Blackout in Iran il silenzio come arma di guerra contro il popolo

Internet oscurato repressione e migliaia di morti il regime iraniano punta a cancellare anche la verità

Il blackout dell’informazione in Iran non è soltanto una misura tecnica ma una parte centrale della repressione.

Spegnere internet mentre si spara sulla popolazione significa colpire due volte prima i corpi poi la verità. È questa la riflessione al centro dell’editoriale “Blackout per sparare nel buio” che denuncia il tentativo del regime iraniano di isolare il Paese dal resto del mondo durante le violenze e le proteste interne.

Secondo il testo le cifre che emergono parlano di almeno dodicimila morti in pochi giorni un numero che rappresenterebbe non soltanto una tragedia umana ma il segno di un potere che nel momento della paura sceglie di sopravvivere cancellando ogni testimonianza.

Iran internet oscurato per impedire immagini e testimonianze

L’editoriale sostiene che la repressione iraniana non appaia come una risposta improvvisata al disordine ma come un’operazione pianificata fatta di ordini dall’alto oscuramento dei media intimidazioni e controllo sistematico dell’informazione.

Secondo il testo il regime sarebbe consapevole che senza immagini senza video e senza testimonianze anche i morti rischiano di diventare numeri astratti incapaci di scuotere davvero l’opinione pubblica internazionale.

Per questo motivo il blackout digitale diventerebbe uno strumento centrale della strategia repressiva insieme al sequestro di telefoni telecamere e sistemi di comunicazione.

Giovani iraniani nel mirino della repressione

Particolarmente forte nel testo è il riferimento all’età delle vittime.

L’editoriale sottolinea infatti come molti dei giovani coinvolti nelle proteste abbiano meno di trent’anni e in alcuni casi siano addirittura minorenni.

Ragazzi e ragazze che secondo il testo non chiedono privilegi ma futuro dignità e possibilità di vivere liberamente.

Molti di loro proverrebbero da contesti difficili segnati dalla povertà e dall’emarginazione sociale e proprio per questo rappresenterebbero la parte più fragile ma anche più viva del Paese.

Iran Occidente e il rischio dell’indifferenza internazionale

Il testo critica anche la reazione della comunità internazionale accusando l’Occidente di oscillare tra dichiarazioni indignate e calcoli geopolitici senza arrivare a una risposta realmente coerente.

Secondo l’editoriale promesse e parole non accompagnate da azioni concrete rischiano soltanto di alimentare delusione e tradimento tra chi continua a scendere in piazza credendo di poter contare sul sostegno internazionale.

La sensazione descritta è quella di una popolazione lasciata sola davanti alla repressione.

Raccontare l’Iran per impedire che il silenzio vinca

Nella parte finale il testo insiste sul valore della testimonianza e della memoria sostenendo che raccontare documentare e ricordare i nomi delle vittime significhi impedire al potere di cancellare ciò che sta accadendo.

Secondo l’editoriale il vero obiettivo della repressione non sarebbe soltanto uccidere ma far sparire la traccia stessa degli eventi trasformando il silenzio in uno strumento politico.

Per questo la lotta degli iraniani viene descritta non solo come una battaglia per i diritti civili ma come una lotta contro l’oblio e contro l’indifferenza globale.

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