Il tasso di disoccupazione australiano è salito al 4,5% a luglio, dal 4,4% di giugno. In termini tendenziali si tratta del livello più alto registrato dall’era post-Covid. L’occupazione è diminuita di 15.800 unità, soprattutto per il calo dei lavori part-time, mentre gli economisti ritengono ora molto improbabile un nuovo aumento dei tassi da parte della Reserve Bank a settembre.
Il mercato del lavoro australiano continua lentamente a raffreddarsi.
I nuovi dati mostrano che a luglio il tasso di disoccupazione nazionale è salito al 4,5%, rispetto al 4,4% del mese precedente.
Il numero complessivo degli occupati è diminuito di 15.800 persone, mentre quello dei disoccupati è aumentato di circa 4.200 unità.
A pesare maggiormente è stata la riduzione del lavoro part-time.
Il dato più alto dall’era post-Covid
In termini tendenziali, il 4,5% rappresenta il livello di disoccupazione più elevato registrato in Australia nel periodo successivo alla pandemia.
Il dato arriva però in linea con il progressivo rallentamento dell’economia previsto dalla Reserve Bank of Australia.
Nelle previsioni pubblicate la scorsa settimana, la RBA aveva stimato che il tasso di disoccupazione avrebbe raggiunto proprio il 4,5% entro la fine del 2026, per poi continuare gradualmente a salire fino al 4,8% entro la metà del 2028.
Il mercato del lavoro si sta quindi indebolendo leggermente più rapidamente rispetto al percorso centrale ipotizzato dalla banca.
RBA, sempre meno probabile un rialzo a settembre
Il nuovo dato potrebbe avere conseguenze importanti anche sulla politica monetaria.
Secondo David Bassanese, chief economist di BetaShares, l’aumento della disoccupazione si aggiunge al rallentamento dei prezzi delle abitazioni e a un dato sull’inflazione del trimestre di giugno più basso delle attese.
Tutti elementi che rendono meno probabile un nuovo aumento dei tassi di interesse nella riunione della RBA prevista per la fine di settembre.
Gli economisti considerano ora la possibilità di un rialzo molto ridotta.
Bullock: il mercato resta ancora “un po’ troppo teso”
Nonostante il peggioramento dei dati, la Reserve Bank continua a ritenere che il mercato del lavoro australiano non si sia ancora completamente riequilibrato.
La governatrice Michele Bullock ha spiegato la scorsa settimana che sarebbe necessario “un po’ meno di tensione nel mercato del lavoro” per contribuire a riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo.
Secondo le valutazioni della RBA, molti indicatori occupazionali restano infatti ancora vicini o superiori ai livelli considerati compatibili con un mercato del lavoro equilibrato.
Questo significa che il 4,5% non viene necessariamente letto dalla banca centrale come un segnale di crisi, ma piuttosto come parte del processo di raffreddamento dell’economia.
«Un rapporto decisamente mediocre»
Più negativa la lettura di Callam Pickering, economista Asia-Pacifico di Indeed, che ha definito i dati di luglio un rapporto sull’occupazione “decisamente mediocre”.
Secondo Pickering, la disoccupazione dovrebbe continuare a salire nel resto dell’anno.
Anche la crescita dei salari e altri indicatori del mercato del lavoro si sono mostrati più deboli del previsto.
Per lavoratori e famiglie non è una buona notizia, ma dal punto di vista della RBA rappresenta il segnale che la stretta monetaria sta producendo l’effetto desiderato sull’economia.
Il ciclo dei rialzi è davvero finito?
La domanda ora è se la Reserve Bank abbia definitivamente concluso il ciclo dei rialzi.
Gli ultimi dati rendono un nuovo aumento nel 2026 molto meno probabile, ma gli economisti invitano alla cautela.
Inflazione, salari e occupazione resteranno sotto osservazione nei prossimi mesi.
Se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi ulteriormente mentre l’inflazione continua a rallentare, la pressione sulla RBA per mantenere i tassi invariati aumenterebbe.
Per il momento, il messaggio che arriva dai dati di luglio è chiaro: l’economia australiana sta perdendo un po’ di slancio e il mercato del lavoro non è più forte come nei mesi precedenti.
