Addio alla Spaghetti House

Dopo 70 anni chiude uno dei simboli dell’Italia a Londra

C’erano una volta le tavole calde italiane di Londra. Quelle vere. Con i camerieri in giacca bianca, il profumo di aglio e pomodoro che invadeva le strade di Soho, le famiglie italiane sedute accanto agli impiegati della City, gli emigrati appena arrivati che lì ritrovavano un pezzo di casa.

Oggi quel mondo perde uno dei suoi simboli più storici: la catena Spaghetti House chiude definitivamente i battenti dopo 70 anni di attività.

La società madre Lavval Restaurants Ltd è entrata in amministrazione controllata, mentre Begbies Traynor è stata nominata amministratore giudiziario. I ristoranti ancora aperti a Londra hanno cessato immediatamente l’attività, mettendo fine a una storia iniziata nel 1955 nel cuore di Fitzrovia, in Goodge Street.

Fu il Commendatore Simone Lavarini, insieme all’amico Lorenzo Fraquelli, ad aprire il primo locale in un’epoca in cui la cucina italiana nel Regno Unito era ancora una scommessa. Negli anni Settanta e Ottanta, Spaghetti House divenne molto più di una semplice catena di ristoranti: era un simbolo dell’emigrazione italiana di successo, un luogo dove Londra imparava a conoscere pasta, espresso e convivialità italiana ben prima dell’esplosione globale del Made in Italy gastronomico.

Per intere generazioni di italiani emigrati nel Regno Unito, entrare da Spaghetti House significava sentirsi meno lontani da casa.

La catena arrivò a contare nove ristoranti nelle zone più prestigiose della capitale britannica: Marble Arch, Kensington, Oxford Street, Holborn, Carnaby Street, Argyll Street e perfino Westfield Shepherd’s Bush. Un piccolo impero costruito con il lavoro di famiglie italiane e con una ristorazione semplice ma autentica, molto prima dell’epoca dei format “instagrammabili” e della cucina trasformata in marketing.

Negli ultimi anni, però, qualcosa si era rotto.

Prima il Covid, poi l’inflazione, l’aumento dei salari, i costi energetici fuori controllo e infine una Londra cambiata profondamente dopo Brexit. I clienti non sono mai tornati ai livelli pre-pandemia e i bilanci hanno iniziato a peggiorare rapidamente. La società aveva già parlato apertamente di un periodo “estremamente difficile” per il settore della ristorazione.

Dietro questa chiusura non c’è soltanto il fallimento di una catena storica. C’è la fotografia di una città che cambia volto.

La Londra multiculturale che per decenni aveva accolto e valorizzato le comunità italiane oggi appare sempre più schiacciata dai costi, dagli affitti impossibili e da un mercato della ristorazione dominato da grandi gruppi internazionali e catene standardizzate.

Con Spaghetti House se ne va anche un pezzo di quella Italia emigrata che costruiva identità attraverso il lavoro, la cucina e la famiglia.

E forse il dettaglio più simbolico è proprio questo: mentre il mondo celebra la cucina italiana come patrimonio globale, molti dei luoghi storici creati dagli italiani all’estero stanno lentamente scomparendo.

Resta la memoria di un marchio che per decenni è stato il “re delle tavole calde italiane” a Londra. Un luogo che ha attraversato generazioni, mode, crisi economiche e persino uno dei più clamorosi episodi criminali della storia britannica: il celebre assedio della Spaghetti House del 1975, quando tre uomini armati presero in ostaggio il personale del locale per sei giorni in una vicenda che sconvolse il Regno Unito e ispirò libri e film.

Oggi però non ci sono ostaggi, né rapinatori.

C’è soltanto il silenzio di serrande abbassate.

E l’ennesimo angolo d’Italia all’estero che se ne va.