di senatore Mario Alejandro Borghese
Discutendo della riforma della legge elettorale non si può prescindere dal ricordare il taglio dei parlamentari che ha comportato nella scorsa legislatura la diminuzione del numero degli eletti all’Estero: da 6 a 4 senatori e da 8 a 6 deputati.
Una riforma, questa, va ricordato, sostenuta e accolta trionfalmente da quasi tutte le maggiori forze politiche, ammaliate dalla presunta lotta alla cosiddetta Casta dei politici, e avversata da poche e certamente da noi del Maie che avevamo ben compreso quanto sarebbe stata colpita la rappresentatività dei territori.
Ma come spesso accade in Italia, gli effetti perniciosi dei cambiamenti legislativi non si considerano per il loro giusto peso ,e quando poi essi si manifestano e producono danni i sostenitori di quei cambiamenti fanno finta di nulla e provano a parlare d’altro e a dimenticarsi delle loro pesanti responsabilità.
Il taglio dei parlamentari è stato un errore clamoroso anche per il funzionamento delle Camere ed ogni parlamentare in carica patisce sulla propria pelle questa difficoltà.
Ad ogni modo, il Maie ha sempre sostenuto di mantenere le 4 circoscrizioni sia perché garantivano meglio la rappresentatività dei territori sia perché per il Maie sarebbero aumentate le probabilità di ottenere due senatori invece che uno.
Quindi è evidente che il nostro Movimento politico esca penalizzato dalla riforma approvata alla Camera.
Vedremo cosa accadrà nel passaggio al Senato che ci sarà a settembre.
Devo anche dire che il Maie era già pronto con la sua organizzazione territoriale ad avviare una campagna elettorale, pancia a terra, in tutto il globo per vincere la battaglia del secondo seggio al Senato.
Ovviamente la faremo lo stesso consapevoli che con la riforma approvata alla Camera sarà molto difficile raggiungere l’obiettivo.
Comprendo ovviamente la finalità che ha ispirato l’attuale maggioranza nel redigere il testo della riforma elettorale, tesa a correggere l’impostazione della vecchia legge elettorale che consentiva ad un partito, che complessivamente otteneva circa il 37% dei voti, di assicurarsi 3 seggi al Senato mentre un altro, che raccoglieva il 27%, non riusciva a ottenere neppure un seggio.
Una stortura che probabilmente poteva essere corretta a legge vigente con candidature più oculate e meglio distribuite sui territori.
Mi preme infine precisare che non è vero che territori come l’Australia o l’Europa, per fare un esempio, siano tagliati fuori con la riforma in corso di esame in Parlamento.
Essendoci le preferenze, nulla impedisce o esclude che anche un candidato australiano o europeo possa risultare eletto.
In politica contano ancora le alleanze e la capacità di avere e mantenere buoni rapporti con i territori e gli elettori.
