Un’inchiesta sull’edilizia del Victoria sostiene che alcune imprese avrebbero pagato Mick Gatto per ottenere accesso privilegiato ai cantieri dei grattacieli. Intanto emergono oltre quattro milioni di dollari versati dal settore del gambling al Partito Laburista in cinque anni.
Due vicende apparentemente separate stanno alimentando in Australia lo stesso interrogativo: quanto pesano sui cittadini i rapporti opachi tra potere economico, politica, sindacati e gruppi di interesse?
Da una parte c’è la cosiddetta “Gatto tax”, un costo occulto che, secondo un’inchiesta pubblicata da The Age e dalle altre testate del gruppo Nine, sarebbe finito indirettamente nel prezzo degli appartamenti costruiti nel Victoria.
Dall’altra ci sono gli oltre quattro milioni di dollari australiani che il Partito Laburista avrebbe ricevuto in cinque anni da società e organizzazioni legate al gioco d’azzardo, compresi circa 1,5 milioni versati nel periodo delle ultime elezioni. Una cifra che emerge proprio mentre all’interno del Labor cresce la pressione per adottare regole più severe contro i danni prodotti dal gambling.
La “tassa” che non compare nei contratti
La “Gatto tax” non è naturalmente un’imposta prevista dalla legge. È l’espressione utilizzata dall’inchiesta giornalistica per descrivere un presunto sovrapprezzo incorporato nei costi di costruzione degli appartamenti del Victoria.
Secondo quanto ricostruito, imprese attive nell’intonacatura, nella produzione di elementi prefabbricati e in altri settori dell’edilizia avrebbero pagato il controverso mediatore e personaggio della malavita di Melbourne Mick Gatto. In cambio, queste aziende avrebbero ottenuto un accesso privilegiato ai cantieri dei grandi complessi residenziali, grazie ai rapporti attribuiti a Gatto con ambienti vicini alla CFMEU, il potente sindacato australiano delle costruzioni.
Il meccanismo ipotizzato è semplice: un’impresa sostiene un costo aggiuntivo per entrare o restare nei grandi cantieri; quel costo viene inserito nel prezzo del subappalto; il costruttore lo trasferisce sul costo complessivo dell’edificio e, alla fine della catena, a pagare è l’acquirente dell’appartamento.
Non si tratterebbe quindi soltanto di un problema interno al settore delle costruzioni. Se confermato, il sistema avrebbe avuto un effetto diretto sul mercato immobiliare, già caratterizzato da prezzi elevati e da una crescente difficoltà delle famiglie nell’acquistare una casa.
Il punto più delicato dell’inchiesta riguarda il presunto potere di decidere quali aziende potessero lavorare nei grandi progetti residenziali. In un mercato realmente competitivo, un’impresa dovrebbe ottenere un contratto in base al prezzo, alla qualità, alla sicurezza e alla capacità di rispettare i tempi. Nel sistema descritto, invece, avrebbero potuto pesare relazioni personali, protezioni e accessi sindacali privilegiati.
Il ruolo di Mick Gatto
Mick Gatto ha sempre presentato la propria attività nel mondo delle costruzioni come quella di un mediatore e arbitro, chiamato a risolvere controversie tra aziende, costruttori e lavoratori. Il suo nome è però da anni associato alle inchieste sui rapporti tra criminalità organizzata e settore edilizio del Victoria.
Le accuse contenute nelle più recenti ricostruzioni giornalistiche devono essere considerate come tali e sottoposte alle verifiche delle autorità competenti. L’esistenza di pagamenti o consulenze, da sola, non dimostra necessariamente che siano stati commessi reati.
Resta tuttavia il problema della trasparenza. Quando un soggetto esterno può esercitare un’influenza significativa sulla selezione delle imprese, sui rapporti industriali o sull’accesso ai cantieri, il rischio è che la concorrenza venga alterata e che i costi aumentino senza alcun beneficio per il consumatore.
La polizia del Victoria ha riconosciuto che le indagini sulle infiltrazioni criminali nel settore delle costruzioni saranno lunghe e complesse, anche a causa delle intimidazioni che potrebbero scoraggiare testimoni e operatori dal collaborare.
I milioni del gambling nelle casse del Labor
Nelle stesse ore, una seconda inchiesta ha riportato l’attenzione sul rapporto tra politica e interessi economici.
Secondo i dati citati dalle testate del gruppo Nine, il Partito Laburista avrebbe raccolto più di quattro milioni di dollari dal settore del gioco d’azzardo negli ultimi cinque anni. Circa 1,5 milioni sarebbero arrivati attorno all’ultima campagna elettorale.
Le donazioni politiche dichiarate non sono automaticamente illegali. In Australia, aziende, associazioni e sindacati possono finanziare i partiti nel rispetto delle norme sulla trasparenza e sui limiti previsti nelle diverse giurisdizioni.
La questione è soprattutto politica ed etica: può un governo regolamentare con sufficiente fermezza un settore dal quale il suo partito riceve finanziamenti consistenti?
Il problema diventa ancora più evidente mentre il Labor si prepara a discutere, durante la propria conferenza nazionale di Adelaide, nuove misure contro i danni causati dal gioco. Esponenti del partito e organizzazioni sindacali chiedono una regolamentazione più forte, compresa la possibile istituzione di un’autorità nazionale indipendente o il potenziamento dei poteri dell’Australian Communications and Media Authority.
Le misure già annunciate dal governo Albanese hanno introdotto alcune restrizioni, ma una parte del Labor considera insufficiente l’assenza di un organismo nazionale specificamente incaricato di controllare il settore.
Due vicende, una stessa domanda
La “Gatto tax” e le donazioni del gambling non possono essere considerate automaticamente parti dello stesso sistema. Sono vicende diverse, basate su soggetti, rapporti e responsabilità differenti.
Eppure sollevano una domanda comune: chi paga quando interessi privati conquistano un accesso privilegiato ai centri decisionali?
Nel settore edilizio, il costo rischia di essere incorporato nel prezzo di una casa. Nella politica, il prezzo può essere rappresentato da riforme ritardate, attenuate o percepite dall’opinione pubblica come insufficientemente indipendenti.
Anche quando non viene dimostrato uno scambio diretto tra denaro e decisioni, l’esistenza di rapporti finanziari poco trasparenti o di intermediari dotati di un potere informale può compromettere la fiducia dei cittadini.
La risposta non può limitarsi alla pubblicazione dei nomi dei donatori o all’apertura di nuove indagini. Servono controlli indipendenti, gare realmente competitive, tracciabilità dei pagamenti, regole più severe sui conflitti d’interesse e una piena trasparenza sulle persone che esercitano influenza nei cantieri e nei palazzi della politica.
Perché una “tassa occulta”, nell’edilizia come nella democrazia, finisce quasi sempre per essere pagata da chi non ha partecipato agli accordi: il cittadino.
