La guerra in Iran sta già colpendo le tasche degli australiani. In NSW il prezzo della benzina senza piombo 91 è passato da 178,7 a 185,5 centesimi al litro in pochi giorni, con punte di 256,9 centesimi in alcune stazioni. L’aumento è legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per un quinto del petrolio mondiale, minacciato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane.
Il prezzo del petrolio è salito a 77,60 dollari USA al barile e potrebbe arrivare a 100 dollari, con un impatto diretto sui consumatori. “Ogni dollaro al barile aggiunge circa un centesimo al litro alla benzina”, spiega l’economista capo di AMP, Shane Elliott.
La governatrice della Reserve Bank of Australia, Michele Bullock, ha affermato che è troppo presto per valutare l’impatto economico complessivo, ma un aumento temporaneo dell’inflazione potrebbe influenzare le decisioni sui tassi d’interesse, attesi in rialzo a maggio.
Il rincaro dei carburanti agisce come una “tassa sulle famiglie”, aumentando la spesa settimanale e riducendo il consumo altrove. L’escalation in Medio Oriente potrebbe quindi trasformarsi in un peso concreto sul portafoglio degli australiani, con effetti duraturi sull’inflazione e sui tassi.
