Barnaby Joyce prende le distanze da Malcolm Roberts sulle immagini dei morti per Covid: «Non erano messe in scena»

Il deputato di One Nation respinge le dichiarazioni del collega, secondo cui alcune immagini provenienti da Italia e Cina durante le prime fasi della pandemia sarebbero state false. «È stata una tragedia reale per tante famiglie»

Barnaby Joyce ha preso le distanze dalle dichiarazioni del senatore di One Nation Malcolm Roberts, che avrebbe messo in dubbio l’autenticità di alcune immagini dei morti riprese in Italia e in Cina durante le prime fasi della pandemia di Covid-19.

Intervenendo a Channel Nine, Joyce ha affermato di non credere che quelle immagini fossero state organizzate o costruite artificialmente, ricordando il dolore vissuto dalle famiglie che persero i propri cari.

«Non penso che quelle scene siano state messe in scena», ha dichiarato. «È stata chiaramente una circostanza tragica per le famiglie che hanno perso qualcuno durante il Covid. Credo che le persone non inscenino la morte dei propri familiari».

Le dichiarazioni attribuite a Roberts

Secondo quanto riportato dai quotidiani del gruppo Nine, in un filmato registrato lo scorso anno Roberts avrebbe sostenuto che alcune immagini delle vittime mostrate durante la pandemia, in particolare quelle provenienti dall’Italia e dalla Cina, fossero false.

Le dichiarazioni sono tornate all’attenzione pubblica in un momento di crescente scrutinio sulle posizioni espresse da alcuni esponenti di One Nation.

Roberts si è distinto negli anni per affermazioni controverse su numerosi argomenti, dalla pandemia alle cosiddette “scie chimiche”, fino alla guerra in Ucraina.

Il senatore aveva precedentemente sostenuto che fosse «altamente probabile» che l’aeronautica statunitense stesse diffondendo sostanze attraverso i cosiddetti chemtrails. Aveva inoltre definito il teorico della cospirazione americano Alex Jones un «faro di speranza nel mondo» ed espresso rispetto per il presidente russo Vladimir Putin dopo l’invasione dell’Ucraina.

Joyce: «In questo caso non sono d’accordo»

Joyce ha cercato di mantenere un equilibrio tra la solidarietà verso un collega di partito e il rifiuto delle sue dichiarazioni.

«Non mi piace gettare i colleghi sotto un autobus, a essere sincero», ha affermato.

Ha poi ricordato che One Nation concede ai propri parlamentari un’ampia libertà di esprimere opinioni personali, caratteristica che considera positiva.

Ma sulla questione delle immagini delle vittime della pandemia, la sua posizione è stata inequivocabile: «In questo caso non sono d’accordo».

Il dramma vissuto dall’Italia

Le parole attribuite a Roberts risultano particolarmente delicate per l’Italia, uno dei primi Paesi occidentali a essere colpiti duramente dal coronavirus nel 2020.

Le immagini degli ospedali sotto pressione, delle terapie intensive e dei convogli militari utilizzati per trasportare le bare da Bergamo divennero il simbolo mondiale della prima ondata.

Quelle scene raccontavano una crisi sanitaria reale, che causò migliaia di morti e impose restrizioni senza precedenti alla popolazione.

Metterne in dubbio l’autenticità significa riaprire una ferita ancora dolorosa per le famiglie che persero parenti e amici durante la pandemia.

Libertà di parola e responsabilità politica

La vicenda pone nuovamente il problema del rapporto tra libertà di espressione e responsabilità dei rappresentanti eletti.

I parlamentari hanno il diritto di esprimere opinioni, anche quando risultano impopolari o in contrasto con la posizione ufficiale del proprio partito.

La libertà politica non elimina però la necessità di distinguere tra critica alle decisioni dei governi e affermazioni che mettono in dubbio eventi documentati e vissuti da milioni di persone.

Contestare lockdown, obblighi vaccinali o gestione dell’emergenza sanitaria rientra nel normale confronto democratico. Sostenere che le immagini dei morti siano state costruite richiede invece prove solide, soprattutto quando una simile dichiarazione può alimentare sfiducia e teorie del complotto.

One Nation e la libertà concessa ai suoi parlamentari

Joyce ha difeso l’ampia autonomia interna riconosciuta da One Nation ai propri rappresentanti.

Questa libertà consente ai parlamentari di parlare apertamente senza essere costretti a seguire una linea rigidamente stabilita dalla leadership.

La stessa caratteristica può però creare difficoltà quando un esponente del partito pronuncia affermazioni controverse, costringendo colleghi e dirigenti a chiarire pubblicamente la propria posizione.

Nel caso di Roberts, Joyce ha scelto di non invocare sanzioni o provvedimenti disciplinari, limitandosi a respingere con chiarezza le dichiarazioni emerse.

Il peso della disinformazione sulla pandemia

A distanza di anni, il Covid continua a essere terreno fertile per disinformazione, teorie cospirazioniste e revisioni degli eventi.

La gestione della pandemia può e deve essere sottoposta a critiche, inchieste e verifiche. È necessario valutare gli errori dei governi, l’efficacia delle restrizioni e l’impatto economico e sociale delle misure adottate.

Ma il confronto deve partire dal riconoscimento dei fatti fondamentali: milioni di persone si ammalarono e moltissime persero la vita.

Per Joyce, negare la realtà di quelle immagini significa mancare di rispetto alle famiglie colpite.

Una presa di distanza politicamente significativa

La dichiarazione di Joyce assume rilievo perché arriva da un esponente dello stesso partito di Roberts.

Non si tratta quindi di una critica proveniente da un avversario politico, ma del riconoscimento interno che la libertà di parola non implica necessariamente condivisione.

Joyce ha scelto di non attaccare personalmente il collega, ma ha stabilito un limite chiaro.

Le immagini delle vittime del Covid, ha sostenuto, non erano una rappresentazione costruita. Erano la testimonianza di una tragedia che ha colpito famiglie reali e che non può essere trasformata in materiale per alimentare sospetti privi di riscontri.