagnarsi qualche grazia.
