Il Queensland potrà utilizzare anche carbone e gas per alimentare i nuovi data centre, ottenendo di fatto una deroga rispetto alla linea federale che puntava su uno standard nazionale maggiormente orientato alle energie rinnovabili. Il premier David Crisafulli ha accolto con soddisfazione l’esito del National Cabinet, parlando di un riconoscimento della specificità energetica dello Stato e di un vantaggio competitivo per attrarre investimenti legati all’intelligenza artificiale.
Il confronto tra Canberra e Queensland sull’energia necessaria ai nuovi data centre si è chiuso, almeno per ora, con un compromesso favorevole a Brisbane.
Il premier David Crisafulli ha dichiarato che il National Cabinet di ieri è stato “costruttivo” e che il primo ministro Anthony Albanese avrebbe riconosciuto la posizione del governo statale sull’utilizzo di un mix energetico che comprende carbone, gas e rinnovabili.
La questione era diventata uno dei punti più controversi alla vigilia della riunione, dopo che il ministro federale dell’Energia Chris Bowen aveva lasciato intendere che il Commonwealth fosse pronto a intervenire legislativamente contro gli Stati che non avessero adottato uno standard basato sulle rinnovabili.
Crisafulli: «Praticità, non ideologia»
Intervistato da Channel Nine, Crisafulli ha rivendicato la scelta del Queensland.
«Abbiamo la flotta di centrali a carbone più giovane, abbiamo abbondanza di gas e abbiamo aree in cui stiamo sviluppando le rinnovabili», ha spiegato.
Secondo il premier, utilizzare tutte queste fonti per sostenere la crescita dei data centre non rappresenta una scelta ideologica, ma una decisione basata sulla disponibilità reale di energia dello Stato.
«Non è ideologia, è praticità», ha sintetizzato.
Per Crisafulli, proprio questa combinazione potrebbe diventare un vantaggio competitivo rispetto ad altri Stati australiani nella corsa agli investimenti tecnologici.
Data centre e AI, la nuova battaglia per gli investimenti
La rapida crescita dell’intelligenza artificiale sta aumentando in maniera significativa la domanda di infrastrutture digitali.
I grandi data centre necessari per addestrare e far funzionare i modelli AI richiedono quantità enormi di elettricità e, spesso, anche considerevoli risorse idriche per il raffreddamento.
Canberra aveva inizialmente indicato come obiettivo quello di chiedere ai nuovi progetti di portare con sé una propria capacità di generazione rinnovabile, sostenuta eventualmente dal gas.
Il Queensland aveva contestato questa impostazione, sostenendo che limitare le possibilità energetiche avrebbe potuto scoraggiare gli investitori.
Il compromesso con Albanese
Crisafulli ha attribuito al primo ministro il merito di aver riconosciuto la posizione dello Stato.
Secondo il premier, Albanese avrebbe accettato il principio che il Queensland possa presentarsi agli investitori con un’offerta energetica diversa rispetto a quella di altri territori.
Questo significa che i nuovi data centre potranno essere sostenuti anche dalla generazione a carbone e gas, oltre che dalle rinnovabili.
Per il governo del Queensland, la decisione consente di sfruttare infrastrutture già disponibili e una produzione di gas significativa senza rinunciare allo sviluppo delle fonti pulite.
Una ritirata per Canberra?
Politicamente, l’esito rappresenta un ammorbidimento rispetto ai toni utilizzati dal governo federale prima del National Cabinet.
Bowen aveva infatti evocato la possibilità che il Commonwealth potesse prevalere sugli Stati attraverso una legislazione nazionale.
Il risultato della riunione mostra invece una linea più flessibile, almeno per il Queensland.
Resta da capire se questo modello verrà applicato anche ad altri Stati e Territori che avevano espresso perplessità sulla proposta federale.
La partita ora è sugli investimenti
Per Crisafulli il punto centrale è economico.
Il Queensland vuole utilizzare il proprio mix energetico per attirare data centre, infrastrutture AI e nuovi capitali internazionali, presentandosi come una giurisdizione capace di offrire energia abbondante e affidabile.
La sfida sarà dimostrare che questa strategia possa convivere con gli obiettivi climatici nazionali e con la necessità di non scaricare sui consumatori l’aumento della domanda elettrica.
Il compromesso raggiunto al National Cabinet segna quindi una vittoria politica per Crisafulli, ma apre una questione più ampia: nella corsa australiana all’intelligenza artificiale, ogni Stato potrà davvero scegliere liberamente con quale energia alimentare il proprio sviluppo digitale?
