Il comunicato del senatore Mario Alejandro Borghese sostiene che il Movimento abbia sempre difeso la territorialità, ma contemporaneamente afferma che le preferenze sarebbero sufficienti a garantire l’Australia. Una contraddizione che si aggiunge al silenzio sulla condotta parlamentare del gruppo Noi Moderati-MAIE durante il voto
Il comunicato del senatore Mario Alejandro Borghese contiene una dichiarazione politicamente rilevante: il MAIE avrebbe sempre sostenuto il mantenimento delle quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero.
Vogliamo concedere al senatore il beneficio del dubbio. Vogliamo credere che il Movimento abbia realmente difeso il principio della territorialità e che non condivida la riforma approvata dalla Camera.
Ma proprio perché vogliamo credergli, occorre andare oltre le dichiarazioni.
La legge elettorale è arrivata al Senato. Borghese ha ora la possibilità di presentare un emendamento che ripristini le quattro ripartizioni territoriali previste dalla legge Tremaglia e chiedere alla maggioranza di votarlo.
Un atto semplice, pubblico e verificabile.
Non servono altre rassicurazioni. Serve un testo depositato in Parlamento.
Una Circoscrizione Estero, quattro ripartizioni
La Circoscrizione Estero è una sola e la legge n. 459 del 2001 la suddivide in quattro ripartizioni: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il sistema originario assicurava almeno un eletto per ciascuna grande area geografica, proprio per conservare una rappresentanza territorialmente riconoscibile.
Queste ripartizioni non sono un dettaglio burocratico.
Riconoscono che gli italiani di Sydney non vivono la stessa realtà di quelli di Buenos Aires, Berlino o Toronto. Cambiano le distanze, i sistemi previdenziali, i rapporti consolari, le condizioni economiche e le necessità delle comunità.
La filosofia della legge Tremaglia non consisteva semplicemente nel permettere a un italiano residente all’estero di candidarsi.
Voleva garantire ai diversi territori la concreta possibilità di eleggere un proprio rappresentante.
Una posizione che lascia più interrogativi che certezze
Il comunicato di Borghese prende le distanze dalla riduzione delle ripartizioni, ma finisce contemporaneamente per offrire alla riforma una sostanziale legittimazione.
Da una parte si afferma che il MAIE ha sempre difeso le quattro aree territoriali perché garantivano meglio la rappresentanza. Dall’altra si sostiene che territori come l’Australia non sarebbero realmente penalizzati, perché la presenza delle preferenze permetterebbe comunque l’elezione di un candidato australiano.
È proprio questo il punto più controverso.
Una possibilità teorica non equivale a una garanzia politica.
In un collegio mondiale, l’Australia dovrebbe competere con aree dotate di centinaia di migliaia di elettori in più, organizzazioni politiche molto più estese e reti associative presenti in numerosi Paesi.
Le preferenze non eliminerebbero questo squilibrio. Potrebbero persino accentuarlo, premiando chi dispone della base elettorale più numerosa, delle maggiori risorse economiche e dell’apparato più forte.
Una contraddizione difficile da spiegare
Se le quattro ripartizioni sono indispensabili per tutelare i territori, non si può sostenere nello stesso tempo che la loro cancellazione non produrrà conseguenze significative.
Le due affermazioni difficilmente possono convivere.
O la territorialità è un principio essenziale e deve essere protetta dalla legge, oppure è sufficiente consentire a ogni candidato di raccogliere preferenze in qualsiasi parte del mondo.
Nel secondo caso, però, si accetta l’impianto centrale della riforma e si indebolisce la principale critica avanzata da chi difende la legge Tremaglia.
Il MAIE deve quindi chiarire quale posizione intenda realmente sostenere.
Il nodo dell’emendamento presentato alla Camera
Resta poi una questione politica ancora irrisolta.
Se il MAIE ha sempre sostenuto le quattro ripartizioni, quale posizione assunse il gruppo parlamentare Noi Moderati-MAIE quando la modifica venne portata al voto della Camera?
Il Movimento tentò di fermarla?
Ne chiese il ritiro?
Votò contro?
Espresse pubblicamente la propria contrarietà prima dell’approvazione?
Il comunicato del senatore Borghese non fornisce alcuna risposta e non richiama atti, interventi o dichiarazioni parlamentari dirette a bloccare la riduzione.
La questione potrebbe essere chiusa rapidamente pubblicando la documentazione: testo dell’emendamento, firme, interventi in Aula, dichiarazioni di voto e posizione ufficiale del MAIE.
La trasparenza politica non consiste nel dichiarare oggi ciò che si sarebbe sempre sostenuto. Consiste nel mostrare ciò che si è fatto nel momento decisivo.
Perché Tirelli non intervenne pubblicamente?
Esiste poi un ulteriore interrogativo.
Se il MAIE era contrario alla modifica, perché l’onorevole Franco Tirelli non alzò la voce durante la fase decisiva dell’esame alla Camera?
Perché non intervenne in Aula per chiedere il ritiro della proposta, denunciare la cancellazione della territorialità o dissociare chiaramente il MAIE dalla posizione del gruppo?
Tirelli non è un deputato estraneo alla materia. È stato eletto nella Circoscrizione Estero ed è componente del gruppo Noi Moderati-MAIE-Centro Popolare alla Camera.
Se esiste un suo intervento contrario, lo si renda pubblico.
Se esiste una dichiarazione di voto, venga mostrata.
Se il deputato chiese formalmente il ritiro della modifica, si indichino data, sede e contenuto della richiesta.
Non stiamo affermando che il mancato riferimento nel comunicato dimostri automaticamente una responsabilità. Ma quando un Movimento dichiara di aver sempre difeso una posizione, è legittimo chiedere dove fossero i suoi rappresentanti nel momento in cui quella posizione veniva messa in discussione.
Tre elementi che non possono essere ignorati
Sul piano politico, gli elementi da chiarire sono ormai almeno tre.
Il primo è la provenienza parlamentare della modifica contestata e il ruolo del gruppo nel quale opera il MAIE.
Il secondo è l’assenza, nel comunicato, di qualsiasi riferimento a una battaglia condotta alla Camera dall’onorevole Tirelli o da altri rappresentanti del Movimento.
Il terzo è la posizione espressa oggi da Borghese, che difende formalmente le quattro ripartizioni ma sostiene contemporaneamente che le preferenze sarebbero sufficienti a evitare l’esclusione dell’Australia.
Parafrasando una massima attribuita ad Agatha Christie: un indizio è un indizio, due indizi possono essere una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.
Non una prova giudiziaria e certamente non una dichiarazione di colpevolezza penale.
Ma un quadro politico che richiede spiegazioni chiare e documentate.
Dal diritto alla rappresentanza alla speranza di essere eletti
La legge Tremaglia non affidava la rappresentanza dell’Australia alla capacità di costruire alleanze in altri continenti.
La garantiva attraverso la ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide.
Con il nuovo sistema, un candidato australiano dovrebbe raccogliere preferenze in un territorio potenzialmente mondiale, sostenendo costi economici enormi e affrontando comunità molto più numerose.
Una campagna simile sarebbe difficilmente accessibile a un normale cittadino, a un rappresentante associativo o a una persona radicata nella propria comunità.
Favorirebbe invece candidati sostenuti da grandi organizzazioni, strutture internazionali e segreterie politiche.
Non basta quindi affermare che nessuna norma vieterebbe l’elezione di un australiano.
La domanda è un’altra: quali possibilità concrete avrebbe l’Australia di eleggerlo?
Europa e Australia non sono nella stessa condizione
Nel comunicato vengono indicate insieme Europa e Australia.
Ma le due situazioni non sono comparabili.
Alla Camera, l’Europa conserverebbe una propria area autonoma, mentre l’Australia verrebbe inserita in una macro-ripartizione comprendente realtà geografiche enormemente più popolose.
Nel collegio mondiale del Senato, inoltre, l’Europa potrebbe contare su una base elettorale e organizzativa molto più consistente rispetto all’Oceania.
L’uguaglianza formale sulla scheda non garantisce quindi un’uguaglianza sostanziale nella competizione.
Le alleanze non sostituiscono le garanzie
Borghese sostiene che in politica contino le alleanze e la capacità di mantenere buoni rapporti con territori ed elettori.
È vero.
Ma le alleanze sono una scelta politica. La rappresentanza deve essere una garanzia istituzionale.
L’Australia non può dipendere dalla disponibilità di organizzazioni sudamericane o europee a sostenere un proprio candidato.
Un parlamentare eletto soprattutto grazie ai voti raccolti in altri continenti rischierebbe di rispondere politicamente alle reti che ne hanno permesso l’elezione, più che alla comunità australiana.
La territorialità serviva proprio a impedire che gli italiani nel mondo diventassero un unico bacino elettorale utilizzabile attraverso accordi tra apparati.
Il riferimento al secondo seggio del MAIE
Il comunicato riconosce apertamente che il mantenimento delle quattro ripartizioni avrebbe aumentato le probabilità del MAIE di eleggere due senatori anziché uno.
È una dichiarazione trasparente, ma sposta il dibattito dalla tutela delle comunità agli interessi elettorali del Movimento.
La legge non deve essere costruita per garantire un secondo seggio al MAIE, ridurre quelli del Partito Democratico o aumentare quelli del centrodestra.
Deve garantire proporzionalità, uguaglianza del voto e rappresentanza dei territori.
I seggi ottenuti dai partiti devono essere la conseguenza della scelta degli elettori, non il criterio utilizzato per disegnare il sistema.
Il beneficio del dubbio e la prova del Senato
Nonostante tutte queste contraddizioni, vogliamo concedere a Borghese il beneficio del dubbio.
Prendiamo per buona la sua dichiarazione: il MAIE ha sempre difeso le quattro ripartizioni ed è penalizzato dalla riforma.
Bene.
Ora che il testo è arrivato al Senato, presenti un controemendamento per ripristinare le ripartizioni territoriali originarie.
Chieda alla maggioranza di votarlo.
Renda pubblica la posizione del Movimento e solleciti anche l’onorevole Tirelli a chiarire ciò che accadde alla Camera.
In questo modo il dubbio verrebbe sciolto con gli atti e non con le interpretazioni.
Una legge che non possiamo più chiamare Tremaglia
La riforma in discussione modifica profondamente il sistema costruito da Mirko Tremaglia.
Quella legge nacque dopo anni di studio e attraverso un confronto tra forze politiche differenti.
La sua essenza era l’equilibrio tra proporzionalità e territorialità.
Con una circoscrizione mondiale per il Senato e due sole grandi aree per la Camera, quell’equilibrio viene spezzato.
Se il testo fosse approvato senza correzioni, sarebbe difficile continuare a chiamarlo legge Tremaglia.
Resterebbe forse la forma del voto all’estero, ma ne verrebbe cancellata la filosofia politica.
La risposta al senatore Borghese
Senatore Borghese, vogliamo crederle.
Vogliamo credere che il MAIE abbia sempre difeso le quattro ripartizioni e che non abbia condiviso la loro riduzione.
Ma oggi servono risposte.
Se alla Camera eravate contrari, mostrate gli atti.
Spiegate quale posizione assunse l’onorevole Tirelli.
Chiarite se il MAIE chiese il ritiro della modifica e come votarono i suoi rappresentanti.
Poi presentate al Senato un emendamento per ripristinare le ripartizioni territoriali.
Gli italiani all’estero non chiedono una possibilità teorica di essere rappresentati. Chiedono che la legge garantisca una rappresentanza effettiva.
Le preferenze non sostituiscono i territori. Le alleanze non sostituiscono le garanzie. Un comunicato non sostituisce un voto parlamentare.
Basta poco, senatore.
Come si dice popolarmente: che ce vo’?
Un emendamento, un chiarimento e una posizione politica inequivocabile.
È arrivato il momento di dimostrare con i fatti che il MAIE difende davvero gli italiani nel mondo.
