L’ordine religioso dichiara di rischiare l’insolvenza e propone la vendita degli ultimi beni per risarcire le vittime di abusi. Ma un’inchiesta rivela il passaggio di prestigiosi istituti a un’entità separata per una cifra simbolica
Alcune delle più prestigiose scuole cattoliche australiane sarebbero state trasferite dai Christian Brothers a un’entità giuridica separata per il prezzo simbolico di appena un dollaro. Oggi, a distanza di alcuni anni da quelle operazioni, l’ordine religioso sostiene di trovarsi vicino all’insolvenza e di non essere più in grado di garantire il pieno risarcimento alle centinaia di persone sopravvissute agli abusi sessuali commessi nelle sue istituzioni.
È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da The Age e firmata dai giornalisti Cameron Houston e Caroline Schelle, basata sull’esame di documenti societari e immobiliari.
Tra gli istituti interessati figurerebbero tre importanti scuole del New South Wales: il Waverley College, nella zona orientale di Sydney, il St Patrick’s College di Strathfield e il St Pius X College di Chatswood. Nel 2018 le proprietà sarebbero state trasferite dai Christian Brothers ai Trustees of Edmund Rice Education Australia, conosciuta come EREA, dietro il pagamento nominale di un dollaro per ciascuna operazione.
Trasferimenti analoghi sarebbero avvenuti anche in Victoria. Il St Kevin’s College di Toorak, il St Joseph’s College di Geelong e il Parade College di Bundoora sarebbero passati alla nuova struttura nel giugno del 2015, pochi mesi prima che la Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse raccomandasse la rimozione della cosiddetta “Ellis Defence”.
Questa barriera legale aveva reso particolarmente difficile per le vittime avviare cause civili contro organizzazioni religiose non costituite secondo le normali forme societarie.
Il rischio di insolvenza
Nel giugno 2026 i Christian Brothers Oceania Province hanno annunciato l’intenzione di proporre ai creditori uno “scheme of arrangement”, una procedura che dovrà essere approvata sia dai creditori sia dal tribunale.
Il piano prevede la vendita delle proprietà ancora appartenenti all’ordine, valutate complessivamente circa 216 milioni di dollari australiani. Il ricavato dovrebbe essere distribuito tra le vittime degli abusi e gli altri creditori.
Secondo l’organizzazione religiosa, tuttavia, la somma disponibile non sarebbe sufficiente a coprire integralmente tutte le richieste di risarcimento, comprese quelle che potrebbero essere presentate in futuro.
I Christian Brothers hanno dichiarato di avere pagato, tra il 1980 e il 2025, più di 480 milioni di dollari in risarcimenti, accordi e spese legali. L’aumento del numero delle cause e del valore degli indennizzi avrebbe progressivamente esaurito le risorse finanziarie dell’ordine.
In assenza dell’approvazione del piano, la Provincia potrebbe essere posta in liquidazione. Al termine della procedura, la struttura australiana dei Christian Brothers sarebbe destinata a cessare le proprie attività.
Le scuole escluse dalla vendita
Il punto più controverso riguarda il fatto che numerosi istituti scolastici un tempo appartenenti direttamente ai Christian Brothers non rientrerebbero nel patrimonio destinato alla vendita.
Le scuole sono oggi controllate da Edmund Rice Education Australia, organismo istituito nel 2007 per amministrare e gestire gli istituti educativi fondati dalla congregazione. EREA è formalmente una struttura distinta e sostiene di non essere responsabile delle richieste di risarcimento relative agli abusi avvenuti prima del trasferimento della gestione.
Questa separazione giuridica rischia però di diventare il centro dello scontro legale. Gli avvocati delle vittime potrebbero chiedere di verificare le modalità, il valore e le finalità delle operazioni con cui proprietà immobiliari di grande prestigio sarebbero state trasferite per somme puramente simboliche.
Gli stessi Christian Brothers hanno riconosciuto che, nell’ambito dello schema proposto o di un’eventuale liquidazione, i trasferimenti a EREA e il ruolo delle parti coinvolte saranno sottoposti a esame.
L’ordine sostiene che la ristrutturazione del sistema scolastico sia stata realizzata nel rispetto delle procedure canoniche, con il sostegno delle diocesi interessate e l’approvazione della Santa Sede. Ha inoltre precisato che il piano non impedirebbe alle vittime di promuovere eventuali azioni contro EREA o altre istituzioni cattoliche.
Le critiche dei legali delle vittime
Gli avvocati che rappresentano le persone sopravvissute agli abusi hanno espresso forte preoccupazione. Il timore è che la procedura possa congelare o limitare numerose cause civili già avviate, trasformando le vittime in semplici creditori chiamati a dividersi un patrimonio insufficiente.
Particolarmente contestata è la richiesta di sospendere temporaneamente i procedimenti giudiziari mentre viene definito il piano finanziario. Per molte persone che hanno atteso decenni prima di trovare il coraggio di denunciare, l’ipotesi di un nuovo rinvio rappresenta un’ulteriore fonte di sofferenza.
La vicenda assume una rilevanza ancora maggiore considerando i risultati della Royal Commission australiana sugli abusi sessuali nelle istituzioni. L’inchiesta nazionale aveva evidenziato gravissime carenze nella gestione delle denunce da parte di numerose organizzazioni religiose e aveva calcolato che il 22 per cento dei membri dei Christian Brothers attivi in Australia tra il 1950 e il 2010 fosse stato indicato come presunto responsabile di abusi.
Una questione di responsabilità morale e patrimoniale
La controversia non riguarda soltanto la legittimità formale dei trasferimenti immobiliari. Al centro del dibattito vi è la responsabilità morale delle istituzioni che oggi amministrano scuole e proprietà costruite nel corso di decenni anche grazie al lavoro, alle donazioni e alla reputazione dei Christian Brothers.
Da una parte, EREA rivendica la propria autonomia giuridica e operativa. Dall’altra, le vittime e i loro rappresentanti chiedono che il patrimonio storico legato alle istituzioni nelle quali si verificarono gli abusi non venga considerato completamente estraneo agli obblighi risarcitori.
Saranno ora i creditori e i tribunali a valutare il piano proposto dall’ordine e a stabilire se le operazioni immobiliari debbano essere sottoposte a ulteriori verifiche.
Per le vittime, tuttavia, il problema resta profondamente umano: dopo anni di silenzio, processi e dolorose testimonianze, molte rischiano ancora una volta di non ricevere un risarcimento pieno e una risposta definitiva dalle istituzioni responsabili.
