Aviaria, cala la vendita di pollo in Australia: paura tra i consumatori, ma FSANZ rassicura sulla sicurezza alimentare

L’allarme per l’influenza aviaria H5 sta iniziando ad avere effetti anche sui consumi. Alcuni macellai di Perth riferiscono forti cali nelle vendite di carne di pollo, fino al 60% in poche settimane. Le autorità sanitarie, però, ribadiscono che non esistono prove di infezione da bird flu nel pollame commerciale australiano e che pollo e uova correttamente cotti restano sicuri da mangiare.

La diffusione dell’influenza aviaria nella fauna selvatica australiana sta alimentando una crescente preoccupazione tra i consumatori.

A Perth, alcuni macellai stanno osservando una riduzione significativa delle vendite di pollo, un prodotto che fino a poche settimane fa rappresentava una delle categorie più stabili.

Tom Randolph, macellaio di Mt Hawthorn, ha raccontato di aver registrato un calo compreso tra il 20 e il 25% nelle ultime cinque o sei settimane.

Un altro commerciante, John Nazary, titolare del Wattle Grove Butcher, sostiene invece che le vendite di pollo siano diminuite di circa il 60% nelle ultime tre settimane.

Una contrazione tale da costringerlo a ridurre gli ordini e, in alcuni casi, a buttare prodotto rimasto invenduto.

FSANZ: pollo e uova restano sicuri

La paura dei consumatori non trova però riscontro, al momento, nella situazione del pollame commerciale australiano.

Food Standards Australia New Zealand (FSANZ) ha ribadito che non esistono prove di bird flu nel pollame australiano o nella più ampia industria agricola.

L’autorità precisa inoltre che l’influenza aviaria non è conosciuta come malattia trasmessa all’uomo attraverso il cibo.

Pollo e uova correttamente conservati, manipolati e cotti possono quindi continuare a essere consumati.

Restano importanti le normali precauzioni di sicurezza alimentare: igiene delle mani, evitare contaminazioni incrociate e cuocere adeguatamente carne e uova.

Western Australia: nessun nuovo caso da oltre un mese

Il Western Australia aveva registrato a giugno i primi casi australiani della variante H5N1 altamente patogena in uccelli marini migratori.

La vicepremier Rita Saffioti ha però dichiarato che nello Stato non vengono rilevati nuovi casi da oltre un mese.

Le autorità continuano comunque a monitorare la fauna selvatica e a collaborare con le organizzazioni di soccorso agli animali.

A livello nazionale, gli episodi continuano invece a essere osservati in diverse aree.

Sono stati registrati 309 eventi positivi di H5 nell’avifauna selvatica, mentre in South Australia è stato recentemente confermato il primo caso australiano in un mammifero, una foca dal naso lungo trovata a Beachport.

Cresce l’interesse per le galline da cortile

Curiosamente, mentre alcuni consumatori stanno comprando meno carne di pollo, cresce l’interesse per tenere galline in casa.

Il presidente della WA Poultry Association, Reece Jerrett, riferisce che diversi allevatori stanno ricevendo più richieste da parte di persone interessate alle backyard chickens.

Secondo Jerrett, molti temono una possibile futura carenza di uova qualora H5N1 dovesse raggiungere gli allevamenti commerciali.

Un fenomeno simile era già stato osservato durante la pandemia e durante i focolai australiani di H7 del 2024-2025.

Il precedente dell’H7

Quei focolai costrinsero l’industria a sopprimere circa 2 milioni di polli nel tentativo di eliminare il virus.

Le conseguenze si fecero sentire a lungo sulla disponibilità di uova e sulla produzione nazionale.

L’industria stava ancora recuperando da quella crisi quando è arrivata la nuova minaccia rappresentata dall’H5.

Per questo le autorità continuano a mantenere alta la vigilanza.

«Le galline non sono animali da dimenticare in giardino»

Jerrett ha anche avvertito chi sta pensando di acquistare galline.

Gli animali da cortile richiedono vere misure di biosecurity: acqua pulita, alimentazione adeguata, lettiere costantemente mantenute, ripari sicuri e soprattutto protezione dal contatto con fauna selvatica.

«Non sono animali che si possono semplicemente mettere in giardino e dimenticare», è il messaggio lanciato dal settore.

La preoccupazione è che una crescita improvvisa delle backyard chickens, senza adeguata preparazione, possa creare ulteriori vulnerabilità.

La paura corre più veloce del virus

La situazione mostra ancora una volta quanto rapidamente una crisi sanitaria possa modificare i comportamenti dei consumatori.

L’H5 rappresenta una minaccia seria per la fauna selvatica e, se entrasse negli allevamenti commerciali, potrebbe provocare enormi conseguenze economiche.

Ma questo non significa che mangiare pollo o uova acquistati legalmente nei normali circuiti commerciali rappresenti oggi un rischio.

Per il momento, quindi, il problema per i macellai australiani non è il virus nella carne: è la paura del virus tra i clienti.