Le due donne si trovavano nell’edificio crollato di Los Palos Grandes insieme a Enzo Cuomo, il cui corpo era stato recuperato nelle ore precedenti. Una nuova scossa di magnitudo 4,6 è stata avvertita nella capitale, senza ulteriori danni segnalati. Proseguono le ricerche dei dispersi nelle aree devastate del Venezuela
Redazione
Sono stati individuati tra le macerie del palazzo Petunia, nel quartiere Los Palos Grandes di Caracas, i corpi di Trini Adrian, 53 anni, e della figlia Isabella Cuomo, 22 anni. Le due donne erano ricercate da quando l’edificio di quattordici piani nel quale vivevano era crollato durante le violentissime scosse che il 24 giugno hanno devastato il nord del Venezuela.
Nelle ore precedenti era stato recuperato anche il corpo di Enzo Cuomo, marito di Trini e padre di Isabella, originario di Laviano, in provincia di Salerno. La famiglia viveva all’ultimo piano del condominio e si trovava nell’abitazione quando la struttura è collassata.
La conferma del ritrovamento chiude nel modo più doloroso i giorni di attesa dei familiari, della comunità italiana di Caracas e del paese salernitano dal quale proveniva la famiglia. Le ricerche erano state seguite anche dall’Italia, mentre le autorità diplomatiche e consolari mantenevano i contatti con i soccorritori e con i parenti.
La vicenda della famiglia Cuomo presenta inoltre un legame tragico con il terremoto dell’Irpinia del 1980. I nonni di Enzo morirono nel sisma che colpì duramente Laviano e numerosi comuni della Campania e della Basilicata. Quarantasei anni dopo, un altro terremoto ha investito una generazione successiva della stessa famiglia, questa volta a migliaia di chilometri di distanza.
Il palazzo Petunia era situato in una delle zone residenziali della capitale venezuelana. Il suo crollo completo ha lasciato una grande quantità di cemento, ferri e solai sovrapposti, rendendo particolarmente difficili le operazioni. I soccorritori hanno lavorato per giorni cercando di aprire varchi tra le macerie e individuare eventuali spazi nei quali potessero trovarsi persone ancora in vita.
LA TERRA CONTINUA A TREMARE
Mentre proseguivano le ricerche, una nuova forte scossa è stata avvertita a Caracas e nelle aree circostanti. Secondo i dati del Servizio geologico degli Stati Uniti, il movimento tellurico registrato alle 13.01 è stato di magnitudo 4,6.
Il presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, ha riferito che non sono stati segnalati ulteriori danni. La scossa ha comunque provocato nuovi momenti di paura tra una popolazione già provata dalla distruzione e dalle numerose repliche registrate dopo i terremoti principali.
In diversi quartieri gli abitanti continuano a dormire all’aperto, nelle automobili, nelle tende o nei centri di accoglienza, temendo che edifici apparentemente rimasti in piedi possano cedere durante una nuova scossa. Le autorità stanno effettuando verifiche tecniche sugli immobili, ma il numero delle strutture danneggiate e la vastità delle zone colpite rallentano i controlli.
Le scosse di assestamento costituiscono un rischio anche per i soccorritori, costretti a operare all’interno di edifici instabili. Ogni nuovo movimento può provocare il cedimento di pareti, solai o parti di facciata rimaste sospese, imponendo l’interruzione temporanea delle attività e l’evacuazione delle squadre.
Le due scosse principali del 24 giugno hanno interessato una vasta area del Venezuela settentrionale, comprendente Caracas e lo Stato costiero di La Guaira. Quest’ultimo risulta tra i territori maggiormente colpiti, con interi isolati distrutti, strade interrotte e numerose persone ancora da localizzare.
Il bilancio disponibile parla di almeno 1.450 morti e oltre 3.000 feriti. Le persone non ancora rintracciate sarebbero decine di migliaia, ma il dato deve essere interpretato con prudenza perché comprende segnalazioni raccolte attraverso fonti differenti e può includere persone che hanno lasciato le proprie abitazioni senza riuscire a comunicare con i familiari.
La distruzione delle reti telefoniche, le interruzioni dell’elettricità e il trasferimento di migliaia di residenti verso ospedali o centri di accoglienza rendono particolarmente complessa la compilazione di elenchi completi.
I VIGILI DEL FUOCO ITALIANI IMPEGNATI A MACUTO
A Macuto, nello Stato di La Guaira, le squadre italiane dei Vigili del fuoco hanno operato insieme ai soccorritori dell’Ecuador e dei Paesi Bassi per raggiungere una donna rimasta intrappolata sotto un edificio crollato.
La donna aveva risposto ai segnali dei soccorritori attraverso il geofono, uno strumento capace di rilevare rumori, colpi e movimenti provenienti dagli spazi sotto le macerie. Secondo le prime informazioni, con lei avrebbero potuto trovarsi anche due bambini, ma le condizioni all’interno della struttura non hanno consentito una verifica immediata.
Le squadre hanno rimosso detriti e parti dell’edificio per diverse ore, cercando di individuare un percorso sicuro. Una nuova scossa e l’elevato rischio di ulteriori crolli hanno però costretto gli operatori ad allontanarsi temporaneamente dalla zona.
Con il trascorrere delle ore la situazione si è fatta più difficile. L’assenza di nuovi segnali di vita e la pericolosità della struttura hanno imposto una valutazione continua delle condizioni di sicurezza. Il lavoro dei soccorritori procede infatti seguendo un equilibrio complesso: raggiungere rapidamente le persone intrappolate senza provocare nuovi cedimenti che potrebbero mettere in pericolo sia le vittime sia gli operatori.
La missione italiana comprende personale specializzato nelle operazioni Urban Search and Rescue, nella localizzazione delle persone sotto le macerie, nella valutazione strutturale e nell’estrazione delle vittime. Gli uomini e le donne inviati dall’Italia operano insieme alle squadre venezuelane e ai contingenti internazionali arrivati nel Paese dopo l’attivazione dei meccanismi di protezione civile.
Durante il fine settimana almeno 33 persone sono state estratte vive dagli edifici crollati. Tra loro vi sono bambini rimasti intrappolati per diversi giorni. Questi ritrovamenti hanno mantenuto aperta la speranza, anche se con il passare del tempo le possibilità di sopravvivenza diminuiscono a causa delle ferite, della disidratazione, della mancanza di aria e delle temperature elevate.
Le operazioni continuano nei punti nei quali i familiari hanno segnalato presenze certe o gli strumenti hanno rilevato possibili movimenti. In molti quartieri sono gli stessi residenti a fornire indicazioni sulla disposizione degli appartamenti e sul luogo nel quale le persone si trovavano al momento del terremoto.
CINQUE MILIONI DI EURO DALL’UNIONE EUROPEA
L’Unione europea ha annunciato lo stanziamento di cinque milioni di euro in aiuti umanitari destinati alle comunità maggiormente colpite. I fondi saranno utilizzati principalmente per garantire alloggi temporanei, assistenza sanitaria e beni di prima necessità.
La Commissione europea sta inoltre organizzando un ponte aereo umanitario per il trasporto di attrezzature, medicinali, tende, generatori e materiali necessari alle operazioni di emergenza.
Otto Stati membri hanno già inviato personale e mezzi attraverso il Meccanismo europeo di protezione civile. Tra questi figurano Italia, Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Lussemburgo.
Sono stati mobilitati vigili del fuoco, unità cinofile, medici, tecnici, esperti di telecomunicazioni e squadre specializzate nella ricerca delle persone sotto le macerie. Anche il sistema satellitare europeo Copernicus è stato attivato per produrre mappe delle aree danneggiate e aiutare le autorità a individuare le priorità di intervento.
Gli aiuti internazionali devono confrontarsi con una situazione logistica molto difficile. Strade e ponti sono stati danneggiati, alcuni collegamenti sono interrotti e diverse zone possono essere raggiunte soltanto con mezzi speciali. Le strutture sanitarie funzionano sotto forte pressione e una parte degli ospedali ha riportato danni.
Oltre alla ricerca dei superstiti, le autorità devono garantire acqua potabile, assistenza medica, alimenti e ripari alle famiglie che hanno perso la casa. Cresce inoltre la preoccupazione per le condizioni igieniche nei centri di accoglienza e per la disponibilità di medicinali destinati ai pazienti con malattie croniche.
LA COMUNITÀ ITALIANA E L’ASSISTENZA CONSOLARE
La Farnesina, l’Unità di crisi, l’Ambasciata d’Italia a Caracas e il Consolato generale continuano a seguire la situazione degli italiani e degli italo-venezuelani presenti nelle aree colpite.
Il terremoto ha coinvolto una delle comunità italiane più numerose e radicate dell’America Latina. In Venezuela risultano iscritti all’Aire circa 150.000 cittadini italiani, molti dei quali possiedono anche la cittadinanza venezuelana. Il numero complessivo delle persone di origine italiana è però molto più elevato e comprende le seconde e terze generazioni.
Una parte consistente della comunità vive proprio tra Caracas e La Guaira. Per questo le conseguenze del sisma hanno raggiunto numerose famiglie italiane, associazioni regionali, imprese e istituzioni comunitarie.
Le verifiche risultano complicate dalla doppia cittadinanza. Alcune persone possono essere registrate negli ospedali o negli elenchi locali soltanto come venezuelane, mentre altre hanno perso i documenti durante il crollo delle abitazioni.
I consolati stanno confrontando le segnalazioni dei familiari con gli elenchi dei feriti, degli sfollati, delle persone estratte vive e delle vittime. Gli aggiornamenti possono quindi modificare rapidamente il numero dei cittadini italiani coinvolti.
La morte di Enzo Cuomo, Trini Adrian e Isabella si aggiunge alle altre perdite registrate nella comunità italo-venezuelana. Ogni identificazione richiede accertamenti, riconoscimenti e comunicazioni ai parenti prima della diffusione ufficiale del nome.
Mentre Caracas continua a essere attraversata dalle scosse, nelle zone distrutte le squadre di soccorso proseguono il lavoro. La priorità resta raggiungere le persone ancora intrappolate e assistere chi è sopravvissuto ma ha perso la casa, i familiari e ogni mezzo di sostentamento.
NUMERI DI EMERGENZA PER I CITTADINI ITALIANI
Unità di crisi della Farnesina: +39 06 36225
Ambasciata d’Italia a Caracas: +58 (0) 414 272 3600
Consolato generale d’Italia a Caracas: +58 (0) 414 210 1699
I numeri devono essere utilizzati per segnalazioni urgenti riguardanti cittadini italiani coinvolti nel terremoto o dei quali non si riescono ad avere notizie.
