Sam Mostyn denuncia il progressivo indebolimento della conoscenza civica, l’aumento degli attacchi contro le istituzioni e le minacce agli eletti. «Senza rispetto e fatti condivisi rischiamo di perdere la coesione sociale»
L’Australia rischia una «crescente catastrofe» democratica a causa della scarsa conoscenza della Costituzione, del funzionamento delle istituzioni e delle responsabilità dei diversi organi dello Stato.
A lanciare l’allarme è stata la governatrice generale Sam Mostyn, secondo la quale una parte sempre più ampia della popolazione non comprende i principi fondamentali sui quali è costruita la democrazia australiana.
Il problema non riguarderebbe soltanto le nuove generazioni. Al contrario, Mostyn ritiene che la maggiore carenza di educazione civica si trovi proprio tra gli adulti, spesso protagonisti di critiche e richieste rivolte alle istituzioni senza conoscerne realmente poteri e limiti.
«Mi chiedono di compiere atti che non rientrano nei miei poteri»
Mostyn ha spiegato di ricevere frequentemente pressioni da persone convinte che la governatrice generale possa intervenire direttamente nelle decisioni politiche o rifiutarsi di firmare le leggi approvate dal Parlamento.
Il suo ruolo costituzionale, però, non le permette di sostituire le proprie opinioni alle decisioni assunte democraticamente dalle istituzioni.
La governatrice generale concede l’assenso reale alle leggi, presiede il Consiglio esecutivo, nomina ministri e funzionari, scioglie il Parlamento in vista delle elezioni ed è comandante in capo delle Forze armate.
Possiede inoltre i poteri di riserva previsti dalla Costituzione, ma deve esercitare il proprio incarico mantenendo imparzialità e distanza dalla lotta politica.
Secondo Mostyn, criticare il rappresentante della Corona perché adempie ai propri obblighi costituzionali dimostra quanto sia urgente migliorare la conoscenza del sistema australiano.
Una Costituzione che compie 125 anni
La governatrice generale ha ricordato che la Costituzione australiana compie quest’anno 125 anni.
Il documento nacque per unire gli Stati e costruire un sistema federale fondato su istituzioni comuni, divisione dei poteri e rappresentanza democratica.
Per Mostyn, qualsiasi progetto di educazione civica deve partire proprio da queste basi: perché esiste una Costituzione, come è stata costruita e in quale modo regola i rapporti tra Parlamento, governo, tribunali, Stati e rappresentante della Corona.
La mancanza di conoscenza rende infatti più semplice la diffusione di accuse infondate, teorie complottiste e interpretazioni distorte dei poteri pubblici.
Social media e perdita di una realtà condivisa
Una delle principali preoccupazioni riguarda l’assenza di «un insieme condiviso di fatti».
Il dibattito pubblico online è sempre più frammentato in comunità che seguono fonti differenti, respingono le informazioni contrarie e considerano illegittime le istituzioni che non confermano le proprie convinzioni.
La pandemia ha accelerato questa trasformazione, alimentando sfiducia verso parlamenti, tribunali, autorità sanitarie, Australian Electoral Commission e rappresentanti politici.
Quando una società non riesce più ad accordarsi nemmeno sui fatti essenziali, il confronto democratico diventa estremamente difficile.
Il rischio, secondo Mostyn, è l’inizio di uno «sgretolamento della coesione sociale».
Minacce e abusi contro gli eletti
L’allarme non è soltanto teorico.
Sindaci, consiglieri locali e rappresentanti politici hanno raccontato alla governatrice generale di essere sempre più esposti a insulti, intimidazioni e minacce dirette.
Questa crescente aggressività rende l’impegno pubblico meno attraente e potrebbe modificare il tipo di persone disposte a candidarsi.
Chi possiede competenze, esperienza e una vita professionale consolidata potrebbe decidere di non esporsi a una pressione personale tanto intensa.
La conseguenza sarebbe grave: una democrazia nella quale le persone migliori rinunciano a partecipare perché temono l’odio, gli attacchi e i pericoli per le proprie famiglie.
Mostyn ha difeso la possibilità di discutere in modo duro e appassionato, ma ha sottolineato che il disaccordo deve restare pacifico e rispettoso.
Il rischio di una politica dominata dall’odio
La governatrice generale ha denunciato il crescente desiderio di attaccare anziché confrontarsi.
Non si tratta di eliminare il conflitto politico. Una democrazia vive proprio di idee differenti e di una discussione anche molto accesa.
Il problema nasce quando l’avversario non viene più considerato una persona con opinioni diverse, ma un nemico da intimidire, umiliare o mettere a tacere.
Questa trasformazione è visibile soprattutto nella politica locale, dove sindaci e consiglieri vivono direttamente nelle comunità che amministrano e possono essere facilmente avvicinati.
Le minacce non danneggiano soltanto chi le riceve. Indeboliscono la partecipazione e riducono la qualità della rappresentanza.
Più educazione civica nelle scuole e tra gli adulti
Mostyn ha indicato l’educazione civica come una delle principali risposte.
Secondo la governatrice generale, gli studenti e i nuovi cittadini australiani mostrano spesso una conoscenza più solida del sistema rispetto alla popolazione adulta.
Chi acquisisce la cittadinanza deve infatti studiare le istituzioni, i valori democratici e il funzionamento del Paese. Molti cittadini nati in Australia, invece, non hanno mai ricevuto una formazione altrettanto strutturata.
All’inizio di luglio, Mostyn ha ospitato a Government House un incontro dedicato alla coesione sociale e all’educazione costituzionale, al quale hanno partecipato insegnanti, dirigenti pubblici, esperti e centri di ricerca.
Tra gli organismi coinvolti figura il Constitution Education Fund, presieduto dall’ex presidente dell’Alta Corte Robert French.
Fiducia nelle istituzioni in calo
Kerry Jones, direttrice del Constitution Education Fund, ha descritto la perdita di fiducia come uno dei problemi più importanti affrontati oggi dall’Australia.
La polarizzazione politica, il populismo e il deterioramento della coesione sociale stanno contribuendo, secondo Jones, anche alla crescita di razzismo, antisemitismo e islamofobia.
Per questo l’intervento della governatrice generale viene considerato particolarmente significativo.
La sua voce può riportare il dibattito al di sopra delle divisioni partitiche e ricordare che il rispetto delle istituzioni non significa rinunciare a criticarle, ma comprenderne il ruolo e difenderne il funzionamento democratico.
Un ruolo meno formale e più vicino ai cittadini
Nei primi due anni del proprio mandato, Mostyn ha adottato uno stile più diretto e meno cerimoniale rispetto ad alcuni predecessori.
Ex dirigente d’impresa, commissaria dell’AFL, consigliera politica e responsabile nel settore comunitario, ha indicato gentilezza, cura e rispetto come principi centrali del proprio incarico.
Ha utilizzato anche i social media per spiegare le funzioni della governatrice generale e ha concesso numerose interviste alle testate locali durante le visite nelle aree regionali.
Dopo l’attacco terroristico di Bondi Beach, si recò immediatamente a Sydney per incontrare le vittime e i membri della comunità ebraica.
Durante il recente cammino dei Socceroos ai Mondiali, ha invece seguito una partita in un pub di Canberra, mostrando un’immagine più informale e vicina alla popolazione.
La scelta di non votare
Mostyn ha rivelato di aver chiesto al commissario elettorale un’esenzione dal voto obbligatorio.
La decisione segue il precedente di altri governatori generali e nasce dalla volontà di mantenersi quanto più possibile distante dalle questioni politiche e partitiche.
In Australia il voto è obbligatorio, ma il rappresentante della Corona deve proteggere l’apparenza e la sostanza della propria neutralità.
La governatrice generale ha quindi preferito non partecipare alle elezioni, proprio per evitare che il proprio comportamento possa essere interpretato politicamente.
Dalle critiche iniziali al riconoscimento pubblico
La nomina di Mostyn non era stata accolta positivamente da tutti.
Alcuni commentatori avevano contestato le sue precedenti posizioni pubbliche, ritenendole troppo politiche per il ruolo. Anche la sua esperienza professionale era stata oggetto di attacchi.
Dopo due anni, però, perfino alcuni dei suoi critici hanno rivisto il giudizio.
Il commentatore Chris Kenny, che si era opposto alla nomina, ha riconosciuto di essersi sbagliato e ha descritto Mostyn come diligente, dignitosa, laboriosa e imparziale.
Un riconoscimento importante per una figura che ha cercato di interpretare il proprio incarico come qualcosa di più di un ruolo puramente cerimoniale.
«Il governatore generale deve aiutare il Paese a interpretare sé stesso»
Mostyn ha richiamato le parole di un suo predecessore, Sir Zelman Cowen, governatore generale dal 1977 al 1982.
Secondo Cowen, il rappresentante della Corona non può essere soltanto un funzionario impegnato a inaugurare eventi e tagliare nastri.
Nei momenti in cui il Paese ha bisogno di essere ricomposto, deve essere presente, rappresentare tutti gli australiani e contribuire a mostrare alla nazione le proprie luci e le proprie ombre.
È questa la visione che Mostyn sembra voler seguire.
Non intervenire nella politica dei partiti, ma difendere le condizioni che permettono alla democrazia di funzionare: conoscenza, rispetto, partecipazione e fiducia.
Una democrazia non vive soltanto di elezioni
L’Australia possiede istituzioni solide, elezioni regolari e un sistema costituzionale capace di attraversare crisi e cambiamenti.
Ma nessuna democrazia può essere considerata indistruttibile.
Quando diminuisce la conoscenza delle regole, si perde fiducia nelle istituzioni e la violenza verbale diventa normalità, anche un sistema stabile può iniziare a indebolirsi.
L’avvertimento di Sam Mostyn non è quindi un allarme contro il dissenso. È una richiesta di recuperare la capacità di discutere senza distruggere ciò che tiene insieme la società.
La democrazia non vive soltanto nelle urne.
Vive ogni giorno nella capacità di rispettare chi la pensa diversamente, riconoscere i fatti e comprendere il ruolo delle istituzioni.
