Dopo settimane di tensioni che hanno fatto temere un’escalation regionale dalle conseguenze imprevedibili, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo preliminare che punta a porre fine al conflitto e ad avviare una nuova fase negoziale destinata a ridefinire gli equilibri del Medio Oriente.
L’intesa, mediata dal Pakistan, dovrebbe essere formalmente firmata il prossimo 19 giugno in Svizzera. Il documento rappresenta il primo passo verso un accordo più ampio che dovrà affrontare i nodi più delicati: il programma nucleare iraniano, le sanzioni economiche e la sicurezza regionale.
Secondo quanto dichiarato dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, entrambe le parti hanno già concordato una cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari. Una posizione confermata anche da Washington e Teheran, che hanno indicato il 19 giugno come data chiave per l’avvio della nuova fase diplomatica.
HORMUZ TORNA OPERATIVO
Uno degli aspetti più importanti dell’accordo riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota significativa del commercio mondiale di petrolio e gas.
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che il blocco navale attorno ai porti iraniani sarà revocato e che il traffico marittimo riprenderà regolarmente dopo la firma dell’intesa.
Da parte iraniana è stato confermato che tutte le navi mercantili potranno nuovamente attraversare lo stretto, mentre l’agenzia Fars ha riferito che la gestione del traffico sarà coordinata dall’Iran insieme all’Oman.
La riapertura di Hormuz è considerata uno degli elementi più rilevanti dell’accordo, poiché potrebbe contribuire a ridurre le tensioni sui mercati energetici internazionali e contenere la volatilità dei prezzi del petrolio.
IL DOSSIER NUCLEARE
Sul fronte nucleare, l’Iran avrebbe accettato di sospendere temporaneamente le attività di arricchimento dell’uranio e di non espandere ulteriormente i propri impianti in attesa di un accordo definitivo.
Teheran avrebbe inoltre ribadito l’impegno a non produrre né acquisire armi nucleari, mentre Washington avrebbe riconosciuto il principio secondo cui le scorte di uranio altamente arricchito potranno essere gestite e diluite all’interno del territorio iraniano secondo modalità ancora da definire.
Trump ha parlato della futura introduzione di un rigoroso sistema internazionale di controlli e ispezioni, anche se i dettagli dovranno essere negoziati nei prossimi sessanta giorni.
SANZIONI E BENI CONGELATI
Altro punto centrale riguarda le sanzioni economiche.
Secondo fonti iraniane, gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a non introdurre nuove sanzioni durante il periodo negoziale e a sospendere temporaneamente alcune restrizioni sul settore petrolifero.
Teheran sostiene inoltre che Washington avrebbe accettato lo sblocco di circa 25 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all’estero.
La Casa Bianca ha confermato la prospettiva di una graduale riduzione delle sanzioni, pur smentendo trasferimenti diretti di denaro verso la Repubblica Islamica.
L’obiettivo finale sarebbe la progressiva rimozione delle sanzioni statunitensi e internazionali attraverso un calendario concordato tra le parti.
LIBANO E SICUREZZA REGIONALE
L’accordo preliminare non riguarda soltanto il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran.
Secondo il governo pachistano e il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, la cessazione delle ostilità dovrebbe estendersi anche al Libano.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto la fine completa delle operazioni israeliane sul territorio libanese, attribuendo agli Stati Uniti il compito di garantire il rispetto degli impegni assunti.
Da parte israeliana, tuttavia, il ministro della Difesa Israel Katz ha precisato che le forze armate manterranno il controllo delle zone di sicurezza conquistate in Libano, Siria e Gaza, segnale che il percorso verso una stabilizzazione definitiva resta ancora complesso.
TRUMP GUARDA ORA A UCRAINA E MEDIO ORIENTE
Forte dell’intesa raggiunta con Teheran, Donald Trump è arrivato al vertice G7 di Evian, in Francia, dichiarando di voler concentrare i prossimi sforzi diplomatici sulla guerra in Ucraina e sulle tensioni regionali ancora aperte.
Secondo il presidente americano, sia Volodymyr Zelensky sia Vladimir Putin avrebbero mostrato disponibilità a discutere nuove iniziative per il cessate il fuoco.
Resta ora da verificare se l’accordo preliminare tra Washington e Teheran rappresenti davvero l’inizio di una nuova fase di stabilità oppure soltanto una tregua temporanea destinata a essere messa alla prova dai negoziati dei prossimi mesi.
Per il momento, la firma prevista in Svizzera il 19 giugno rappresenta il passaggio decisivo da cui dipenderà il futuro dell’intera regione.
