VERAMENTE UN MONDO AL CONTRARIO?

Un mondo al contrario, come descritto nel popolarissimo libro del generale Roberto Vannacci. Ma perché “al contrario”?

Non so voi, ma io mi sono fatto mandare una copia del libro per leggerlo e cercare di capire questa “contrarietà del mondo” che ha suscitato tanto scalpore in Italia. Qui in Australia, però, non saprei dire quante persone lo abbiano realmente letto o, addirittura, sappiano della sua esistenza.

Nel volume vengono affrontati dodici temi che spaziano dalla società all’economia, dalla cultura alla politica. Vannacci osserva il mondo contemporaneo da una prospettiva che lui stesso definisce “al contrario”. Non li citerò tutti, ma mi soffermerò su quelli che più hanno attirato la mia attenzione: energia, multiculturalismo, sicurezza e legittima difesa, patria, il pianeta LGBTQ++ e le nuove città.

Quando leggo non mi limito a sfogliare le pagine. Mi fermo, rileggo, torno indietro e cerco di immedesimarmi nel modo di vedere dell’autore. Non ho alcuna intenzione di presentare interrogazioni parlamentari o chiedere a qualcuno di “venire a riferire”, come spesso si sente dire nel dibattito politico. Voglio semplicemente capire se le sue argomentazioni siano convincenti e se le sue proposte possano offrire una chiave di lettura diversa dell’Italia di oggi.

Da tempo, e credo di non essere il solo, ho la sensazione che qualcosa non stia funzionando nel nostro Paese. Forse non tutto, ma certamente molto. Va detto che diversi problemi affondano le proprie radici nel passato e non possono essere attribuiti esclusivamente al presente.

Sul tema dell’energia, ad esempio, sappiamo bene che l’Italia non dispone delle stesse risorse naturali di altre nazioni. Tuttavia, è altrettanto vero che non sempre abbiamo investito con sufficiente determinazione nella ricerca e nell’innovazione per compensare questa carenza.

Il multiculturalismo rappresenta un altro nodo complesso. Negli anni sono state aperte molte porte, ma raramente si è pianificato con chiarezza come gestire i flussi migratori in funzione delle reali esigenze del mercato del lavoro. Ancora più raramente si sono create condizioni adeguate per favorire l’integrazione di chi arriva legalmente. Dopotutto si parla di persone, di famiglie, di esseri umani che dovrebbero essere aiutati a comprendere la società che li accoglie e, allo stesso tempo, essere messi nelle condizioni di contribuire positivamente ad essa.

Sul fronte della sicurezza e della legittima difesa, basta leggere le cronache quotidiane per rendersi conto di quanto il dibattito sia acceso. Molti cittadini hanno la percezione che chi si difende finisca spesso sotto accusa mentre chi delinque trovi troppe attenuanti. È una percezione che merita attenzione, indipendentemente dalle opinioni politiche.

Poi c’è il tema della patria. Una parola che per alcuni è diventata quasi scomoda. Eppure ogni Paese dovrebbe interrogarsi sulla propria capacità di difendere i propri interessi, la propria identità e il proprio territorio. Non si tratta soltanto di difesa militare, ma anche di coesione sociale, cultura civica e senso di appartenenza.

Infine, la questione LGBTQ++, forse una delle più divisive del nostro tempo. È un tema che coinvolge la famiglia, l’educazione, la scuola, la religione e il modo stesso in cui la società interpreta il concetto di identità. Per molti si tratta di un percorso di inclusione e riconoscimento dei diritti. Per altri, invece, il dibattito sta generando una confusione che appare sempre più difficile da comprendere.

Ignorare il fenomeno Vannacci, a mio avviso, sarebbe un errore. Quando una persona arriva improvvisamente al centro della scena pubblica e riesce a intercettare il disagio, le paure o le domande di una parte consistente della popolazione, vale la pena ascoltarla, anche senza condividerne le conclusioni.

Forse il vero punto non è stabilire se Vannacci abbia ragione o torto. La questione è capire perché milioni di persone abbiano trovato nelle sue parole una risposta, o almeno una provocazione, a problemi che ritengono irrisolti.

Tra destra e sinistra, tra esperti e opinionisti, tutti sembrano avere una soluzione pronta. Tutti sanno cosa dovrebbe essere fatto. Tutti spiegano cosa non funziona. Ma quando si tratta di costruire il domani, le certezze improvvisamente si riducono.

E allora la domanda resta aperta: il mondo va davvero al contrario?

Forse la risposta dipende dal punto in cui ci troviamo a guardarlo. Ma una cosa è certa: sempre più persone hanno la sensazione che qualcosa debba essere rimesso nella giusta direzione. E questo, piaccia o no, è il vero motivo per cui il libro di Vannacci continua a far discutere.

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