La Reserve Bank of Australia si riunisce martedì. L’inflazione resta sopra il target, ma il rallentamento della domanda e la moderazione delle pressioni sui prezzi spingono gli analisti verso lo scenario di stabilità
La Reserve Bank of Australia dovrebbe lasciare invariato il tasso ufficiale al 4,35% nella riunione di martedì.
È quanto emerge da un sondaggio condotto tra 37 economisti australiani: tutti prevedono che la banca centrale manterrà il cash rate fermo, mentre una larga maggioranza ritiene che non ci saranno ulteriori cambiamenti fino alla fine del 2026.
La decisione arriverebbe dopo una fase di forte irrigidimento monetario. Da febbraio, la RBA ha alzato il costo del denaro di 75 punti base, annullando completamente il precedente ciclo di allentamento.
Inflazione ancora alta, ma in rallentamento
L’inflazione annuale si è attestata al 4% nell’ultimo trimestre, ancora sopra il target della RBA compreso tra il 2% e il 3%.
Il dato core è salito al 3,6%, ma è risultato inferiore alle attese sia della banca centrale sia degli economisti.
Questo ha rafforzato l’idea che le pressioni sui prezzi stiano iniziando a rallentare e che la RBA possa permettersi una fase di attesa.
Secondo Nick Stenner di Bank of America, l’inflazione resta elevata ma si sta muovendo nella direzione giusta, mentre emergono segnali di minore pressione della domanda interna.
La maggioranza vede tassi fermi fino a dicembre
Tre quarti degli economisti intervistati, 27 su 36, prevedono che il tasso resterà al 4,35% fino alla fine dell’anno.
Anche le quattro grandi banche australiane — ANZ, Commonwealth Bank, NAB e Westpac — ritengono che il picco dei tassi sia già stato raggiunto.
Non tutti, però, escludono un nuovo rialzo.
My Bui, economista di AMP, ha avvertito che i prezzi delle materie prime restano elevati e che le imprese potrebbero trasferire parte dei maggiori costi sui consumatori. Per questo, secondo lei, resta una possibilità concreta di un altro aumento nel terzo o quarto trimestre.
ASX ai massimi storici
Intanto il mercato azionario australiano continua a mostrare forza.
L’ASX 200 ha chiuso a 9.271,60 punti, in rialzo dello 0,5%, segnando la quinta seduta consecutiva positiva e un nuovo record di chiusura.
Da giugno, l’indice australiano è salito di circa il 6%, sovraperformando diversi mercati asiatici e il Nasdaq, grazie soprattutto alla forte presenza di banche, minerari e titoli sanitari.
Gli investitori stanno infatti cercando maggiore stabilità rispetto ai mercati tecnologici più esposti alla volatilità legata all’intelligenza artificiale.
Minerari e banche spingono il mercato
I titoli minerari sono saliti dell’1,1%, sostenuti dall’aumento del prezzo del minerale di ferro.
BHP e Fortescue hanno guadagnato tra lo 0,5% e l’1,4%, mentre i produttori d’oro sono avanzati del 3,7%.
Anche il settore finanziario ha chiuso in rialzo, con tre delle quattro grandi banche in crescita.
Ora l’attenzione si sposta sulla stagione dei risultati societari di agosto, con AMP, James Hardie, Commonwealth Bank, Westpac, Telstra e ANZ tra i gruppi più attesi.
Petrolio e tensioni nel Golfo
Sul fronte internazionale, il prezzo del Brent è risalito sopra gli 80 dollari al barile.
I mercati stanno seguendo con attenzione i negoziati tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz e l’eventuale possibilità di una tregua nel conflitto con gli Stati Uniti.
Le notizie di possibili progressi diplomatici avevano inizialmente ridotto il premio di rischio sul petrolio, ma il quadro resta molto volatile.
Attesa per martedì
La riunione della RBA sarà quindi uno degli appuntamenti economici più importanti dei prossimi giorni.
Il mercato non si aspetta una sorpresa: lo scenario dominante è quello di un cash rate fermo al 4,35%.
La vera attenzione sarà concentrata sul linguaggio della banca centrale.
Se la RBA dovesse mostrare fiducia nel rallentamento dell’inflazione, i mercati potrebbero rafforzare l’idea che il ciclo dei rialzi sia finito.
Se invece dovesse mantenere un tono più duro, la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi nei prossimi mesi resterebbe aperta.
