Il presidente ucraino lascia la Casa Bianca dopo un colloquio di circa un’ora con il leader americano. Al centro la difesa dai missili russi, la produzione degli intercettori Patriot e la necessità di riaprire il negoziato. Intanto la guerra si allarga, tra attacchi su Mosca, bombardamenti nel Donetsk e tensioni con l’Iran
Volodymyr Zelensky ha definito «buono» il nuovo incontro con Donald Trump alla Casa Bianca, durante il quale i due presidenti hanno discusso del rafforzamento della difesa aerea ucraina e della necessità di rilanciare il processo diplomatico per porre fine alla guerra.
Il colloquio nello Studio Ovale è durato circa un’ora e si è svolto a porte chiuse. Subito dopo la partenza del presidente ucraino, alla Casa Bianca è arrivato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per un vertice separato dedicato alla guerra con l’Iran.
«Abbiamo discusso delle licenze per la produzione degli intercettori Patriot e di diverse altre idee che potrebbero aiutarci», ha scritto Zelensky sui social. «Abbiamo parlato anche di diplomazia: è importante che il processo diplomatico venga rivitalizzato».
Il presidente ucraino ha aggiunto che le rispettive squadre definiranno i dettagli dei prossimi contatti e ha ringraziato gli Stati Uniti per il sostegno garantito a Kiev.
I Patriot al centro del vertice
La difesa dai missili balistici e dagli attacchi aerei russi è stata una delle priorità del colloquio.
Zelensky continua a chiedere nuovi intercettori per i sistemi Patriot, considerati essenziali per proteggere le principali città, le infrastrutture energetiche e la popolazione civile.
Prima di incontrare Trump, il presidente ucraino aveva discusso dello stesso tema con il leader finlandese Alexander Stubb.
«I missili per i Patriot sono necessari, letteralmente, ogni giorno», aveva affermato Zelensky, sottolineando che la Russia continua a colpire zone urbane lontane dalla linea del fronte.
La possibilità di concedere licenze per produrre intercettori o componenti in Ucraina potrebbe ridurre la dipendenza di Kiev dalle forniture dirette degli alleati, ma richiederebbe accordi industriali, trasferimenti tecnologici e investimenti importanti.
Trump: «Abbiamo molte munizioni, ma ne abbiamo date tante all’Ucraina»
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono ancora di ampie scorte militari, pur ammettendo che per alcuni sistemi più sofisticati Washington vorrebbe avere una maggiore disponibilità.
Il presidente americano ha ricordato che molte munizioni sono state consegnate all’Ucraina, ripetendo le critiche già rivolte alla precedente amministrazione Biden.
Le sue parole arrivano mentre gli Stati Uniti devono sostenere contemporaneamente Kiev, Israele e le proprie operazioni nella guerra con l’Iran.
La pressione sulle scorte di Patriot e altre armi avanzate potrebbe diventare uno dei principali ostacoli alla prosecuzione del sostegno militare su più fronti.
Il tentativo di riaprire la diplomazia
Zelensky ha insistito sulla necessità di rilanciare il negoziato.
Il Cremlino ha confermato che i contatti tra Russia e Stati Uniti per cercare una soluzione alla guerra non si sono interrotti, anche se al momento non sarebbe stata richiesta una nuova conversazione telefonica tra Trump e Vladimir Putin.
Il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha affermato che Washington non ha abbandonato il dossier ucraino, ma si trova ora impegnata anche su altre crisi considerate prioritarie.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso l’auspicio che Putin e Zelensky possano sedersi allo stesso tavolo per raggiungere un cessate il fuoco, pur riconoscendo che il percorso sarà estremamente difficile.
L’incontro alla Casa Bianca non ha prodotto, almeno pubblicamente, un piano dettagliato. Ma l’intenzione dichiarata di «rivitalizzare» la diplomazia indica che Washington e Kiev stanno cercando di ricostruire una strategia politica parallelamente al sostegno militare.
Salta l’incontro Zelensky-Netanyahu
Durante la visita a Washington era stata ipotizzata anche una riunione tra Zelensky e Netanyahu.
Il bilaterale non si è però tenuto, nonostante i due leader si fossero trovati vicini durante un evento riservato dedicato alla memoria del senatore Lindsey Graham.
I rapporti tra Ucraina e Israele sono stati complicati negli ultimi anni, ma i loro interessi coincidono in parte sulla minaccia iraniana.
Teheran è accusata da Kiev e dai suoi alleati di aver sostenuto militarmente la Russia, mentre Israele considera il programma nucleare e le capacità missilistiche iraniane una minaccia esistenziale.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha comunque parlato con il collega ucraino Andriy Sybiha, invitandolo a visitare Israele in occasione del trentacinquesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
Attacco ucraino con centinaia di droni
La visita di Zelensky negli Stati Uniti è avvenuta mentre la guerra entrava in una nuova fase di escalation.
Il ministero della Difesa russo ha affermato di aver intercettato 356 droni ucraini durante una vasta offensiva notturna contro numerose regioni del Paese.
Secondo Mosca, 81 velivoli senza pilota sarebbero stati distrutti mentre si avvicinavano alla capitale.
Droni ucraini avrebbero colpito anche un impianto per la lavorazione dell’acciaio a Čechov, nella regione di Mosca, e una sottostazione elettrica a Feodosia, nella Crimea occupata.
Kiev presenta queste operazioni come una risposta ai bombardamenti russi contro le proprie città e come uno strumento per indebolire la produzione militare, la logistica e l’industria energetica della Russia.
Mosca le definisce invece attività terroristiche dirette anche contro la popolazione civile.
Morti e feriti nel Donetsk
Sul territorio ucraino continuano intanto gli attacchi russi.
Nel Donetsk, quattro civili sono stati uccisi e almeno 18 persone sono rimaste ferite, tra cui un bambino di undici mesi.
Bombardamenti sono stati segnalati anche contro Mykolaiv e i porti ucraini del Mar Nero.
La Russia sostiene di aver preso di mira strutture utilizzate per il trasporto e lo stoccaggio di materiale militare, serbatoi di carburante e una nave mercantile che avrebbe trasportato armi verso Odessa e Chernomorsk.
Le autorità ucraine hanno invece riferito di danni in aree residenziali e abitazioni civili.
L’Onu: aumentano le vittime civili
Le Nazioni Unite denunciano una nuova intensificazione della guerra.
Durante la prima metà del 2026 sarebbero stati registrati in Ucraina 1.396 civili uccisi e 7.978 feriti, con un aumento del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Secondo l’Onu, la crescita delle vittime è dovuta principalmente all’aumento degli attacchi russi con missili e droni contro città lontane dalle zone di combattimento.
Dall’inizio dell’invasione su vasta scala del febbraio 2022, il bilancio verificato sarebbe di almeno 16.431 civili morti, tra cui 803 bambini, e oltre 48.600 feriti. Le cifre reali potrebbero però essere molto più elevate.
Le Nazioni Unite segnalano anche un incremento delle vittime all’interno della Russia a causa delle operazioni ucraine oltre confine.
La guerra, dunque, non è più limitata alla linea del fronte: città, porti, infrastrutture energetiche e sistemi industriali sono diventati obiettivi centrali.
La crisi nel Mar Nero e il prezzo del grano
Gli attacchi contro i porti ucraini stanno producendo conseguenze anche sull’economia mondiale.
Nelle ultime settimane diverse navi mercantili e infrastrutture per il carico di grano e fertilizzanti sarebbero state colpite nel Mar Nero.
Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, i prezzi globali del grano sono aumentati del 20% dall’inizio di luglio.
Un ulteriore deterioramento della sicurezza nel Mar Nero e nel Mar d’Azov potrebbe far crescere i costi dei trasporti, delle assicurazioni, dell’energia e degli alimenti, colpendo soprattutto i Paesi maggiormente dipendenti dalle importazioni.
L’attacco alla nave iraniana
Un’altra fonte di tensione è rappresentata dall’attacco ucraino contro una nave iraniana nel Mar Caspio.
Teheran sostiene che si trattasse di un’imbarcazione mercantile e ha denunciato la morte di un marinaio e il ferimento di un altro.
Zelensky ha invece affermato che Kiev avrebbe colpito navi utilizzate per trasportare materiale militare destinato all’Iran.
Un parlamentare iraniano ha annunciato che Teheran fornirà una risposta militare, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato l’Ucraina di aver agito su richiesta di Israele.
Il Cremlino ha definito l’episodio uno sviluppo «estremamente pericoloso», sostenendo che Kiev stia tentando di estendere geograficamente il conflitto.
La vicenda rischia di intrecciare ancora di più le guerre in Ucraina e in Iran, trasformando due crisi già gravissime in un unico confronto internazionale.
Una giornata decisiva alla Casa Bianca
L’incontro con Trump rappresenta per Zelensky un tentativo di consolidare il rapporto con Washington in un momento nel quale gli Stati Uniti sono impegnati su più fronti.
Kiev ha bisogno di sistemi Patriot, munizioni e sostegno finanziario. Trump vuole invece dimostrare di poter portare le parti verso una trattativa senza assumersi un impegno militare illimitato.
Il vertice non ha prodotto annunci clamorosi, ma ha riaperto il confronto su due elementi decisivi: la protezione delle città ucraine e il ritorno della diplomazia.
Intanto, però, la guerra continua a espandersi.
Mosca viene attaccata da centinaia di droni, le città ucraine restano sotto le bombe, il Mar Nero diventa sempre più pericoloso e l’Iran minaccia una risposta contro Kiev.
Zelensky parla di pace dignitosa. Trump vuole una conclusione negoziata. Ma sul terreno le armi continuano a rendere ogni giorno più difficile trasformare quelle parole in un accordo reale.
