L’ex campione del mondo resta il principale candidato alla panchina azzurra, ma l’ufficialità tarda ad arrivare. La FIGC vuole chiarire i rapporti con il bookmaker russo, il contratto con il Dubai United e le possibili questioni di opportunità. La Russa: «Un salto nel buio»
La nomina di Andrea Pirlo a commissario tecnico della Nazionale italiana sembrava ormai vicina all’ufficialità. Il mancato annuncio, tuttavia, ha trasformato una scelta sportiva in un caso politico, commerciale e istituzionale.
Dopo il rifiuto di Pep Guardiola, il presidente federale Giovanni Malagò, il direttore tecnico Paolo Maldini e il consulente Leonardo avevano individuato nell’ex centrocampista di Milan, Juventus e Nazionale il profilo sul quale costruire il nuovo corso azzurro.
Nelle ultime ore, però, Malagò avrebbe chiesto ulteriori approfondimenti prima di procedere. Al centro delle verifiche ci sono il rapporto professionale ancora in essere con il Dubai United e soprattutto la collaborazione commerciale di Pirlo con Fonbet, importante società russa di scommesse.
La vicenda ha immediatamente diviso politica, stampa e opinione pubblica. Da una parte c’è chi considera irrilevanti i rapporti commerciali dell’allenatore e invita a giudicarlo soltanto per le competenze sportive. Dall’altra, diversi esponenti politici ritengono incompatibile il ruolo di ambasciatore di un marchio russo con quello di rappresentante della Nazionale italiana.
L’ufficialità, dunque, resta sospesa. E Pirlo, prima ancora di sedersi sulla panchina azzurra, si trova già al centro della prima grande tempesta.
Malagò vuole chiarire la natura del contratto
Il nodo principale riguarda la reale natura dell’accordo tra Pirlo e Fonbet.
Secondo le ricostruzioni disponibili, la collaborazione commerciale sarebbe collegata al suo incarico nel club emiratino Dubai United. Il proprietario della società, Sergey Lomakin, avrebbe interessi economici rilevanti anche nel gruppo di scommesse russo.
I legali di Pirlo sostengono che il contratto con Fonbet non rappresenti una collaborazione autonoma e permanente, ma sia direttamente legato alla sua esperienza professionale negli Emirati Arabi Uniti. La conclusione del rapporto con il club dovrebbe quindi determinare anche la cessazione dell’accordo commerciale.
La Federazione vuole però avere garanzie precise prima di formalizzare la nomina.
Il commissario tecnico non è soltanto l’allenatore di una squadra. Rappresenta l’Italia nelle competizioni internazionali, nelle conferenze stampa, nelle iniziative istituzionali e nei rapporti con gli sponsor federali. Qualsiasi collaborazione esterna può quindi assumere un peso diverso rispetto a quello che avrebbe nella normale carriera di un tecnico di club.
Il Codacons annuncia un esposto
A rendere ancora più complessa la situazione è intervenuto il Codacons, che ha annunciato un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
L’associazione dei consumatori chiede di verificare se la collaborazione con Fonbet possa entrare in conflitto con il divieto italiano di pubblicità e sponsorizzazione di giochi e scommesse.
Il Codacons ha inoltre anticipato la possibilità di presentare un ricorso al Tar del Lazio qualora la FIGC procedesse con la nomina senza avere prima chiarito la questione.
L’annuncio non significa che esista già una violazione accertata. Saranno le autorità competenti a stabilire se il rapporto commerciale di Pirlo rientri effettivamente nell’ambito delle norme italiane e se possa produrre conseguenze sulla sua eventuale nomina.
Resta però evidente che la Federcalcio non può ignorare il rischio di una battaglia legale immediatamente successiva all’ufficialità.
La politica si divide sulla Russia
Il rapporto con Fonbet ha trasformato rapidamente il dibattito calcistico in uno scontro politico sulla Russia.
La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha criticato duramente la possibile scelta della FIGC, sostenendo che Pirlo avrebbe prestato il proprio prestigio a un processo di normalizzazione del regime di Vladimir Putin.
Secondo Picierno, la Nazionale rappresenta l’Italia nel mondo e deve quindi mantenere una posizione coerente con il sostegno italiano ed europeo all’Ucraina.
Anche Benedetto Della Vedova ha invitato Pirlo a interrompere il rapporto con Fonbet. Pur riconoscendo che il settore delle scommesse non sarebbe direttamente colpito dalle sanzioni europee, il deputato di +Europa ha sottolineato il significato pubblico delle scelte commerciali compiute da una personalità sportiva di tale notorietà.
Critiche sono arrivate anche da Filippo Sensi, Mauro Berruto e Carlo Calenda, contrari alla possibilità che Pirlo diventi il nuovo commissario tecnico senza una netta presa di distanza dalla collaborazione russa.
Di segno opposto le dichiarazioni di Roberto Vannacci e di esponenti della Lega, secondo i quali cultura, arte e sport dovrebbero restare separati dai rapporti internazionali e dalle contrapposizioni politiche.
Vannacci ha dichiarato di non vedere una questione etica, sostenendo che Pirlo debba essere valutato esclusivamente sulla competenza e non sui rapporti con società straniere.
La Russa: «Che Dio ce la mandi buona»
Le perplessità non riguardano soltanto Fonbet.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso dubbi soprattutto sulla preparazione tecnica dell’ex centrocampista.
Pur riconoscendo in Pirlo un grande campione, La Russa ha definito la sua possibile nomina «un salto nel buio», aggiungendo: «Che Dio ce la mandi buona».
Il presidente del Senato ha inoltre osservato che, dopo il tentativo di convincere Guardiola, la scelta di Pirlo potrebbe apparire come un ridimensionamento eccessivo delle ambizioni iniziali.
La Russa avrebbe preferito un profilo più esperto come Antonio Conte o Roberto Mancini, allenatori che conoscono già la pressione della panchina azzurra e hanno conquistato importanti risultati internazionali.
Le sue parole hanno alimentato ulteriormente il dibattito sull’esperienza di Pirlo.
Il dubbio sportivo: grande campione, allenatore ancora da verificare
Andrea Pirlo non è in discussione come calciatore.
Campione del mondo nel 2006, protagonista con Milan, Juventus e Nazionale, è stato uno dei migliori centrocampisti della propria generazione. La sua intelligenza tattica e la capacità di leggere il gioco gli hanno permesso di costruire una carriera straordinaria.
Il percorso da allenatore è stato però molto più breve e discontinuo.
Alla Juventus ha conquistato una Coppa Italia e una Supercoppa, senza riuscire a confermare il dominio bianconero in campionato. Le successive esperienze non hanno ancora prodotto risultati capaci di trasformarlo in un tecnico unanimemente riconosciuto a livello internazionale.
La domanda è quindi legittima: Pirlo possiede già l’autorevolezza necessaria per guidare una Nazionale in piena crisi e uno spogliatoio composto da giocatori provenienti dai principali club europei?
I sostenitori della scelta vedono in lui un allenatore giovane, moderno e perfettamente inserito nella visione tecnica di Maldini e Leonardo.
Gli scettici temono invece che la Federazione stia affidando una ricostruzione delicatissima a un tecnico ancora in formazione.
La questione dei familiari nel mondo degli agenti
Un altro elemento sollevato dalla stampa riguarda l’attività dei figli di Pirlo nel settore della procura sportiva.
Nicolò Pirlo lavorerebbe nel mondo della rappresentanza dei calciatori, anche se né lui né il fratello Christian risulterebbero abilitati come agenti sportivi.
Non emerge quindi, allo stato, una violazione regolamentare accertata.
Le norme FIGC non impediscono automaticamente ai familiari di un allenatore di lavorare nel settore. Il conflitto d’interessi può però verificarsi quando un agente, un familiare o una società collegata abbia un interesse diretto nelle trattative o nei rapporti riguardanti giocatori convocabili.
Si tratta, per ora, di un problema di opportunità e percezione più che di un’incompatibilità formalmente dimostrata.
La Federazione potrebbe comunque chiedere garanzie e separazioni chiare per evitare che le future convocazioni vengano associate a interessi esterni.
Abodi difende la scelta, Renzi fa gli auguri
Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha assunto una posizione più prudente e favorevole.
Abodi si è augurato che Pirlo possa ottenere i risultati attesi, ricordando che sarà il campo a stabilire se la sua nomina rappresenterà una scommessa rischiosa o una scelta lungimirante.
Il ministro ha comunque dichiarato che sosterrà il commissario tecnico e la Nazionale, indipendentemente dalle valutazioni iniziali.
Anche Matteo Renzi ha rivolto un augurio a Pirlo, pur ammettendo di aver creduto nella possibilità di vedere Guardiola sulla panchina dell’Italia.
Renzi ha inoltre respinto le critiche contro un eventuale allenatore straniero, ricordando i successi ottenuti dallo sport italiano con tecnici provenienti da altri Paesi.
Mancini e Conte tornano in corsa
Qualora gli approfondimenti su Pirlo impedissero di procedere con la nomina, la Federazione dovrebbe riaprire immediatamente il dossier sul nuovo commissario tecnico.
Roberto Mancini viene indicato come il profilo più facilmente raggiungibile. Conosce la Nazionale, ha vinto l’Europeo e potrebbe garantire una transizione meno traumatica.
Il suo ritorno avrebbe però un peso politico e simbolico notevole, soprattutto dopo la precedente separazione dalla FIGC.
Antonio Conte rappresenta invece l’alternativa più autorevole sul piano tecnico. La sua esperienza, la capacità di costruire rapidamente gruppi competitivi e la conoscenza dell’ambiente azzurro lo renderebbero una scelta forte.
Resta però da capire la sua disponibilità ad accettare un progetto federale nel quale Maldini e Leonardo avranno un ruolo centrale nella definizione della linea tecnica.
Una scelta sportiva diventata un caso nazionale
La vicenda racconta ancora una volta una caratteristica ricorrente del calcio italiano.
Una decisione che dovrebbe essere fondata soprattutto su progetto, competenza, metodo e risultati viene rapidamente travolta da polemiche politiche, questioni commerciali, conflitti potenziali e contrapposizioni ideologiche.
La FIGC ha certamente il dovere di verificare ogni possibile incompatibilità. Un commissario tecnico deve arrivare alla firma senza legami capaci di creare problemi giuridici, reputazionali o commerciali.
Allo stesso tempo, la valutazione finale non può essere decisa soltanto dalle reazioni politiche.
Malagò, Maldini e Leonardo dovranno stabilire se Pirlo sia davvero l’uomo giusto per guidare la ricostruzione della Nazionale. E dovranno farlo assumendosi pienamente la responsabilità della scelta.
Per ora manca ancora l’ufficialità. Il contratto con il Dubai United deve essere risolto, il rapporto con Fonbet chiarito e le garanzie richieste dalla Federazione formalizzate.
Pirlo resta vicino alla panchina azzurra, ma la strada che sembrava ormai libera si è improvvisamente riempita di ostacoli.
Prima ancora della prima convocazione, il possibile nuovo commissario tecnico ha già scoperto quanto possa essere complicato allenare l’Italia.
