di Lorenzo Canu
Due ricercatrici legate all’Italia sono tra i finalisti degli Australian Museum Eureka Prizes 2026, i principali premi scientifici australiani, annunciati mercoledì 29 luglio.
Quest’anno l’Australian Museum ha selezionato 58 finalisti, per un totale di 150 persone, in 19 categorie.
Paola Favuzza finalista nella ricerca sulle malattie infettive
Paola Favuzza, ricercatrice italiana, è finalista nella categoria Infectious Diseases Research.
Laureata in Biotecnologie all’Università di Palermo, ha conseguito il dottorato allo Swiss Tropical and Public Health Institute e oggi lavora al Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Melbourne come Senior Postdoctoral Fellow e Clinical Research Project Manager.
La sua collaborazione ha sviluppato una nuova classe di farmaci antimalarici che colpiscono due proteine del parassita contemporaneamente, rendendo più difficile lo sviluppo di resistenze.
I composti, ora in fase di sviluppo clinico, agiscono su più stadi del ciclo vitale del parassita e potrebbero contribuire a trattare la malaria resistente ai farmaci, riducendone la trasmissione.
Melanie Bagg e il legame con l’Italia
Nella categoria STEM Inclusion è finalista Melanie Bagg, amministratrice delegata del National Youth Science Forum, per il Year 12 Program, un’iniziativa residenziale di nove giorni che dal 2021 ha coinvolto più di 3.000 studenti avvicinandoli alla scienza.
Bagg ha un legame diretto con l’Italia: il suo dottorato ha incluso un anno e mezzo di collaborazione all’Università degli Studi di Milano, finanziato da una borsa di studio internazionale.
Sul valore di questi percorsi interviene Marco Lazzarino, addetto scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Canberra, a proposito degli studenti australiani che scelgono l’Italia per la propria formazione.
«Sono ovviamente contento quando australiani talentuosi decidono di investire sulla propria formazione in Italia. Sono meno contento che questa possa rappresentare una notizia: dovrebbe essere la norma.
L’università e la ricerca in Italia sono tuttora delle eccellenze, l’Italia è il decimo Paese al mondo per produzione scientifica, i costi di iscrizione sono una frazione di quelli australiani e la qualità della vita per uno studente in Italia è impareggiabile.
Dovrebbe essere la prima scelta di qualsiasi studente australiano».
I premi, assegnati dall’Australian Museum da 36 anni, quest’anno hanno riconosciuto ricerche che vanno dall’intelligenza artificiale per la diagnosi precoce della demenza alla conversione delle emissioni di carbonio in carburante per aerei.
I vincitori saranno proclamati giovedì 3 settembre alla Sydney Town Hall.
