VENT’ANNI DI RICERCATORI ITALIANI NEL MONDO: A ROMA IL PONTE TRA ITALIA, SCIENZA E FUTURO

Arcobelli: “La diaspora scientifica è una ricchezza nazionale”. Valentini: “I ricercatori italiani sono il vero Made in Italy”

Vent’anni di storia non sono un semplice anniversario. Sono la dimostrazione concreta che un’intuizione può trasformarsi in una realtà capace di unire migliaia di persone sparse nei cinque continenti.

La ventesima Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo, ospitata nella prestigiosa Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha celebrato due decenni di lavoro, relazioni internazionali, scambi scientifici e collaborazione tra l’Italia e una delle sue risorse più preziose: i ricercatori che operano all’estero.

L’evento ha riunito studiosi provenienti da Europa, Nord America, America Latina, Asia e Australia, insieme a rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle associazioni scientifiche italiane presenti all’estero. Una rete che negli anni è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per la diplomazia scientifica italiana.

IL RUOLO DI VINCENZO ARCOBELLI

Se oggi la Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo rappresenta un appuntamento consolidato nel panorama internazionale, gran parte del merito va a Vincenzo Arcobelli.

Consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e fondatore della Conferenza, Arcobelli è stato il principale artefice di un progetto nato vent’anni fa negli Stati Uniti e cresciuto fino a coinvolgere migliaia di ricercatori italiani nel mondo.

Nel suo intervento, accolto da un lungo applauso della sala, Arcobelli ha ricordato il percorso compiuto da questa iniziativa, definendola una storia costruita grazie all’impegno di donne e uomini che hanno continuato a sentirsi parte dell’Italia anche dopo aver intrapreso la propria carriera oltre confine.

“Abbiamo costruito ponti invisibili ma solidissimi tra l’Italia e il mondo”, ha affermato. “Abbiamo trasformato la distanza geografica in una ricchezza di prospettive, la diaspora in una rete di eccellenza e la lontananza in un’opportunità di crescita collettiva”.

Parole che sintetizzano perfettamente la filosofia che ha accompagnato la Conferenza fin dalla sua nascita.

Per Arcobelli, i ricercatori italiani all’estero non rappresentano una perdita per il Paese, ma una straordinaria opportunità. Una comunità capace di creare connessioni, attrarre investimenti, favorire collaborazioni internazionali e promuovere l’immagine dell’Italia nei più importanti centri di ricerca del pianeta.

Nel corso degli anni la Conferenza ha infatti contribuito a costruire una vera e propria rete globale della ricerca italiana, favorendo contatti tra università, enti di ricerca, imprese e istituzioni.

Una visione che oggi appare particolarmente attuale in un contesto internazionale nel quale la competitività dei Paesi si misura sempre più sulla capacità di produrre innovazione e conoscenza.

VALENTINI: “IL MADE IN ITALY PIÙ AUTENTICO SONO LE PERSONE”

Ad aprire ufficialmente i lavori è stato il Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, intervenuto in rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il suo è stato uno degli interventi più apprezzati della giornata.

Partendo da una celebre frase di Louis Pasteur – “La scienza non ha patria, ma lo scienziato ne ha una” – Valentini ha rivolto un riconoscimento diretto ai ricercatori italiani presenti in sala e collegati da ogni parte del mondo.

“Siete esattamente questo”, ha detto il Viceministro. “Persone che hanno scelto di portare la propria patria con sé ovunque siano andate”.

Valentini ha poi proposto una riflessione particolarmente significativa sul concetto stesso di Made in Italy.

Secondo il Viceministro, infatti, il vero Made in Italy non è soltanto quello della moda, del design o dell’enogastronomia.

“Il Made in Italy più autentico non sta nei prodotti, ma nelle persone”, ha spiegato. “Sta nel modo di lavorare, nella cura, nel rigore, nella creatività e nella capacità di trasformare un compito in un’opera”.

Parole che hanno voluto riconoscere il contributo dei ricercatori italiani come ambasciatori del Paese nel mondo.

Un contributo che, secondo Valentini, va ben oltre la produzione scientifica e riguarda anche la reputazione internazionale dell’Italia.

“Siete i nostri testimonial più autorevoli”, ha affermato il Viceministro. “Non perché abbiate scelto di esserlo, ma perché lo incarnate ogni giorno attraverso il vostro lavoro”.

LA SFIDA DEL FUTURO

Uno dei temi centrali della conferenza è stato quello della valorizzazione della cosiddetta diaspora scientifica.

Per troppo tempo il dibattito pubblico italiano ha affrontato il fenomeno della mobilità internazionale dei ricercatori esclusivamente attraverso il concetto di “fuga dei cervelli”.

Molti degli interventi della giornata hanno invece evidenziato una prospettiva diversa.

I ricercatori italiani all’estero rappresentano oggi una rete globale di competenze, relazioni e conoscenze che può diventare un motore di sviluppo per l’intero sistema Paese.

Da questo punto di vista, la presenza delle più alte istituzioni italiane alla Conferenza è stata interpretata come un segnale importante.

Non soltanto un riconoscimento simbolico, ma la volontà di rafforzare il dialogo tra l’Italia e la propria comunità scientifica internazionale.

UNA COMUNITÀ GLOBALE CHE GUARDA ALL’ITALIA

La ventesima edizione della Conferenza ha dimostrato ancora una volta come la ricerca italiana continui a essere protagonista sulla scena internazionale.

Dalle università britanniche ai centri di ricerca statunitensi, dai laboratori europei alle istituzioni scientifiche dell’America Latina, dell’Asia e dell’Australia, migliaia di ricercatori italiani contribuiscono ogni giorno all’avanzamento della conoscenza in settori strategici come la medicina, l’intelligenza artificiale, l’energia, la sostenibilità e le nuove tecnologie.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa straordinaria presenza internazionale in una leva ancora più efficace per lo sviluppo dell’Italia.

Vent’anni dopo la prima edizione, il messaggio che arriva da Roma appare chiaro.

La ricerca italiana non finisce ai confini nazionali.

Continua a vivere nei laboratori del mondo, nelle università internazionali e nelle migliaia di ricercatori che, pur lavorando lontano dall’Italia, continuano a portarne con orgoglio il nome, la cultura e l’eccellenza scientifica.