Garlasco, settembre nero: il film è solo al primo tempo. E qualcuno potrebbe iniziare a tremare

di Emanuele Esposito

Dna, impronte, scarpe, nuove consulenze e il possibile fronte della revisione per Alberto Stasi: settembre potrebbe diventare il mese decisivo della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Ma la sensazione è che i colpi di scena siano tutt’altro che finiti.

Il caso Garlasco si prepara a entrare in uno dei passaggi più delicati dalla riapertura delle indagini.

Settembre potrebbe essere il mese in cui molte delle carte accumulate negli ultimi mesi dalla Procura di Pavia verranno finalmente messe sul tavolo. Non significa che una nuova verità giudiziaria sia già stata scritta. Significa, però, che l’inchiesta è arrivata a un punto in cui gli accertamenti scientifici, le consulenze e le ricostruzioni investigative dovranno trasformarsi in decisioni.

E il calendario ha già una data cerchiata in rosso: 28 settembre 2026.

È il termine attorno al quale ruota la fase conclusiva degli approfondimenti investigativi su Andrea Sempio, al centro della nuova indagine per l’omicidio di Chiara Poggi.

Sempio, naturalmente, deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva. Ma è ormai evidente che la Procura sta lavorando su una ricostruzione del delitto profondamente diversa rispetto a quella che, negli anni, ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Le consulenze prima del bivio

Prima di arrivare alla fine di settembre, sul tavolo degli inquirenti dovrebbero convergere una serie di approfondimenti tecnici destinati a pesare sulle scelte successive.

Uno dei fronti principali resta quello del materiale genetico rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi, diventato uno dei punti più discussi della nuova fase investigativa.

A questo si aggiunge il capitolo delle impronte e delle tracce di calzature repertate nella villetta di via Pascoli.

Gli esperti stanno cercando di comprendere se le caratteristiche delle impronte possano essere compatibili con determinate scarpe e, soprattutto, se alcuni elementi possano essere messi in relazione con le persone finite nel nuovo perimetro investigativo.

Un altro punto riguarda la compatibilità delle impronte con il piede di Andrea Sempio, accertamento che assume particolare rilevanza nella ricostruzione complessiva della scena del crimine.

Poi c’è il fronte della consulenza psichiatrica affidata dalla Procura, destinata ad approfondire eventuali aspetti relativi al profilo di Sempio all’epoca dei fatti.

Sono tasselli diversi, ma tutti convergono verso la stessa domanda: esistono elementi sufficienti per sostenere una nuova accusa davanti a un giudice?

L’impronta 33, il nodo che continua a dividere

Tra gli elementi più discussi resta la cosiddetta impronta 33, la traccia palmare parziale individuata sulla parete della scala che conduce alla cantina.

È uno di quei reperti che, a quasi vent’anni dal delitto, continua a dividere consulenti, investigatori e difese.

Da una parte la nuova indagine cerca di inserirla in una ricostruzione più ampia. Dall’altra, la difesa di Sempio contesta le conclusioni accusatorie e la loro solidità scientifica.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti del caso: non siamo davanti a una storia già definita, ma a un confronto tecnico e giudiziario destinato a diventare ancora più duro.

Un film completamente diverso

Il punto centrale, però, va oltre il singolo reperto.

La nuova inchiesta di Pavia non sembra voler aggiungere semplicemente qualche dettaglio al vecchio caso Garlasco.

Sta tentando di ricostruire un film diverso.

Un film nel quale tempi, movimenti, tracce e possibili protagonisti vengono riletti alla luce di elementi che per anni erano rimasti ai margini, erano stati interpretati diversamente oppure erano stati considerati insufficienti.

Ed è qui che nasce il paradosso giudiziario più grande.

Per l’omicidio di Chiara Poggi esiste già una sentenza definitiva.

Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere.

Eppure, quasi vent’anni dopo, un’altra Procura sta lavorando sull’ipotesi che la scena del delitto possa raccontare una storia differente.

Se questa ricostruzione dovesse arrivare davanti a un giudice, il caso assumerebbe una dimensione giudiziaria eccezionale.

Il film visto fino a oggi è soltanto il primo tempo

Ma c’è un altro elemento che rende questa fase ancora più delicata.

I colpi di scena potrebbero non essere finiti.

Anzi.

Il film visto fino a oggi potrebbe essere soltanto il primo tempo della nuova indagine.

Nelle prossime settimane potrebbero emergere nuovi elementi, arrivare ulteriori approfondimenti e aprirsi capitoli ancora non completamente visibili all’opinione pubblica.

La Procura deve ancora chiudere diversi passaggi investigativi e mettere insieme tutto ciò che è stato raccolto.

E questo significa che la fotografia che abbiamo oggi potrebbe essere molto diversa da quella che avremo tra qualche settimana.

Se nuovi elementi dovessero collegarsi a quelli già acquisiti, qualcuno — o forse più di qualcuno — potrebbe iniziare a tremare.

Non perché esistano già responsabilità accertate.

Quelle spettano esclusivamente ai giudici.

Ma perché ogni nuova tessera può modificare il quadro complessivo e riaprire interrogativi che per anni sembravano definitivamente chiusi.

Il 28 settembre sarà il vero spartiacque

La data più importante resta quindi il 28 settembre.

Dopo il completamento degli accertamenti, la Procura dovrà decidere quale strada prendere.

La possibilità più rilevante è quella di una richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio.

Ma anche in quel caso non si tratterebbe di una condanna e neppure dell’apertura automatica di un processo.

Sarebbe un giudice a dover valutare se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per sostenere l’accusa nel dibattimento.

Ed è proprio in quel passaggio che l’impianto della nuova indagine sarebbe sottoposto al primo vero test giudiziario.

Sullo sfondo c’è Alberto Stasi

Poi c’è il secondo grande fronte.

Quello di Alberto Stasi.

Perché ogni sviluppo dell’indagine su Sempio inevitabilmente finisce per avere conseguenze anche sulla posizione dell’uomo già condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara.

La possibile revisione della sentenza resta uno dei temi più delicati.

Si tratta di un percorso autonomo e complesso, che non scatta automaticamente in presenza di una nuova indagine.

Ma è evidente che, se dovessero emergere elementi nuovi, solidi e incompatibili con la ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva, il tema della revisione diventerebbe inevitabilmente centrale.

Due binari differenti, dunque.

Da una parte il possibile procedimento nei confronti di Andrea Sempio.

Dall’altra l’eventuale revisione della condanna di Alberto Stasi.

Due percorsi separati che, però, partono dalla stessa domanda: che cosa accadde realmente nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007?

Un settembre nero per Garlasco

È per questo che settembre potrebbe diventare un mese nerissimo per Garlasco.

Non necessariamente perché arriverà immediatamente una risposta definitiva.

Ma perché potrebbero crollare altre certezze.

Prima le consulenze.

Poi la chiusura degli approfondimenti.

Quindi le decisioni della Procura.

E infine, eventualmente, il confronto davanti a un giudice.

Ma chi pensa che tutto possa finire con il 28 settembre potrebbe sbagliarsi.

Quella data potrebbe rappresentare non la fine, ma l’inizio della fase più esplosiva dell’intera nuova inchiesta.

Perché se davvero il quadro investigativo continuerà ad ampliarsi, potranno aprirsi nuovi scenari, nuovi approfondimenti e forse nuovi interrogativi su persone e circostanze rimaste fino a oggi sullo sfondo.

Il caso Garlasco, insomma, non sembra avviarsi verso i titoli di coda.

Al contrario.

Il film visto fino a qui potrebbe essere soltanto il primo tempo.

E il secondo tempo potrebbe riservare episodi capaci di far tremare più di qualcuno.