Nel nuovo episodio del podcast di Allora! Emanuele Esposito incontra l’architetto e consigliere del CGIE Luigi Billè. Una conversazione senza filtri sull’emigrazione italiana, sui servizi consolari e sulla riforma della Circoscrizione Estero.
Un viaggio personale e politico lungo quasi quarant’anni, da Messina a Londra, passando per le università europee e statunitensi, l’attività professionale e l’impegno in favore delle comunità italiane nel mondo.
È questo il filo conduttore del nuovo episodio di “A tu per tu”, il podcast di Allora! condotto da Emanuele Esposito, che vede come protagonista Luigi Billè, architetto, libero professionista e consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Un confronto diretto, vivace e senza formule di circostanza, durante il quale Billè racconta la propria esperienza di emigrato e propone una definizione capace di sintetizzare la trasformazione vissuta dalle comunità italiane negli ultimi decenni: quella di uomo di passaggio tra l’emigrato con la valigia di cartone e quello con l’iPad.
Dalla valigia di cartone all’iPad
Partito da Messina, Billè ha costruito il proprio percorso tra Reggio Calabria, l’Erasmus, Nottingham, Cardiff, Bristol, Boston e infine Londra, città nella quale vive da oltre trent’anni.
La sua storia diventa così l’occasione per confrontare due diverse stagioni dell’emigrazione italiana.
La prima è quella degli uomini e delle donne arrivati all’estero per lavorare, spesso senza conoscere la lingua del Paese ospitante, legati quasi esclusivamente alla famiglia, al lavoro e ai circoli italiani. La seconda è quella dei nuovi emigrati, generalmente più istruiti, digitalizzati e dotati di maggiori strumenti per integrarsi nelle società di arrivo.
Billè rifiuta tuttavia di ridurre questa nuova mobilità alla sola formula dei “cervelli in fuga”. Secondo il consigliere, ciò che è realmente cambiato sono soprattutto gli strumenti culturali, linguistici e professionali posseduti da chi oggi decide di lasciare l’Italia.
Londra, Brexit e servizi consolari
Una parte importante della conversazione è dedicata alle difficoltà affrontate dalla comunità italiana del Regno Unito, soprattutto negli anni della Brexit e della pandemia.
L’aumento delle richieste di passaporti, iscrizioni all’AIRE e pratiche di cittadinanza aveva messo il Consolato generale d’Italia a Londra sotto una pressione straordinaria, con ritardi che in alcuni casi raggiungevano diversi mesi.
Billè rivendica il contributo dato alla creazione di una task force destinata a sostenere il consolato londinese, oltre all’impegno per l’apertura delle sedi consolari di Manchester ed Edimburgo e per il rafforzamento della presenza istituzionale italiana sul territorio britannico.
Tra le iniziative delle quali si dice maggiormente orgoglioso figura anche l’introduzione di canali prioritari per le persone più fragili: anziani, disabili, minori e donne in gravidanza.
Un’esperienza nata durante l’emergenza sanitaria e successivamente adottata in altre realtà consolari come modello di maggiore attenzione nei confronti delle categorie che incontrano più difficoltà nell’accesso ai servizi.
CGIE e Comites: abolirli o riformarli?
Il confronto entra poi nel vivo del dibattito sulla rappresentanza degli italiani all’estero.
Emanuele Esposito sostiene la necessità di superare gli attuali Comites e il CGIE, rafforzando invece il ruolo dei parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero. Billè presenta una posizione differente: riconosce i limiti e i fallimenti operativi dell’attuale Consiglio Generale, ma difende l’importanza dello strumento quando viene utilizzato in maniera concreta.
Secondo Billè, un consigliere del CGIE può dialogare direttamente con il Ministero degli Affari Esteri, avanzare proposte, presentare ordini del giorno e intervenire sui problemi dei servizi diplomatici e consolari senza essere sottoposto agli stessi vincoli politici e partitici di un parlamentare.
La sua proposta è quindi quella di riformare e potenziare la rappresentanza territoriale, trasformandola in un organismo più autorevole, operativo e bipartisan.
Il dibattito rimane aperto: da una parte la necessità di una voce politica forte all’interno del Parlamento, dall’altra il valore di organismi vicini alle comunità e capaci di intervenire direttamente presso l’amministrazione dello Stato.
La riforma che penalizza Australia e resto del mondo
Uno dei passaggi più accesi dell’intervista riguarda la riforma della Circoscrizione Estero e la creazione di collegi sempre più ampi.
Secondo Esposito, il nuovo sistema rischia di cancellare di fatto la possibilità per l’Australia e per numerose comunità dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania di eleggere un proprio rappresentante.
I candidati provenienti da questi territori dovrebbero infatti competere con quelli delle comunità numericamente più forti, in particolare quelle del Sud America e del Nord America.
Billè condivide la preoccupazione e definisce evidente la penalizzazione numerica. Ricorda inoltre di avere sostenuto una proposta alternativa fondata su tre grandi ripartizioni: Europa, Sud America e resto del mondo. Una soluzione che avrebbe consentito di mantenere una rappresentanza specifica anche per le comunità dei Paesi anglofoni.
La riforma, secondo i due interlocutori, rischia inoltre di provocare un ulteriore calo dell’affluenza. Molti elettori potrebbero domandarsi perché partecipare a una consultazione nella quale non riconoscono alcun candidato proveniente dal proprio territorio.
Una squadra mondiale
Di fronte a un sistema elettorale ormai prossimo a essere modificato, Billè propone la costruzione di una vera squadra internazionale.
Il candidato dovrebbe circondarsi di rappresentanti locali nelle diverse aree della circoscrizione, coinvolgendoli durante la campagna elettorale e successivamente nell’attività parlamentare.
Non semplici sostenitori, dunque, ma referenti incaricati di mantenere un rapporto permanente con le comunità di Australia, Asia, Africa, Nord America e degli altri territori esclusi da una rappresentanza diretta.
È una visione fondata sulla collegialità, un principio che Billè collega anche alla propria esperienza sportiva: si entra in campo in undici e si vince o si perde insieme.
«Portate nel cuore i colori e i sapori dell’Italia»
Nella parte conclusiva, la politica lascia spazio a una riflessione più personale.
Il messaggio di Luigi Billè agli italiani nel mondo è quello di custodire i colori, i sapori e l’affetto della propria terra, continuando a trasmettere alle nuove generazioni le esperienze e i valori costruiti attraverso l’emigrazione.
L’identità, afferma, non può essere cancellata da una riforma elettorale o da un provvedimento parlamentare.
Gli italiani all’estero rappresentano una risorsa culturale, economica e umana inestimabile. Persone che spesso sono partite con poco e che, attraverso il lavoro e il sacrificio, hanno costruito ricchezza, relazioni e prestigio per l’Italia.
Ma ciò che molte comunità continuano a chiedere non è soltanto una migliore assistenza amministrativa. È soprattutto rispetto, attenzione e quell’affetto che, troppo spesso, sentono di non ricevere più dal Paese d’origine.
Una conversazione intensa, a tratti accesa e profondamente umana, che restituisce tutte le contraddizioni della rappresentanza italiana nel mondo.
