Iran, Trump minaccia un attacco contro il sito nucleare di Pickaxe: Teheran avverte, «Sarà guerra totale»

Washington accusa l’Iran di aver trasferito migliaia di centrifughe nei tunnel scavati sotto il Monte Kolang. Il comando militare iraniano promette di colpire gli interessi americani e quelli degli alleati in caso di raid

La tensione tra Stati Uniti e Iran raggiunge un nuovo livello dopo la minaccia del presidente Donald Trump di colpire il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain, conosciuto anche come Monte Kolang, che secondo Washington sarebbe utilizzato da Teheran per ricostruire parte del proprio programma nucleare.

«Colpiremo Pickaxe Mountain molto presto e molto duramente», ha dichiarato Trump, sostenendo che l’Iran stia tentando di riattivare un sito destinato all’arricchimento dell’uranio.

La risposta iraniana è stata immediata. Il Comando centrale Khatam al-Anbiya, responsabile del coordinamento operativo delle forze armate della Repubblica islamica, ha avvertito che qualsiasi attacco contro infrastrutture nucleari o altri siti strategici verrebbe considerato un’estensione della guerra.

In quel caso, ha minacciato Teheran, gli interessi statunitensi e quelli degli alleati di Washington nella regione diventerebbero obiettivi militari.

Trump: «Useremo la massima forza»

Il presidente americano ha inserito il sito sotterraneo tra i principali possibili bersagli degli Stati Uniti.

Secondo Trump, l’Iran starebbe cercando di ripristinare capacità nucleari danneggiate durante i precedenti attacchi contro i suoi impianti.

«Stanno cercando di ricostituire un sito nucleare. Colpiremo quel sito con la massima forza», ha affermato.

Le dichiarazioni sembrano indicare che Washington non consideri il complesso soltanto un’infrastruttura in fase di costruzione, ma un elemento potenzialmente operativo del programma iraniano.

La Casa Bianca non ha però fornito pubblicamente prove definitive sulla presenza di centrifughe attive o materiale nucleare all’interno dei tunnel.

Hegseth: «Possiamo raggiungere qualsiasi luogo»

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, interrogato durante un’audizione davanti all’Appropriations Committee del Senato, non ha confermato quali sistemi d’arma potrebbero essere impiegati contro una struttura situata a grande profondità.

Hegseth ha ricordato che molte capacità militari statunitensi sono classificate, evitando di entrare nei dettagli operativi.

Ha però inviato un messaggio inequivocabile: «Se esiste qualcuno capace di raggiungere qualsiasi luogo sulla faccia della Terra, quello è l’esercito degli Stati Uniti».

Colpire un impianto costruito tra 90 e 140 metri sotto la roccia rappresenterebbe comunque una sfida militare considerevole e potrebbe richiedere armamenti specializzati, attacchi ripetuti o operazioni combinate.

La risposta iraniana

Il comando militare iraniano ha descritto le minacce americane come un atto di aggressione contro le infrastrutture strategiche del Paese.

«Se gli Stati Uniti si spingeranno a tal punto, lo considereremo un’estensione della guerra nella regione», ha dichiarato il Comando Khatam al-Anbiya attraverso l’emittente statale Irib.

Teheran ha avvertito che una risposta non sarebbe necessariamente limitata alle basi militari americane.

Potrebbero essere colpiti anche gli interessi degli Stati Uniti, dei loro partner e degli alleati presenti nella regione.

La minaccia coinvolge indirettamente basi, installazioni militari, rotte commerciali, infrastrutture energetiche e Paesi che offrono sostegno logistico a Washington.

Il rischio di un conflitto regionale

Un attacco contro Pickaxe Mountain potrebbe allargare rapidamente il conflitto.

L’Iran dispone di missili balistici, droni e gruppi alleati operativi in diversi Paesi del Medio Oriente. Una risposta potrebbe coinvolgere Iraq, Siria, Libano, Yemen e le acque del Golfo Persico.

Gli Stati Uniti mantengono migliaia di militari, basi e strutture strategiche nell’area, mentre diversi alleati regionali potrebbero essere esposti a ritorsioni.

Anche Israele, che considera il programma nucleare iraniano una minaccia esistenziale, potrebbe essere direttamente coinvolto in una nuova fase delle operazioni.

Cosa sarebbe nascosto sotto il Monte Kolang

Secondo valutazioni d’intelligence attribuite a Israele, l’Iran avrebbe trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio all’interno dei tunnel di Pickaxe Mountain.

Il complesso si troverebbe nelle vicinanze di Natanz, uno dei principali centri del programma nucleare iraniano.

Le strutture sarebbero state scavate a profondità comprese tra 90 e 140 metri, una caratteristica che renderebbe il sito particolarmente difficile da distruggere attraverso un bombardamento convenzionale.

Il presunto trasferimento sarebbe avvenuto dopo gli attacchi del 2025 contro i principali impianti nucleari iraniani.

Teheran non ha confermato pubblicamente lo spostamento delle centrifughe.

Un sito nato dopo il sabotaggio del 2020

Pickaxe Mountain sarebbe stato inizialmente sviluppato come centro sotterraneo per l’assemblaggio delle centrifughe.

Il progetto doveva sostituire un impianto danneggiato nel 2020 da un’esplosione attribuita da Teheran a un’operazione di sabotaggio.

Negli ultimi mesi, immagini satellitari e analisi indipendenti avrebbero mostrato un aumento delle attività nell’area: transito di camion, ampliamento degli accessi, rafforzamento dei tunnel e creazione di un nuovo perimetro di sicurezza.

Sono stati segnalati lavori anche intorno a una precedente rete di gallerie, realizzata nel 2007 e successivamente chiusa.

Questi movimenti alimentano il sospetto che il sito abbia assunto una funzione più importante rispetto al semplice assemblaggio di componenti.

Le informazioni comunicate all’Aiea

Nel 2021 l’Iran aveva informato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica della propria intenzione di avviare a Pickaxe attività collegate al programma nucleare.

Questa comunicazione rappresenta uno dei pochi elementi ufficialmente riconosciuti riguardo alla destinazione del complesso.

Non è però chiaro se l’Aiea abbia avuto accesso completo alla struttura o se disponga di informazioni aggiornate sulle attività attualmente svolte nei tunnel.

L’assenza di verifiche indipendenti alimenta lo scontro tra le interpretazioni di Washington e Teheran.

Le accuse americane

Gli Stati Uniti temono che un impianto collocato a tale profondità possa permettere all’Iran di proseguire l’arricchimento dell’uranio anche dopo eventuali attacchi contro le strutture di superficie.

Per Washington, il trasferimento delle centrifughe sarebbe un segnale della volontà iraniana di ricostruire capacità nucleari protette.

L’Iran continua invece a sostenere che il proprio programma abbia finalità esclusivamente civili e che il Paese abbia il diritto di sviluppare tecnologia nucleare per la produzione energetica e la ricerca.

La mancanza di trasparenza e le limitazioni imposte alle ispezioni hanno però aumentato i sospetti occidentali.

Una struttura difficile da distruggere

La profondità dei tunnel rende Pickaxe Mountain un bersaglio molto più complesso rispetto agli impianti tradizionali.

Le bombe penetranti possono colpire strutture sotterranee, ma l’efficacia dipende dalla natura della roccia, dalla posizione esatta dei tunnel e dalla presenza di sistemi di protezione.

Anche un attacco riuscito potrebbe non distruggere completamente l’impianto, limitandosi a bloccare gli ingressi o danneggiare alcune sezioni.

Un raid potrebbe inoltre disperdere materiale pericoloso, provocare vittime civili e spingere l’Iran ad abbandonare definitivamente ogni forma di cooperazione con gli organismi internazionali.

Diplomazia sempre più debole

Le dichiarazioni di Trump riducono ulteriormente gli spazi per una soluzione diplomatica.

La minaccia di un attacco potrebbe essere utilizzata per costringere Teheran a negoziare, ma rischia anche di rafforzare le componenti iraniane favorevoli a una risposta militare.

L’Iran potrebbe accelerare i lavori nei siti sotterranei, disperdere le centrifughe in più località o limitare ancora di più l’accesso degli ispettori internazionali.

Senza un canale negoziale credibile, ogni movimento militare potrebbe essere interpretato come l’inizio di un’offensiva.

Il precedente della guerra dei dodici giorni

Il presunto trasferimento delle centrifughe sarebbe avvenuto dopo la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, durante la quale Stati Uniti e Israele colpirono tre importanti siti nucleari iraniani.

Quegli attacchi danneggiarono infrastrutture strategiche, ma non eliminarono definitivamente le competenze scientifiche, il personale e le capacità industriali dell’Iran.

La costruzione di siti ancora più profondi potrebbe essere la conseguenza diretta di quella campagna.

Ogni bombardamento, quindi, rischia di produrre una nuova corsa alla protezione e alla dispersione delle attività nucleari.

Pickaxe al centro della crisi

Il Monte Kolang è diventato il punto nel quale si incontrano intelligence, guerra, diplomazia e deterrenza nucleare.

Washington sostiene che il sito rappresenti la prova della ricostruzione del programma iraniano. Teheran considera invece le minacce americane un’aggressione che giustificherebbe una risposta su vasta scala.

La certezza è che un attacco contro un impianto nucleare sotterraneo avrebbe conseguenze difficili da controllare.

Trump promette un’azione «veloce e potente». L’Iran risponde minacciando di colpire gli Stati Uniti e i loro alleati.

Tra le due posizioni resta sempre meno spazio per la diplomazia e sempre più pericolosamente vicino il rischio di una guerra regionale.