Certi grandi addii

La tanto annunciata intervista dell’ex General Manager del Co.As.It. di Sydney è infine stata pubblicata. Tuttavia, per chi si aspettava un confronto aperto sui temi più discussi degli ultimi anni, il risultato appare deludente. L’impressione è quella di un’intervista rassicurante, di fine mandato, nella quale si è preferito sottolineare i successi e le motivazioni personali dell’uscita di scena, senza affrontare alcune questioni che continuano a suscitare interrogativi nella comunità.

Tra queste vi è, ad esempio, la gestione dei fondi raccolti per Amatrice, tema sul quale molti avrebbero gradito maggiore trasparenza e chiarimenti pubblici, visto che sono passati dieci anni dalla tanto discussa raccolta.

Allo stesso modo, resta aperto il dibattito sul rapporto tra l’ente e gli organismi rappresentativi della comunità, come il Com.It.Es., anche alla luce di episodi che in passato hanno generato tensioni e divisioni.

L’esclusività concessa a una sola testata per questa intervista ha inoltre alimentato la percezione che si sia trattato più di un’operazione di immagine, realizzata con i consolidati partner mediatici dell’ex GM, che di un reale momento di confronto con la comunità per tirare le somme su quanto non è stato fatto.

Se si parla di “grande famiglia”, allora è legittimo chiedersi se tutti abbiano davvero le stesse opportunità di partecipazione e di esprimere opinioni diverse. E, soprattutto, quali criteri vengano adottati quando si intendono organizzare eventi di rilievo presso il Forum. La percezione di molti è che, durante questi anni, alcune porte siano state più aperte per gli amici che per altri.

Proprio per questo, l’intervista avrebbe dovuto rappresentare un momento di riflessione onesta su tutto ciò che ha significato la gestione del Co.As.It. Non sempre si è avuta la percezione che vi fossero regole chiare, trasparenti e uguali per tutti.

In tutto questo non vi è nulla di personale contro l’uomo, al quale va la stima e il rispetto dell’intera redazione.

Per quanto riguarda, invece, la capacità di unire la nostra comunità, purtroppo, i risultati non sembrano essere stati all’altezza delle aspettative: troppe fratture sono rimaste aperte e troppe occasioni di dialogo sono andate perdute.

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